di Giulio Sensi – 17 luglio 2026

Un Piano che nasce dall'ascolto e il dialogo

 A dialogo con il sottosegretario Lucia Albano che ha guidato il tavolo tecnico, con la partecipazione anche di CSVnet, che ha portato all’elaborazione del Piano.

Il lavoro di elaborazione del Piano d’azione nazionale per l’economia sociale è iniziato al Ministero dell’Economia e delle Finanze ad un tavolo di lavoro composto da 26 soggetti che rappresentavano il mondo dell’economia sociale e guidato dal sottosegretario Lucia Albano. Al sottosegretario abbiamo chiesto di condividere i tratti essenziali, ed evolutivi, del Piano.

Sottosegretario Albano, il tema dell’economia sociale è entrato pienamente nell’agenda di governo. Anche il terzo settore nella sua multidimensionalità rientra a pieno titolo nel perimetro del piano individuato dal testo. Che importanza ha avito nella sua elaborazione e avrà nell’attuazione?

Il Terzo settore, insieme alle cooperative, alle imprese sociali, alle organizzazioni mutualistiche e agli enti sportivi dilettantistici, ha avuto un ruolo centrale nell’elaborazione del Piano, perché rappresenta una componente fondamentale dell’economia sociale italiana. Sono realtà presenti capillarmente nei territori, capaci di rispondere a bisogni vecchi e nuovi e di generare valore economico e sociale. Il Piano intende valorizzarne le specificità, creando un contesto favorevole alla crescita del Terzo Settore e rafforzandone il contributo alla coesione e allo sviluppo della Nazione, in attuazione del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione.

Il piano è anche l’esito del lavoro del tavolo tecnico che lei ha presieduto. Il dialogo e il confronto sono stati cruciali per l’elaborazione del piano?

Il metodo di lavoro che abbiamo seguito durante la fase di redazione del Piano, durata due anni e mezzo, è stato improntato al dialogo e all’ascolto fin dall’inizio. Ho iniziato il lavoro istituendo presso il MEF un tavolo composto da 26 soggetti rappresentativi del mondo dell’economia sociale: ognuno di loro ha offerto il proprio contributo alla redazione del Piano. Conclusa questa prima fase, la bozza è stata sottoposta a consultazione pubblica sul sito del MEF: un altro momento di confronto, questa volta aperto a tutti, che ha registrato un’ampia partecipazione, raccogliendo circa cento commenti e osservazioni. Al percorso di elaborazione del Piano hanno inoltre contribuito, oltre agli stakeholder, anche i Ministeri coinvolti in ragione delle rispettive competenze: il Ministero del Lavoro, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso i Dipartimenti per lo Sport, per le Politiche della Famiglia e per gli Affari Europei.

Quali i sono i temi su cui il terzo settore può dare un contributo qualificato e rilevante?
Il Terzo settore è chiamato a svolgere un ruolo da protagonista nell’attuazione del Piano nazionale. Il suo contributo sarà determinante su una pluralità di temi, ma innanzitutto nel rafforzare i modelli di amministrazione condivisa, rendendo sempre più efficace la collaborazione tra istituzioni pubbliche e società civile nella costruzione delle politiche di interesse generale. Un secondo ambito riguarda l’innovazione sociale, dove gli enti del Terzo settore rappresentano spesso il luogo in cui nascono le risposte più avanzate ai nuovi bisogni delle persone e delle comunità. Infine, ritengo fondamentale il loro apporto nella formazione delle nuove generazioni, promuovendo competenze, partecipazione e senso di responsabilità attraverso esperienze di cittadinanza attiva e volontariato. Investire su questi tre pilastri significa rafforzare il capitale sociale del Paese e costruire uno sviluppo che coniughi crescita economica e coesione sociale.

Il volontariato con la sua specificità e il suo sguardo profondo nella società che apporto sta dando?

Il volontariato è il cuore di un’economia che porta accanto un aggettivo, “sociale”, ma che deve essere considerata economia a tutti gli effetti. Diversi studi dimostrano, infatti, come l’economia sociale abbia un importante effetto anticiclico, essendo in grado di sviluppare una tendenza positiva quando l’economia tradizionale attraversa fasi di difficoltà. Contribuisce inoltre a sostenere l’occupazione femminile e giovanile, aiutando a contrastare il fenomeno dei NEET. Produce anche un potente effetto di collante sociale e di catalizzatore di relazioni. Tutto questo ha un valore enorme, che assume un rilievo ancora maggiore in alcuni territori: pensiamo ad esempio alle aree interne e a quelle che vivono più da vicino il fenomeno dello spopolamento.

Quali i prossimi passi e dove porterà questo percorso?

Il Piano è stato recentemente presentato al Consiglio dei Ministri mediante un’informativa. Ora stiamo lavorando alla costituzione del Comitato di esperti, previsto dal Piano, che avrà funzioni di supporto tecnico e consultivo in relazione ai progetti di legge e ai regolamenti riguardanti l’economia sociale. L’istituzione del Comitato ha trovato attuazione anche nella legge di bilancio 2026, che ne prevede la costituzione presso il MEF, attribuendogli funzioni consultive a supporto delle politiche in materia di economia sociale.

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