Trasformare il tempo estivo in un’esperienza di cittadinanza attiva, riscoprendo il valore della manualità e il senso di responsabilità verso la propria comunità. Con queste premesse è ripartito “Ci sto? Affare fatica! – Facciamo il bene comune”, il progetto coordinato dal CSV Marche ETS e finanziato dalla Regione Marche insieme al Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale. Un’iniziativa che, giunta quest’anno alla sua quinta edizione, si appresta a vivere una stagione da record grazie a un investimento di 520.000 euro.
Nato nel 2020 in piena emergenza pandemica (dall’esperienza del Veneto dove il progetto è partito alcuni anni prima su proposta della coop. soc. Adelante onlus e finanziato dalla Fondazione Cariverona) per ridare spazi di socialità ai ragazzi, il format è cresciuto anno dopo anno, dimostrando che le nuove generazioni, se stimolate e coinvolte, sanno essere un motore straordinario di cambiamento. I numeri dell’edizione 2026 fotografano una capillarità territoriale mai vista prima: 126 Comuni marchigiani aderenti, 2 istituti di istruzione superiore, un centro di formazione professionale e ben 230 squadre attivate, per un target di giovani dai 14 e i 35 anni.
Un presidio di coesione per le aree interne e il cratere sismico
Se l’impatto del progetto è evidente nei grandi centri, è guardando ai piccoli Comuni, alle aree interne e ai territori del cratere sismico che “Ci sto? Affare fatica!” rivela il suo valore più profondo. In contesti che spesso vivono situazioni di isolamento geografico, spopolamento o ferite sociali ancora aperte legate alla ricostruzione, l’attivazione di queste squadre diventa un presidio di democrazia e coesione. In questi luoghi, dove l’offerta di attività estive strutturate per i ragazzi è talvolta limitata, il progetto offre un’opportunità accessibile e gratuita per vivere il proprio territorio non come spettatori passivi, ma come custodi. Verniciare una panchina, ripulire un parco monumentale, realizzare un murales o sistemare la palestra della scuola del paese non sono semplici lavoretti estivi: sono azioni ad alto impatto simbolico che restituiscono bellezza a spazi pubblici degradati o dimenticati, riaccendendo il senso di appartenenza.
Il legame intergenerazionale e il “buono fatica”
Le attività, strutturate in pacchetti settimanali dal lunedì al venerdì (ore 8:30-12:30), vedono i ragazzi affiancati da un tutor e da un “handyman”, una figura adulta con competenze tecniche (artigiani, pensionati, volontari) che accompagna i giovani nel lavoro manuale. È qui che si compie la magia dello scambio intergenerazionale: il saper fare degli adulti incontra l’energia dei ragazzi, abbattendo i pregiudizi. A ciascun partecipante viene riconosciuto un “buono fatica” settimanale da 75 euro (150 per i tutor) spendibile in negozi locali di libri, abbigliamento, alimentari e tecnologia, attivando così anche un circuito di economia circolare e solidale.
“I ragazzi e le ragazze non ci hanno mai deluso: se coinvolti, tirano fuori un’energia inaspettata e possono essere un esempio per noi adulti” ha ricordato il presidente del CSV Marche ETS, Paolo Gobbi. Una sinergia, quella tra istituzioni e Terzo settore, difesa anche dall’assessore regionale alle Politiche giovanili Tiziano Consoli che ha ribadito come il progetto sia “uno strumento educativo potente in cui l’impegno sociale si trasforma in risorsa per il bene di tutti”. La fatica condivisa diventa così l’antidoto più efficace alla solitudine, unendo i fili di comunità che, partendo proprio dai loro giovani, scelgono di non arrendersi.





