di Giancarlo Moretti - Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore – 17 luglio 2026

Dotare il Piano di gambe agili e forti

 La strada intrapresa è quella giusta. Il commento del portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Giancarlo Moretti.

L’ingresso formale nell’agenda di Governo dell’economia sociale, con la pubblicazione del Piano Nazionale, è prima di tutto un traguardo culturale. È infatti il riconoscimento dell’importanza e della validità di un modello di economia, di cui il Terzo settore è attore fondamentale che, diversamente da quello oggi dominante, non punta alla massimizzazione del profitto ma al benessere collettivo e al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone, fondandosi sui principi di inclusione, sostenibilità e partecipazione.

Non siamo, però, solo nel campo della teoria: le ricadute concrete e dirette del Piano dell’Economia sociale sul nostro Paese possono essere davvero numerose e positive, visibili sui territori e alle persone, dando una forma più riconoscibile e rafforzando, attraverso nuovi “strumenti di lavoro”, le tante pratiche ed esperienze portate avanti dal Terzo settore, nelle sue varie specificità. 

Come Forum Terzo Settore abbiamo partecipato alla fase molto intensa di consultazioni e possiamo dirci soddisfatti del risultato finale, a partire dall’istituzione di una cabina di regia presso il Mef. Ora però inizia la fase più delicata, quella di attuazione del Piano, su cui vigileremo attentamente. È chiaro, infatti, che se non si vuole che il Piano rimanga lettera morta, nei prossimi mesi servirà non solo trovare risorse importanti da investire per l’economia sociale nel medio e lungo termine, ma anche elaborare strumenti normativi che traducano in realtà le previsioni fatte nel documento. 

Di certo, comunque, si parte con il piede giusto laddove il Piano riconosce la necessità di fonti di finanziamento e di strumenti finanziari adeguati a migliorare l’impatto e la sostenibilità dell’azione del Terzo settore sui territori. Il Piano, peraltro, va incontro alla richiesta, che da tempo portiamo avanti, di favorire l’accesso al credito del Terzo settore, in particolare attraverso la ridefinizione del Fondo di garanzia PMI aperto a tutti gli ETS. 

È molto importante, inoltre, che un ruolo e un’attenzione specifica siano dedicati al volontariato, componente qualificante dell’economia sociale, da formare, valorizzare, incentivare. Il riconoscimento e la certificazione delle competenze dei volontari va esattamente in questa direzione, ed è parte di una giusta strategia per rafforzare la dignità dell’impegno volontario e farne una leva di sviluppo, sia sociale che economico (oltre che personale). 

Attraverso il consolidamento delle iniziative di amministrazione condivisa, poi, il Piano per l’economia sociale punta a rendere la collaborazione tra Terzo settore e PA sempre più diffusa e più efficace nel dare risposte ai cittadini: anche qui, abbiamo davanti la possibilità concreta di un salto di qualità nelle relazioni tra soggetti che definiscono e realizzano le politiche pubbliche, all’insegna della cooperazione e non della competizione.

Se la strada intrapresa è quella giusta, ora serve dotare il Piano Nazionale dell’Economia sociale di gambe agili e forti: in gioco c’è uno sviluppo più equo e sostenibile per il Paese. 

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