di Redazione VDossier – 1 settembre 2026

I rifugi climatici come risposta all’emergenza

 Una mappa dei rifugi climatici attivati questa estate in Italia. L'esperienza del CSV Venezia, il protagonismo delle associazioni e le richieste di Legambiente.

In quella che è stata l’estate più rovente degli ultimi anni in Italia le città si sono attivate per offrire accoglienza e refrigerio ai cittadini colpiti dal caldo. I “rifugi climatici” non sono solo né tanto centri commerciali, ma anche e soprattutto biblioteche, musei e parchi che hanno zone di ombra o vengono rinfrescati dall’aria condizionata.

Il progetto CLISHE, promosso dal CSV Venezia insieme all’Università Iuav nell’ambito del programma Interreg Italia–Slovenia, valorizza biblioteche, centri civici, parchi e altri luoghi pubblici già esistenti, trasformandoli in spazi freschi, sicuri e accoglienti per la comunità.

“Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali, ma una condizione con cui le nostre comunità devono imparare a convivere. Per questo è fondamentale costruire reti territoriali capaci di offrire protezione, benessere e relazioni sociali, soprattutto alle persone più fragili”, sottolinea Ketty Poles, direttrice generale del CSV Venezia.

Nella Città Metropolitana di Venezia sono già operativi due rifugi climatici nella biblioteca di Maerne di Martellago e il Circolo Belfiore di Spinea. Due esperienze concrete da cui partire per costruire una rete sempre più ampia e accessibile.

Già dal 2024 il CSV di Venezia aveva sollevato l’attenzione sulle conseguenze sociali del cambiamento climatico nell’ambiente urbano della Città Metropolitana di Venezia, focalizzandosi su strategie di adattamento e risposta all’emergenza climatica. Prima è partito un progetto sperimentale di costituzione di rifugi climatici e poi è stata lanciata una Call for Ideas rivolta a tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS) della città.

La lista delle città che si sono attivate nel 2026 è lunga e partecipata anche dal terzo settore. A Milano sono 116 “spazi freschi” – anche con le Case di Quartiere – individuati dal Comune. A Roma il progetto “RESPIRO”, condotto dall’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma in collaborazione con il Municipio Roma VIII, il circolo Legambiente Garbatella e CittàClima di Legambiente, ha iniziato a individuare una mappa degli spazi selezionati dai criteri di prossimità ai luoghi di interesse e attrazioni, la vegetazione, il comfort urbano e l’accessibilità la fruibilità degli spazi da parte delle fasce più fragili della popolazione.

A Bologna 12 spazi esterni e 17 interni con esterni con accesso libero e gratuito, aria condizionata, possibilità di sedersi gratuitamente, servizi igienici e accesso all’acqua potabile, accesso alle persone con disabilità.

Poi Napoli con una rete promossa dal Comune che comprende parchi, giardini, piazze e altri spazi pubblici distribuiti sul territorio comunale. Nella piantina interattiva sono indicate anche le chiese e le strutture assistenziali che l’Arcidiocesi di Napoli ha reso disponibili per offrire riparo. Firenze li ha aggiornati a inizio luglio con 53 luoghi a cui si sono aggiunte anche le Case dei Quartieri (https://ambiente.comune.fi.it/pagina/piano-del-verde-e-degli-spazi-aperti/rifugi-climatici)

Il Comune di Brescia ha creato e messo a disposizione dei cittadini la guida “Il tuo rifugio dal caldo“, strumento semplice e pratico che raccoglie la rete dei “rifugi climatici cittadini”, spazi pubblici gratuiti e facilmente accessibili in cui trovare refrigerio durante le giornate più torride.

A Torino il Comune ha attivato insieme alle circoscrizioni e alle associazioni del territorio una rete di 20 rifugi, mettendo a disposizione grazie alla Fondazione Torino Musei il Museo di Arte Moderna (GAM), il Museo di Arte Orientale (MAO) e Palazzo Madama ingressi gratuiti agli over 65 e ai bambini fino a 12 anni.

A Parma questa estate si è svolta una sperimentazione nel quartiere San Leonardo con una mappatura e l’attivazione progressiva di spazi pubblici e di comunità, con il coinvolgimento associazioni del territorio. Il percorso di partecipazione è stato finalizzato alla definizione di un modello replicabile su scala urbana.

E poi ancora a Ravenna, Bari, Genova ed singole esperienze in altri territori. In molti di essi i rifugi sono stati attivati grazie anche alla collaborazione del terzo settore e attivando un senso di comunità e di incontro. Ma il terzo settore richiama l’attenzione delle amministrazioni pubbliche a pianificare interventi urbanistici capaci di cambiare l’impatto climatico.

“Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze – ha dichiarato Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente e coordinatore nazionale di Festambiente durante un dibattito dedicato a questi temi a Festambiente (Rispescia, Grosseto) –. Le città devono essere ripensate mettendo al centro la natura, il verde e il benessere delle persone. I rifugi climatici sono uno degli strumenti dell’adattamento, ma la vera sfida è costruire territori capaci di difendersi dal caldo estremo attraverso la forestazione urbana, la rinaturalizzazione degli spazi e infrastrutture verdi diffuse. Le esperienze avviate negli ultimi anni dimostrano che esistono soluzioni efficaci, sostenibili e replicabili: ora serve la volontà di renderle parte delle politiche ordinarie delle nostre città. Adattarsi alla crisi climatica significa progettare comunità più sicure, inclusive e vivibili”.  

L'inaugurazione il 3 luglio scorso del rifugio climatico della Biblioteca Civica Giuseppe Tronchin di Maerne (fonte CSV Venezia)

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