di Antonio Derinaldis – 1 settembre 2026

Strategia per la Connessione sociale e digitale

 Idee e proposte di Antonio Derinaldis per l'Anno Internazionale del Volontariato per lo sviluppo sostenibile.

La solitudine è diventata una delle grandi questioni pubbliche del nostro tempo. Non riguarda più soltanto gli anziani, ma attraversa generazioni e territori, generando effetti profondi sulla salute, sulla partecipazione civica e sulla qualità della vita. La disconnessione sociale è oggi riconosciuta soprattutto dall’OMS e da tanti governi esteri come un fattore di rischio globale: incide sulla depressione, sulla demenza, sulle malattie cardiache e persino sulla mortalità. In un Paese che invecchia rapidamente e in cui crescono forme di isolamento giovanile, la connessione sociale non può essere considerata un tema marginale, ma una vera infrastruttura del benessere collettivo. Per affrontare questa sfida serve una visione trasformativa.

Le politiche pubbliche devono essere ripensate a partire da una domanda semplice: le scelte istituzionali aumentano o riducono la capacità delle persone di costruire legami significativi? È in questa prospettiva che emerge la proposta di una Strategia italiana per la Connessione sociale di contrasto alle solitudini che porti a istituire assessorati locali alla connessione sociale, strutture leggere e trasversali capaci di integrare la dimensione relazionale in tutte le politiche urbane. Dalla mobilità alla cultura, dal welfare alla scuola, etc… ogni ambito può contribuire a ridurre l’isolamento e a generare prossimità.

Questi assessorati sarebbero i presidi istituzionali delle Social Connection City, città che misurano e progettano la qualità delle relazioni come un indicatore di salute pubblica. Non solo servizi, ma spazi di incontro, reti di quartiere, luoghi di partecipazione. Città che investono nella relazione come investono nelle infrastrutture materiali, riconoscendo che la connessione sociale è un bene comune da tutelare e far crescere. Accanto alle politiche territoriali, un ruolo decisivo è svolto dalle tecnologie emergenti. L’iperconnessione digitale può diventare un alleato, se orientata a generare relazioni potenziate. Reti neurali agentiche, piattaforme civiche, sistemi predittivi capaci di intercettare precocemente l’isolamento possono trasformare il digitale in uno strumento di prevenzione, non di amplificazione della solitudine. L’innovazione, se guidata da principi etici e comunitari, può contribuire a costruire un ecosistema relazionale più inclusivo.


In questo quadro, il volontariato sociale rappresenta una risorsa insostituibile. Le reti associative avanzate del terzo settore sono infrastrutture di prossimità che intercettano bisogni, accompagnano le persone, generano capitale sociale. Sono luoghi dove la solidarietà diventa pratica quotidiana e dove la comunità si ricostruisce attraverso gesti concreti. Il loro ruolo, integrato con le istituzioni e con le nuove tecnologie, è fondamentale per costruire territori più connessi e più umani. Immaginare città che investono nella connessione sociale significa scegliere un modello di sviluppo che mette al centro la persona e le sue relazioni. Significa costruire un Paese più sano perché più connesso, dove nessuno resti indietro nel silenzio. È una sfida culturale, politica e tecnologica, ma soprattutto una promessa: restituire alla comunità la sua forza più grande, quella di tenere insieme le persone. E chissà che nell’ Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile non sia la volta buona.

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