Che cosa rende davvero significativa un’esperienza di volontariato, e che cosa serve perché le persone continuino a scegliere di entrarvi, restarvi e crescere? Da questa domanda ha preso le mosse l’incontro “Nutrire il desiderio. Il volontariato che cambia la vita“, iniziativa promossa dalla Regione Toscana e dal Cesvot giovedì 24 settembre nel corso della quale è stata presentata la ricerca “Identità in movimento. Il terzo settore alla prova delle nuove sfide sociali e istituzionali” promossa da Cesvot e Regione Toscana e realizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa insieme a Simurg Ricerche, che ha coinvolto 3.212 enti del terzo settore toscani.
I saluti inziali, introdotti dalla responsabile della comunicazione di Cesvot Cristiana Guccinelli, sono stati del presidente di Cesvot Luigi Paccosi. “Questa giornata – ha detto – ci restituisce due immagini complementari del volontariato toscano. Da un lato i dati della ricerca “Identità in movimento”, che ci parlano di un mondo associativo ancora vitale ma che chiede di essere accompagnato in un cambiamento non solo normativo, ma soprattutto culturale. Dall’altro la voce diretta dei giovani, raccolta nel Decalogo della buona accoglienza, che ci indica con grande concretezza da dove ripartire: dall’ascolto, dalla fiducia, dalla possibilità di contribuire davvero alla vita delle associazioni. Il compito di Cesvot è tenere insieme questi due piani, aiutando gli enti del terzo settore a trasformare la conoscenza in pratiche quotidiane capaci di far nascere, crescere e durare il desiderio di partecipazione delle persone”.
Dopo Paccosi è intervenuta Monia Monni, assessora regionale alla sanità e alle politiche sociali, che ha affermato che “la sfida di oggi, però, non è solo quella di valorizzare questa straordinaria forza numerica, ma anche di accompagnare le associazioni in un cambiamento culturale profondo, costruendo forme di partecipazione più flessibili e inclusive, capaci di dare risposte concrete ai nuovi bisogni e di rendere ogni cittadino protagonista del bene comune”.
Identità in movimento
La ricerca è stata presentata da Andrea Salvini, professore di Sociologia generale, Università di Pisa. “Il mio compito – ha detto – è farvi riflettere sui quadri di visione dove dovremmo maturare quadri di consapevolezza maggiore di quella che abbiamo”. Salvini ha affrontato tre punti scaturiti dalla ricerca: i numeri “che dimostrano – ha detto – una dimensione di resilienza del volontariato nella nostra regione”; la sfida “in cui – ha aggiunto – sappiamo che l’attesa è un bel momento anche se non siamo abituati ad attendere perché siamo abituati a concludere”; il futuro perché “abbiamo bisogno di desiderare di recuperare una visione del futuro che è il futuro che le organizzazioni stesse rappresentano. E le organizzazioni hanno bisogno di una visione”. “Dalla ricerca emerge tuttavia – ha aggiunto Salvini – la consapevolezza che attraverso la costruzione di reti di collaborazione con altri soggetti sul territorio e assumendo forme organizzative più flessibili, si possano creare spazi di partecipazione plurali, dove i cittadini possano esprimere al meglio le proprie capacità e le proprie inclinazioni”.
La ricerca stima in 430mila i volontari attivi in Toscana e in oltre un milione i cittadini che beneficiano ogni anno dei servizi del terzo settore. Ma il terzo settore toscano è attraversato da incertezze sul proprio ruolo e sulla propria identità, in una fase di transizione normativa e culturale ancora tutta da accompagnare.
Per Salvini le sfide sono tre: passare dalla normalizzazione e dall’attesa alla coprogrammazione prima della coprogettazione; passare dall’appartenenza all’attivazione accettando la discontinuità; superare l’illusione dell’autosufficienza, facendo uni sforzo culturale per sviluppare strategie di reclutamento che possano garantire un po’ di vita in più alle organizzazioni.
Nutrire il desiderio nel volontariato
La tavola rotonda è stata moderata dal caporedattore di “Vita” Giampaolo Cerri e ha visto un dialogo tra il direttore di Aiccon Paolo Venturi, il docente dell’Università dell’Insubria Sebastiano Citroni, il docente e formatore Alessandro Sorani, la portavoce del Forum del Terzo Settore della Toscana Claudia Firenze, la coordinatrice del gruppo “Ci siamo” del Cesvot Greta Pieracci e la psicologa e psicoterapeuta Valentina Albertini.
Per Paolo Venturi bisogna cambiare sguardo. “Non ci manca quasi niente, abbiamo troppo, la cosa che è fondamentale è la premessa, affinché lo strumento abiliti il cambiamento. Il desiderio è un elemento della realtà che abbiamo tolto dalla realtà, impoverendola”. Secondo Venturi il tema del desiderio è centrale. “Non solo per fare le cose, ma volerle fare affinché le cose accadano. Il desiderio non si crea. Un bisogno si soddisfa e finisce, un desiderio si soddisfa e si apre. Questa mossa è quell’energia da rigenerare. Invece di reclutare i volontari, bisogna dare alle persone la capacità di aspirare al volontariato”. Venturi ha concluso: “il vero tema del desidero è una call fatta a tutti che chiama le organizzazioni a mutare lo sguardo. Il volontariato che parte dal desiderio deve rimettersi totalmente in discussione”.
Per Sorani le parole chiave sono due: autenticità e ascolto. “L’ascolto – ha detto – si deve muovere secondo due direzioni, una interna e una esterna. Nutrire il desiderio non significa trasferire il desiderio agli altri. I giovani hanno un grande desiderio di dedicare tempo agli altri e al volontariato, ma il desiderio gli viene allentato quando entrano in contesti che non guardano più a loro come portatori di desiderio”. Per Sorani una comunicazione è davvero efficace solo quando è autentica, quando cioè permette alle persone di esprimersi, sentirsi ascoltate e riconoscersi in un progetto comune”.
Citroni ha sviluppato la sua relazione sull’appartenenza. “Ho in mente – ha detto – come nasce la voglia di stare nel volontariato, di entrare e rimanerci. Farsi coinvolgere, standoci, e farsi cambiare, cambiando l’associazione. Cioè incidere nel volontariato. In questo senso l’appartenenza”. “Perché il desiderio nasca – ha detto – serve il tempo di farci coinvolgere e l’attitudine verso il coinvolgimento”. Quali condizioni possono promuovere il desiderio? Si è chiesto Citroni. “Essendo consapevoli del contesto in cui ci collochiamo, in cui la produzione di comunicazione è imprescindibile ma nasconde un’insidia, una trappola. Perché lavorare per dare forma al desiderio può essere fatto in una modalità più consumistica. Bisogna lavorare molto bene sul tipo di rappresentazione, perché le rappresentazioni non sono tutte uguali”. Per Citroni occorre stare molto attenti al tipo di rappresentazione che si dà: che non sia troppo definita né troppo aperta.
Greta Pieracci, che ha portato la voce dei giovani under 35 coinvolti nel percorso di ascolto promosso da Cesvot. Ha sottolienagto in apertura come “parlare dei giovani significhi parlare di una plurallità. Una complessità da tenere presente per capire le esigenze di persone non così omologate come talvota si pensa”. È stato presentato per la prima volta il Decalogo della buona accoglienza, frutto del lavoro del gruppo giovani “Ci siamo!”: dieci indicazioni pratiche, rivolte ad associazioni e consulenti, per rendere l’esperienza di volontariato realmente significativa. Il Decalogo invita, tra l’altro, a proporre esperienze concrete e limitate nel tempo, a rendere visibile l’impatto dell’azione volontaria, a coinvolgere i giovani nelle decisioni e non solo nelle attività, a curare le relazioni tanto quanto i compiti da svolgere, e ad accompagnare con gradualità il passaggio dal partecipare a un singolo progetto al sentirsi parte di un’associazione.
Claudia Firenze ha portato l’esperienza del Forum del Terzo settore allargando lo sguardo dalla singola associazione al sistema, mostrando come la comunità si costruisca anche attraverso reti, alleanze e collaborazioni territoriali capaci di generare partecipazione e bene comune.
Infine Valentina Albertini ha riportato l’attenzione sulla quotidianità dell’esperienza associativa, sottolineando come la qualità dell’accoglienza, la cura delle relazioni, l’ascolto e la valorizzazione delle persone siano ciò che, giorno dopo giorno, rende un’esperienza di volontariato davvero significativa e capace di durare nel tempo. Valentina Albertini ha sottolineato il ruolo della qualità dell’accoglienza e della cura delle relazioni nel generare continuità dell’impegno.









