di Giulio Sensi – 29 luglio 2026

Fare volontariato per ritrovare i veri valori della vita. La voce fuori dal coro di Ivan Cottini

 Il “Volontario visionario” di questa volta è già noto al pubblico. Ivan Cottini non si è fatto mai fermare dalla sclerosi multipla: agisce per sé stesso e per diverse associazioni di volontariato che lo chiamano come testimonial. E trasmette ai giovani e a sua figlia Viola il significato profondo di fare volontariato. “Che non deve essere solo di facciata”.

Ivan Cottini è stato fotomodello, è un danzatore e molto altro. Era già noto, ma oggi lo è ancora di più per la sua ribellione alla malattia, per quello che impara e insegna nell’essere protagonista delle evoluzioni del suo corpo e per le attività a servizio del volontariato, non solo in AISM di cui è testimonial. La sclerosi multipla non gli impedisce di continuare a danzare.

Ivan, si stanno affievolendo le spinte autentiche che portano a fare volontariato?

Penso che purtroppo si sia perso molto il vero spirito di fare volontariato, quello fatto col cuore e con le idee. Spesso lo vedo più di facciata: va fatto, fa star bene socialmente, fa curriculum. E la gente lo fa per questo.

Vale per tutti?

No, ma vorrei tanto che i giovani si affacciassero al volontariato puro, fatto perché uno ha la vocazione di aiutare gli altri e portare benefici sacrificando le ore che ha a disposizione ogni settimana. Perché sono cose che fanno bene a sé stessi e agli altri. Si è perso un po’ il valore che ha fare il volontariato col cuore.

Tu fai volontariato e lo ricevi. E’ un volontariato diverso?

Lo vedo anche nei volontari che ci danno assistenza in ospedale, un tempo cercavano di entrare più in empatia e in contatto col paziente, adesso si fa più perché si deve. Io faccio volontariato alla mia maniera, cercando di sensibilizzare le persone, specialmente quelle che se stanno bene e mi vivono mentalmente da malato. Cerco di stimolarli, facendo vedere quanto cose belle abbiamo attorno.

Lo fai in diverse associazioni?

Prediligo quelle piccole più che le grandi perché sono fatte da persone che vivono il problema sulle proprie spalle. In quelle più spesso grandi sono lì più per lavorare, per studiare e fare progetti di marketing. Poi è sempre vero che fanno servizi, ma ho bisogno di affacciarmi a persone che sono toccate in prima persona.

Insomma, si sta perdendo il senso profondo del valore volontario.

Sì, da 14 anni sono malato e vedo che si sta perdendo in questa società, siamo talmente presi dalle stupidaggini che ci dimentichiamo. Siamo attaccati ai telefoni che ci annebbiano gli occhi e il cervello. Così siamo egoisti, viviamo di invidia e di altro, perdendo il contatto con le persone.

Sarà sempre più così?

Da papà spero che non sia sempre così, ma vedo pochi spiragli di luce. Sono una voce fuori dal coro, certo ce ne sono altre, ma se non ritroviamo i veri valori della vita sarà tutto perso.

Fare volontariato può aiutare a ritrovarlo?

Lo metterei come materia a livello scolastico: fare un tot di ore di volontariato, perché alla fine ormai siamo grandi e dobbiamo puntare tutto sul futuro e fare vivere il volontariato com’è, cioè nella bellezza di aiutare gli altri e nell’arricchimento. Potrebbe creare generazioni diverse e cambiare questa tendenza. Bisognerebbe metterlo come materia scolastica. Studiarlo in classe e praticarlo un po’ di ore. Si pensa che farlo significhi solo andare negli ospedali o nelle case di cura; invece, ci sono tanti modi e tante forme. Andare da una persona come me, portarla una o due ore a spasso. Anche solo parlarci due ore è fare volontariato.

Quello che sperimenti come beneficiario cerchi di farlo da protagonista?

Sì, faccio volontariato con la mia danza e mi sono messo a disposizione per raccolte fondi che migliorano le strutture. La mia danza è attrattiva, cerco di radunare le persone per raccogliere somme e cambiare situazioni disastrose, specialmente in campo associativo e sanitario.

Intravedo un po’ di ottimismo nelle tue parole?

Devo averlo per forza. Tante volte porto mia figlia Viola con me quando vado in strutture e incontro i ragazzi nelle scuole. Le voglio fa capire come è bello e fa star bene mettersi a disposizione per gli altri. Mia figlia mi dice: ‘ma non ti danno niente a livello economico’. No, ma è un arricchimento reciproco perché io do loro e loro danno a me qualcosa. Molti giovani pensano che si debba fare le cose ricevendo qualcosa in cambio. Invece non è così.

Questi valori profondi valgono per tutti?

Sì, la vita è una e io faccio vedere nel sociale che vale la pena viverla anche se si è malati. Noi dobbiamo rimanere registi della nostra vita, non la malattia. Ognuno ha le sue fragilità e vive le sue sfide nel quotidiano.

TI POTREBBERO INTERESSARE