Ci sono festival e festival. Non è solamente di una riflessione sulla qualità dell’offerta culturale proposta, ma di rispondere a domande che scendono in profondità sul senso vero dell’aggregazione comunitaria. Quanto può costare partecipare ad un festival? E organizzarlo? Che relazione e posizionamento mantiene un festival con il territorio che lo ospita? Qual è la sua impronta ecologica? Quali logiche caratterizzano in modo prevalente la sua programmazione e le modalità di accesso? Come si concilia il diritto ad abitare la notte come spazio di sperimentazione, espressione e conflitto, con il diritto al riposo?
Da queste domande nasce “FestA! – il manifesto dei festival promosso da arci“, il manifesto culturale scritto da più di 60 festival Arci attraverso un percorso partecipativo caratterizzato da tavoli online e da assemblee, progettati e coordinati dalla Commissione Cultura e Giovani di ARCI Nazionale. Una visione di festa – che la segregazione del covid ci ha fatto riscoprire come necessaria – che contrappone la socialità e la gratuità alla mercificazione e all’esclusività dei grandi eventi commerciali.
“Desideriamo tutelare un’idea di festa popolare – si legge nel manifesto – che non si basi solo su risultati quantitativi e muscolari (i sold out, i grandi numeri), ma anche sull’accessibilità economica e culturale: festival popolari che aspirino ad essere co-costruiti con le comunità locali, i circoli e le reti, senza mai imporsi al territorio”.
I festival aderenti si impegnano a essere accessibili e inclusivi, sostenibili dal punto di vista ambientale, partecipati e radicati nelle comunità locali, antirazzisti, transfemministi, antiabilisti e decoloniali e soprattutto luoghi di incontro, cura e cittadinanza attiva.
«Festa – il manifesto dei festival promosso da Arci nasce come un percorso attivo nel 2024 – spiega Marco Trulli, referente Arci cultura – per interrogare il formato del festival nella sua dimensione contemporanea, come proposta dal basso che costruisce comunità temporanee, posizionate, che si immaginano come luoghi attraversabili e accessibili, come laboratori di pensiero critico e innovazione dei linguaggi, come feste popolari di condivisione delle arti e di ripensamento delle modalità di abitare e vivere il territorio. Festa è un documento politico culturale scritto da 60 festival del network di Arci che, nel 2025 ha raccolto circa 170 adesioni tra festival e arene cinematografiche in tutto il paese e continua a sollecitare incontri sul territorio, dibattiti e approfondimenti di varia natura (convegni, seminari, formazioni)”.
Il 66% dei festival che aderiscono all’iniziativa appartengono alla rete Arci-Ucca, mentre il 34% è esterno alla rete. Si tratta prevalentemente di eventi che si svolgono nei mesi estivi, con il picco ad agosto. Si tratta soprattutto di eventi brevi, solitamente meno di una settimana e consolidati nel tempo: solo 19 sono alla prima edizione. La maggior parte sono a ingresso gratuito; soltanto una minoranza prevede prezzi superiori a 10 euro.
Le attività più diffuse sono musica (50 festival), proposte multidisciplinari (45), cinema (32, comprese le arene) ma anche letteratura, talk, teatro, arti visive ed enogastronomia.
E in questo ecosistema, il volontariato è spesso cruciale. «Per noi è uno strumento fondamentale di partecipazione politica e culturale – spiega Trulli –, esperienze come Arci Festa a Cremona o Stella Rossa Fest di Firenze coinvolgono centinaia di volontari. Ma questa partecipazione è un pezzo di cura dei festival, non è passiva ma è militanza consapevole di persone che riconoscono il ruolo del festival come soggetto indispensabile per la crescita dell’accesso alla cultura di un territorio».
FestA! Racconta quindi una scena che esiste, che si interroga sul ruolo dei festival oggi, come luoghi di cura e trasformazione, di pensiero critico e di rischio culturale, nel tempo in cui le politiche nazionali mettono in discussione il ruolo pubblico del sostegno alla cultura.
«Il claim di questa edizione di FestA è proprio “Esiste una scena oltre le piattaforme e i grandi eventi” – continua Trulli. Il nostro posizionamento parte dalla convinzione che le politiche pubbliche debbano sostenere chi fa rischio artistico e culturale, chi rigenera l’idea di festa come ritualità fondata sull’arte e sulla comunità, non sul mero consumo. Partecipare a un grande evento solo perché l’algoritmo ti ha proposto un artista su Spotify è consumo culturale. Noi non diciamo che l’intrattenimento non debba esistere, ma le politiche pubbliche dovrebbero premiare il rapporto che i festival stringono con i territori e le comunità che li abitano. Altrimenti assistiamo solo a fenomeni di turistificazione, gentrificazione e all’indebolimento del tessuto sociale. Inoltre, la logica dei grandi eventi porta spesso a una concentrazione economica in cui le rendite finiscono nelle mani di poche grandi holding».
Una scena eterogenea, divergente e vivace, che sta animando il nostro paese lungo tutta l’estate, che prova ad interrogarsi sul ruolo della cultura come linguaggio di aggregazione ed emancipazione, di condivisione e non di mero consumo.
La comunità di FestA! racconta una scena che valorizza gli artisti emergenti, attiva volontariato consapevole e partecipazione culturale, anche nelle periferie e nei paesi delle aree interne, non calando interventi dall’alto, ma costruendo percorsi di coprogettazione territoriale, per provare a dare delle risposte ai bisogni culturali.
Tutte le info sul manifesto e la comunità di FestA! su dirittoallafesta.it





