Sono passati quasi dieci anni dal 24 agosto 2016, una data scolpita nella memoria collettiva delle comunità di quei luoghi. Un tempo lunghissimo che, tuttavia, non è bastato a piegare la fantasia e la volontà di quanti hanno continuato ad abitare quei borghi lontani, incastonati tra le montagne dell’Appennino, e soprattutto a farli vivere.
Il progetto “Transumanze di idee: dal Tronto all’Aso, connessioni, comunità, luoghi, tradizioni comuni” ne è una prova. L’iniziativa è coordinata dalla capacità immaginativa e organizzativa di Arquata Potest, una delle associazioni più attive e innovative di quest’area delle Marche, ormai ben conosciuta da chi vive i Sibillini. Nata all’indomani del sisma del 24 agosto 2016, l’associazione è diventata uno degli strumenti attraverso i quali la comunità di Arquata del Tronto e delle frazioni vicine, profondamente ferite dal terremoto, ha continuato a rivolgere ai territori vicini e lontani dal cratere un messaggio semplice e ostinato: “Sì, ce la possiamo fare”.
“Transumanze di idee” è stato realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, nell’ambito del bando “Reti e sinergie per la valorizzazione delle aree montane interne“. L’obiettivo è valorizzare il territorio, farlo conoscere e riscoprire, creando nuove opportunità, anche lavorative, attraverso una circolazione di idee tra le tante realtà della zona come in una transumanza da un paese all’altro.
La direzione è quella dell’animazione territoriale. L’ambizione è costruire un progetto capace di durare nel tempo e di generare relazioni stabili tra associazioni, enti pubblici e cittadini attivi dell’area ascolana. In una somma che genera moltiplicazioni. Il territorio coinvolto comprende i Comuni di Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo, Montemonaco, Palmiano, Roccafluvione e Venarotta.
A raccontare la visione del progetto è Francesca Olini, volontaria di Arquata Potest, premiata nel 2025 dalla Fondazione Cattolica come “Giovane di Valore” per il suo impegno a favore della comunità: “Vogliamo creare non soltanto una rete tra le organizzazioni, ma anche una rete tra i territori, individuando itinerari e temi comuni capaci di collegarli. L’obiettivo di lungo periodo è arrivare alla costituzione di una realtà di secondo livello, aperta anche ad altre organizzazioni delle aree interne, che possa diventare un punto di riferimento stabile per le associazioni e per le comunità”.
Il progetto si sviluppa intorno a tre ambiti principali: la formazione, la costruzione di un calendario condiviso di eventi e la mappatura delle risorse presenti nei territori. Attraverso queste attività si punta a far emergere il patrimonio di esperienze, competenze, luoghi e iniziative che già esiste, ma che spesso rimane frammentato o poco conosciuto anche all’interno delle stesse comunità.
A dare forma a questa visione sono Arquata Potest, Le Mulattiere di Acquasanta, Le Marche Zozze, Tutti per Uno, Mons Gallorum, Sibillini Experiences, APS Vivo e la Cooperativa del Ceresa. Sono inoltre coinvolte le Pro Loco di Arquata del Tronto, Acquasanta Terme e Roccafluvione e diverse realtà associative e circoli Acli del territorio, tra cui il Circolo Coccinella di Venarotta, I Love Acquasanta, Quintodecimo e Propezzano di Montegallo. Il progetto gode del patrocinio gratuito dei Comuni di Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Montegallo, Palmiano, Roccafluvione e Venarotta.
A rendere ancora più urgente questo lavoro è lo stato della ricostruzione. Secondo l’ultimo dato pubblico disponibile, diffuso nell’agosto 2025, soltanto circa un terzo degli sfollati di Arquata del Tronto era riuscito a rientrare nella propria abitazione, soprattutto nelle frazioni non perimetrate.
Proprio in questi giorni è previsto l’avvio dei lavori sulla strada principale di accesso al centro storico di Arquata, un passaggio propedeutico alla ricostruzione del capoluogo. Arquata rientra infatti tra i centri perimetrati e maggiormente distrutti dal sisma, dove una parte consistente della popolazione vive ancora nelle soluzioni abitative di emergenza o lontano dalla propria casa originaria.
Di fronte a queste difficoltà e a una sensazione di sospensione che sembra essersi protratta all’infinito, il progetto recupera uno degli elementi più antichi e identitari di quelle montagne: la transumanza, che per secoli ha messo in comunicazione comunità, frazioni e località disseminate nel paesaggio. Una transumanza che oggi diventa simbolicamente movimento di idee, relazioni, conoscenze e persone.
“Vogliamo mettere in rete associazioni, comunità, eventi, competenze e patrimonio locale, trasformando risorse spesso frammentate in occasioni condivise di sviluppo – conclude Francesca Olini –. La valorizzazione dei territori, la formazione, il turismo sostenibile e la creazione di nuove collaborazioni possono generare opportunità economiche e lavorative, rafforzando al tempo stesso i legami tra le persone”.
“E se restiamo?”, è la domanda che muove ogni incontro del progetto per l’animazione territoriale di queste zone dove ogni sentiero conduce a un tesoro. Con una promessa che è anche un manifesto di intenti: “giocheremo con le idee, immagineremo cosa potrebbe succedere restando qui per cominciare a costruire qualcosa di concreto finalmente”.





