di Alessia Cotroneo e Silvia Gheza – 22 luglio 2026

Tāqa, l’energia dei giovani che cambia il volontariato a Messina

 Il volontariato giovanile cambia luoghi, linguaggi, tempi e modi. Da questa consapevolezza nasce Tāqa a Messina.

Il volontariato giovanile non è scomparso. Ha solo cambiato luoghi, linguaggi, tempi e modi. A volte non si riconosce neppure nella parola volontariato, ma produce tante esperienze informali attraverso le quali ragazze e ragazzi scelgono di prendersi cura della propria comunità.

È da questa consapevolezza che nasce a Messina Tāqa – Attiva l’energia, un percorso promosso dal CESV Messina ETS per costruire, insieme ai giovani e per i giovani, un evento in programma il 13 settembre.

Una continuità tra generazioni

Tāqa non vuole contrapporre un “nuovo” volontariato alle forme associative che hanno costruito negli anni la storia della solidarietà messinese. Al contrario, prova a creare una continuità tra generazioni che, in epoche differenti, hanno scelto di agire per il bene comune.

Il dialogo intergenerazionale non può però limitarsi alla trasmissione di esperienze dagli adulti ai giovani. Richiede reciprocità: chi ha una lunga storia di impegno deve essere disposto a condividere responsabilità e spazi decisionali, mentre le nuove generazioni devono poter conoscere e reinterpretare il patrimonio di valori, relazioni e competenze costruito nel tempo.

In questa prospettiva, il compito di un Centro di servizio per il volontariato non è soltanto quello di promuovere l’ingresso dei giovani nelle organizzazioni esistenti. È anche quello di aiutare il volontariato organizzato a riconoscere ciò che sta nascendo fuori dai propri confini tradizionali.

Da “Ri-generazioni civiche” a Tāqa

Tāqa rappresenta la naturale evoluzione di “Ri-generazioni civiche”, il programma di ricerca, accompagnamento e comunicazione promosso dal CESV Messina insieme alla Libera Università dell’Educare e cofinanziato dall’Unione Europea, da Fondazione realizza il Cambiamento ed Action Aid, per valorizzare le esperienze, anche piccole e informali, realizzate da e con gli under 30 nella Città Metropolitana di Messina.

Se “Ri-generazioni civiche” ha permesso di incontrare e mettere in rete le energie presenti nel territorio, Tāqa offre uno spazio comune nel quale sperimentare, assumersi responsabilità e costruire insieme un racconto della città.

Il passaggio è culturale. Significa superare l’idea secondo cui i giovani debbano essere destinatari di attività pensate dagli adulti e riconoscerli, invece, come soggetti capaci di leggere il territorio, proporre soluzioni e contribuire alle decisioni.

Non coinvolgere i giovani, ma progettare insieme

La coprogettazione ha coinvolto oltre venti  realtà locali: associazioni strutturate, organizzazioni studentesche, gruppi informali, testate giornalistiche, collettivi artistici e soggetti impegnati sui temi dei diritti, dell’ambiente, della cultura, dell’inclusione e della partecipazione.

Il CESV ha svolto una funzione di connessione e facilitazione. Il programma è nato dal confronto tra sensibilità differenti e dalla ricerca di un equilibrio tra autonomia dei gruppi e costruzione di una visione comune.

Coprogettare ha significato sedersi intorno allo stesso tavolo e riconoscere a ciascuno la possibilità di contribuire non soltanto all’esecuzione, ma alla definizione dell’identità dell’evento.

Da questo metodo è nato un programma volutamente lontano dal modello tradizionale di manifestazione con stand informativi e presentazioni frontali. Al loro posto sono state immaginate micro-esperienze, azioni artistiche, giochi, laboratori, performance e momenti di confronto capaci di coinvolgere direttamente le persone e generare relazioni.

Il programma come linguaggio della partecipazione

Ogni attività prevista da Tāqa racconta un modo diverso di impegnarsi per la comunità: un quiz interattivo affronta i temi della mobilità urbana, della qualità della vita, dei diritti degli studenti e delle persone LGBTQ+; un laboratorio di fanzine utilizza carta, immagini e creatività per dare forma alle idee; arti marziali e autodifesa diventano strumenti per lavorare sul corpo, sulla consapevolezza e sulle relazioni; una Living Library trasforma le persone in libri viventi per contrastare i pregiudizi attraverso l’ascolto; talk dedicati all’imprenditoria giovanile, al Terzo settore e alla comunicazione mostrano come l’impegno sociale possa generare competenze, opportunità professionali e nuove forme di innovazione.

La street art, le performance teatrali, il racconto giornalistico e la musica completano un programma nel quale i linguaggi culturali non rappresentano un semplice intrattenimento, ma diventano strumenti di partecipazione e interpretazione della realtà.

Il risultato è una manifestazione che cambia ritmo nel corso delle ore e che permette a ciascuno di scegliere come partecipare.

Un luogo rigenerato per una nuova energia civica

Anche il luogo scelto contribuisce a raccontare il significato del progetto. Tāqa si svolgerà al Parco Urbano delle Arti di Camaro, nato dalla rigenerazione di un’area ferroviaria dismessa e divenuto nel tempo uno spazio dedicato alla cultura, allo sport, all’incontro e alla socialità.

L’ex stazione ferroviaria era stata affidata al Terzo settore nell’ambito del protocollo tra Rete Ferroviaria Italiana e CSVnet. La successiva riqualificazione ha restituito alla città uno spazio verde con aree per bambini, anziani, attività sportive e iniziative culturali.

Portare Tāqa in questo luogo significa mettere in relazione due forme di rigenerazione: quella fisica di uno spazio urbano e quella sociale prodotta dalle persone che decidono di abitarlo, curarlo e trasformarlo. Non solo: la realizzazione di un’opera di street art attraversabile all’interno dell’anfiteatro del Parco lascerà una traccia permanente. Non soltanto il ricordo di una giornata, ma un segno visibile del rapporto tra creatività giovanile, cura dei beni comuni e appartenenza alla città.

Un evento come processo

L’esperienza di Tāqa offre alcune indicazioni che possono essere utili anche ad altri territori.

La prima è che il protagonismo giovanile non si produce attraverso una convocazione formale. Richiede tempo, ascolto, continuità e relazioni fondate sulla fiducia.

La seconda è che coprogettare significa rinunciare a controllare ogni passaggio e assumere un ruolo di accompagnamento.

La terza è che i giovani chiedono spazi nei quali poter contare, decidere e vedere un risultato concreto del proprio impegno.

Tāqa mostra infine che un evento può diventare un processo di apprendimento collettivo, costruzione di reti e riconoscimento reciproco. La vera eredità non sarà quindi soltanto il programma realizzato, ma le relazioni nate tra gruppi che prima non si conoscevano, le collaborazioni che potranno continuare e la maggiore consapevolezza delle energie presenti nella città.

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