La voce del fiume cambia continuamente: plasma ed è plasmata da ogni tratto che attraversa. Ha intensità diverse — sottile, piena, graffiante quando il torrente scroscia. È fatta di suoni e armonici, qualcosa che non si può arginare e che deve restare libera di mutare.
In quella voce, come la immagina la cantante Luisa Cottifogli, prende forma il festival “In mezzo scorre il fiume”: un progetto artistico e culturale itinerante tra Emilia, Romagna e Toscana, da giugno a ottobre, in luoghi in cui la natura conserva la possibilità di raccontare storie e di incidere sul benessere delle persone e delle comunità.
L’iniziativa nasce sette anni fa nell’Appennino bolognese e si sviluppa nel percorso professionale di Cottifogli, che ha trasformato un gesto di attivismo ambientale in un dispositivo culturale capace di connettere luoghi e persone.
«Nel 2019, quando io e mio marito prestavamo servizio come CGAM – Corpo Guardie Ambientali Metropolitiane di Imola e Bologna, ci trovammo di fronte a un intervento di disboscamento lungo le sponde del Santerno. Decidemmo di attivarci per tutelare quel tratto di territorio. La battaglia è stata vinta: la Regione ci ha dato ragione, La ditta è stata sanzionata e a quel che mi risulta non è più stata chiamata per i lavori sul fiume.
Quell’episodio ha acceso una scintilla. Ho sentito il bisogno di puntare i riflettori su questi luoghi e di contribuire alla tutela di un patrimonio che conserva ancora il suo carattere incontaminato. Così nel 2020 ho ideato una rassegna di eventi per entrare in relazione con i territori che la ospitano, cercando ogni volta di rispettarne lo spirito del luogo.
Per la prima edizione mi sono appoggiata al Centro Studi Euterpe Mousikè Aps e, grazie alle poche risorse messe a disposizione dal bando “Bologna Estate”, ho iniziato questo percorso. Poi è nata l’associazione che porta il nome del festival».
“In mezzo scorre il fiume” nasce e si sviluppa dal basso, attraverso una rete di relazioni locali. Associazioni, gruppi, volontari e alcune amministrazioni partecipano direttamente alla costruzione delle iniziative. È in questo intreccio che il festival si rinnova, estate dopo estate.
«Il nostro territorio è difficile, marginalizzato, spesso dimenticato, e per questo fragile. Dobbiamo farlo conoscere, apprezzare e attivare risorse per proteggerlo. Il festival è un progetto artistico, ambientale e sociale attorno a cui abbiamo ricreato una comunità, sempre più consapevole. Anche per questo le iniziative sono a offerta libera: vogliamo che sia una proposta di welfare culturale, accessibile a un pubblico ampio».
Cottifogli ricorda che la prima edizione si è svolta nell’estate 2020, durante la pandemia: eventi all’aperto che, pur tra le limitazioni, hanno permesso alle persone di tornare a incontrarsi e agli artisti e ai tecnici di riprendere a lavorare. Nel 2023, durante gli smottamenti e le alluvioni che hanno colpito il territorio, il festival ha attraversato alcuni dei luoghi più colpiti, portando iniziative culturali insieme a momenti di incontro e riflessione sui temi ambientali.
Senza l’apporto di associazioni e volontari, che intervengono sia nell’organizzazione sia nei contenuti, tutto questo non sarebbe possibile. Le guardie ambientali e zoofile metropolitane affiancano gli eventi con attività di presidio e tutela dei territori; altre realtà contribuiscono con incontri e approfondimenti, come quelli dedicati all’accompagnamento nel fine vita.
A questa rete si affianca un volontariato diffuso, che supporta l’accoglienza, la messa a disposizione degli spazi, le attività lungo il fiume, le visite guidate e le iniziative di divulgazione.
«E poi ci sono i gemellaggi con altri festival – prosegue la direttrice artistica – come “Nell’Arena delle balle di paglia” di Cotignola (RA) e “Altissime voci” a Rimini, ideato dalla cantante e responsabile locale della Lipu Odv. L’iniziativa porta la musica in punta di piedi nella città costiera e affianca all’arte un lavoro di divulgazione scientifica sulla natura. Queste connessioni sono fondamentali perché permettono di unire le forze e raggiungere un pubblico sempre più ampio sui temi ambientali, attraverso progetti artistici sostenibili, in cui la cultura trova un equilibrio concreto con l’ambiente».
La sostenibilità economica del festival si regge su un equilibrio sottile, che orienta le scelte di programmazione. Il budget, racconta Cottifogli, «tenendomi molto bassa è sui 25.000 euro»: una cifra che non consente di ospitare artisti da fuori, perché «se io invece volessi anche chiamare gente da fuori, garantendo ospitalità, salirei presto a 50.000». Anche il numero degli appuntamenti si è adeguato a questa misura: «sono andata dai 26 di qualche anno fa a 17 di quest’anno», distribuiti tra giugno e ottobre per rendere sostenibile il lavoro di chi lo organizza.
Dentro questo perimetro si costruisce ogni edizione: le risorse disponibili non permettono sempre di riconoscere in modo adeguato il lavoro di chi partecipa, dagli artisti ai tecnici, e «non è bello dover dire: scusa, ma io ti posso dare solo così», osserva Cottifogli, richiamando la dimensione professionale che sta dietro ogni performance. In questo contesto, la presenza di volontari resta una condizione imprescindibile: «abbiamo assolutamente bisogno di persone, di volontari», spiega, riferendosi a un supporto che prende forma in diverse attività — dalla fotografia alla scrittura dei bandi fino alla gestione operativa — e che diventa decisivo soprattutto quando è lei stessa a salire sul palco: «perché, ad esempio, negli eventi in cui canto ho bisogno di staccare dal resto e concentrarmi su quello».
Portare avanti il progetto «diventa sempre più difficile», ammette la direttrice artistica. Eppure, dentro questa fatica, il movimento non si interrompe: «tutto scorre, proprio come il fiume, e cerchiamo di adattarci ai cambiamenti. Cambia ogni anno, ed è ogni volta una scoperta di suoni, di luoghi, di intenti di comunità, di persone».
È da qui che prende senso anche il nome, «che ho scelto così, d’istinto, e richiama il canto dell’acqua che scorre», perché «attorno all’acqua nasce la vita». E torna in una convinzione semplice: «una persona da sola non si difende, mentre una comunità può resistere e continuare a scorrere, proprio come un fiume».



