Ha 31 anni, lavora in un ufficio in campo ospedaliero ed è presidente della sezione UILDM di Bergamo. Matteo Gualandris fa volontariato per rivendicare i diritti di tutte le persone, ma non si limita al fare ed è sempre concentrato anche sul pensare. “Per me – esordisce nella nostra intervista della serie “Volontari visionari” – fare volontariato significa mettermi a disposizione. Dedicare il tempo a tutto questo”.
Matteo, partiamo dal tempo. Come è possibile oggi trovare il tempo per fare anche volontariato?
Il concetto di tempo oggi per la persona è molto importante, non troviamo il tempo per vivere momenti con i familiari e gli amici perché siamo pieni di lavoro. Per questo fare volontariato ha un significato ancora più grande. Significa trovare tempo per una causa per cui ci si batte anche se si ha poco tempo a disposizione. Significa un po’ questo, andare oltre l’ostacolo, con un senso dell’agire.
Tu non lotti solo per i diritti delle persone con disabilità.
Io faccio parte di UILDM da tanto, prima ho fatto il vicepresidente poi il presidente della sezione di Bergamo dal 2025. Ho seguito questo percorso per mettermi in gioco, per portare a casa obiettivi non solo per me, ma per la società in cui viviamo. Ricopre un significato doppio e lotto per i diritti facendo volontariato. Per me ha molto senso perché significa mettersi in gioco a 360 gradi.
Quindi fare volontariato non è solo dare, ma riempirsi di qualcosa.
Il mio obbiettivo è rendere la città di Bergamo più accessibile e inclusiva sotto vari aspetti della vita sociale e della vita di tutti i giorni. È un’opportunità di inclusone sociale ma dà la possibilità di conoscere persone a ambienti. Dà l’opportunità di aprirsi anche agli altri: far capire che il volontariato – se fatto in un certo modo – fa passare bene il tempo. Noi come UILDM eroghiamo servizi alle persone, siamo a sostegno delle famiglie che ne hanno bisogno, ma l’azione fa stare bene noi che lo facciamo. lo vivo una condizione di disabilità, ma quando conosco nuove famiglie cerco di mettermi in gioco, sono soddisfatto di fare quello che faccio e mi piacerebbe trasmettere questo concetto alle persone.
Tra dieci anni tutto questo avrà ancora un senso?
Tra 10 anni spero che la gente si dedichi un po’ anche a questo mondo. Che è un mondo oggi purtroppo in difficoltà. Noi volontari ci contiamo sulle dita di una mano, siamo pochi, spesso di età avanzata e fragili. Auspico che da qui a 10 anni lo sguardo sul volontariato cambi in meglio. Purtroppo, tanti giovani con o senza disabilità non hanno voglia di impegnarsi, dopo 8 ore di lavoro in ufficio o in fabbrica non hai voglia di dedicare un pomeriggio al mese di fare un banchetto per l’associazione. È difficile, ma spero che piano piano ci siano sempre più persone che si battono per cose importanti.
Come far incontrare agli altri questo tuo desiderio?
Il passaparola è ancora più potente dei social media, far conoscere alle persone che c’è bisogno di loro col passaparola rende possibile intercettare molte persone. Certo conta anche la potenza della comunicazione online e oggi dobbiamo cercare di modernizzare il linguaggio e far passare questo messaggio. Aiuto insieme a bellezza. È difficile e molto complicato, ma è un modo per coinvolgere volontari giovani.
Rispondono a questo invito?
Rispondono bene quando sono chiamati, oggi è molto potente il volontariato occasionale. È palese che diventa complicato è impossibile pensare che una persona che lavora possa stare tutto il giorno in una sede per tenerla aperta. È più occasionale: ti chiamo, ho bisogno di un aiuto. Noi organizziamo banchetti e presidi per Telethon, andiamo a cercare volontari che ti aiutano, abbiamo servizi di trasporto. Il volontariato occasionale è molto potente per noi e per altre realtà e dovremmo andare avanti così perché diventa utopistico trovare una persona che stia tutto il giorno in sede.
Il tuo è uno sguardo comunque positivo.
Sicuramente sono ottimista, anche se ottimista è una parola grossa. Andiamo a periodi: in estate c’è meno energia, poi da settembre si affacciano una gran quantità di cose da fare. Sono ottimista perché mi sembra che la società, o almeno una fetta, si stia muovendo verso l’aiuto reciproco e la solidarietà. Vedo un’apertura mentale fra i giovani, mi è capitato spesso di lavorare con persone giovani e interessate. Da qui a molti anni le cose potranno cambiare. Basta avere voglia, non fermarsi. Come UILDM dobbiamo cercare di lavorare per migliorare la nostra società e quando passa quell’obiettivo e le cose si fanno in un certo modo otteniamo quello che vogliamo. Rendendo il mondo un posto un po’ migliore.





