di Roberta Borgogno e Diego Longinotti – 6 agosto 2026

La biblioteca vivente come spazio di autorappresentanza

 Chi legge non incontra soltanto una storia. Incontra una possibilità: imparare, immaginare, conoscere altri mondi.

Il 20 giugno 2026, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il Galata Museo del Mare, in contemporanea con il Museo Egizio di Torino, ha aperto gratuitamente le proprie porte alla cittadinanza con l’evento “Io sono benvenuto”, una giornata ricca di performance teatrali, musicali e attività culturali.

Tra queste, ha trovato spazio un’iniziativa promossa dalla Rete Migranti del Celivo, una rete informale attiva dal 2011 che riunisce una quindicina di associazioni composte da persone con e senza background migratorio, impegnate sui temi dell’inclusione, dell’integrazione e della partecipazione civica sul territorio.

La collaborazione con il Museo del Mare si inserisce in un percorso già avviato negli anni precedenti: nel 2025 la rete era stata coinvolta con un talk sul protagonismo delle persone con background migratorio. Nel 2026, invece, l’invito è stato quello di realizzare una biblioteca vivente, un format in cui i “libri” non sono oggetti cartacei, ma persone che condividono la propria storia.

Il tema della giornata, declinato attorno al concetto di viaggio, ha orientato la scelta di coinvolgere persone disponibili a raccontarsi, valorizzando la pluralità delle esperienze migratorie in termini di provenienza, età e genere.

La proposta del museo è stata accolta come un’opportunità coerente con una delle principali traiettorie della Rete Migranti: promuovere processi di autorappresentanza. Negli ultimi anni, infatti, uno degli assi portanti del lavoro della rete è stato quello di favorire l’accesso delle persone con background migratorio a spazi pubblici e simbolici di visibilità, in cui poter raccontare in prima persona le proprie traiettorie biografiche, il proprio contributo sociale e la propria visione.

In questa prospettiva, la biblioteca vivente ha rappresentato un dispositivo particolarmente efficace: un contesto culturale aperto alla città, capace di restituire centralità ai soggetti direttamente coinvolti nei fenomeni migratori, contrastando narrazioni stereotipate e semplificanti.

Il Celivo ha svolto un ruolo di attivatore di reti e facilitatore di connessioni, intercettando la disponibilità dei partecipanti e coinvolgendo l’associazione Semi Foresti, anch’essa parte della rete. Si tratta di una realtà attiva nel centro storico di Genova, composta da persone con e senza background migratorio, impegnata in attività di promozione culturale e sensibilizzazione, che gestisce una biblioteca nei vicoli cittadini.

Semi Foresti aveva recentemente ottenuto un finanziamento della Chiesa Valdese per un progetto di biblioteca vivente, prevedendo risorse per la formazione dei volontari. Il lavoro di rete ha quindi consentito di integrare competenze, risorse e progettualità, costruendo un intervento condiviso e coerente.

Sfruttando le opportunità offerte dalla sinergia tra soggetti, è stato possibile strutturare il progetto in modo articolato. Durante una giornata di formazione, un professionista con competenze attoriali e specifiche nella realizzazione di biblioteche viventi ha accompagnato i partecipanti in un percorso di costruzione narrativa consapevole. Il lavoro si è concentrato sulla capacità di strutturare il racconto, rispettare tempi definiti e adattarsi alle dinamiche relazionali.

I partecipanti sono stati inoltre preparati alla gestione dell’imprevisto, sviluppando competenze utili a mantenere l’efficacia comunicativa all’interno di contesti interattivi.

La biblioteca vivente si è svolta nella suggestiva Sala della Galea del Galata Museo del Mare, un luogo fortemente evocativo, simbolicamente legato al tema del viaggio, sia nella sua dimensione materiale sia in quella metaforica.

I visitatori potevano scegliere il proprio “libro” sulla base di un titolo e della provenienza, senza ulteriori informazioni: il contenuto della storia veniva scoperto solo attraverso l’incontro diretto. Erano disponibili 14 libri viventi, e il pubblico ha potuto spostarsi tra diverse esperienze narrative.

L’evento ha registrato un’ampia partecipazione e un coinvolgimento continuo, con libri costantemente impegnati durante tutta la durata dell’iniziativa. Il pubblico – composto da singoli, coppie, famiglie e piccoli gruppi – ha preso parte a scambi spesso intensi e significativi, che in alcuni casi si sono tradotti in relazioni che proseguono oltre l’evento stesso.

Una delle caratteristiche più rilevanti della biblioteca vivente è stata la ricchezza e diversità dei “libri”.

Dal punto di vista geografico, erano presenti circa quindici persone provenienti da Nord Africa, Pakistan, Iran, Turchia e Sud America, etc… configurando una vera biblioteca multietnica e multilingue. Le storie potevano essere narrate in italiano o nelle lingue di origine, spesso anche in più idiomi, evidenziando il valore del plurilinguismo come risorsa sociale.

Anche sotto il profilo generazionale, la composizione era eterogenea: dai 22 anni fino a oltre gli 80, permettendo di mettere a confronto diverse ondate migratorie e differenti modelli di integrazione.

Tra le testimonianze, quella di Menghistie, 78 anni, eritreo, con il racconto “Un viaggio immaginario”, ha restituito la memoria delle migrazioni degli anni ’70, intrecciando la dimensione storica con un percorso di mobilità sociale e imprenditorialità, culminato nella creazione di un’attività e in un ruolo attivo nella comunità locale.

Di segno diverso la storia di Ichraq, 23 anni, dal Marocco, autrice de “Il treno delle tre stagioni”, che ha messo in luce una traiettoria di mobilità transnazionale complessa, tra Marocco e Ucraina, fino all’esperienza di rifugiata in Italia a seguito dello scoppio della guerra.

Particolarmente significativa anche la testimonianza di Noura, 35 anni, con “Il viaggio che non ho mai fatto”, che affronta il tema delle nuove generazioni e della costruzione identitaria tra appartenenze multiple, evidenziando tensioni e possibilità di riconoscimento.

Infine, la storia di Doğukan, 39 anni, dalla Turchia“Inseguendo l’amore”, ha mostrato una migrazione legata a dinamiche affettive e familiari, intrecciandosi con quella della compagna, anch’essa presente come “libro”, offrendo ai visitatori un’esperienza narrativa interconnessa.

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Questa iniziativa rappresenta la prima di cinque biblioteche viventi previste da Semi Foresti nel 2026. La collaborazione con la Rete Migranti proseguirà (?) anche in ulteriori progettualità, tra cui un incontro pubblico con il Centro Studi Medì, dedicato alla ricerca “Quando il protagonismo cresce dai margini”, focalizzata sull’attivismo delle nuove generazioni con background migratorio.

La biblioteca vivente si conferma così non solo come evento culturale, ma come dispositivo sociale capace di contribuire a costruire una cittadinanza più inclusiva e consapevole.

foto di Francesca Migliorini

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