di Giulio Sensi – 4 luglio 2026

L’azzardo non è un gioco

 Il fenomeno del gioco d’azzardo si sta diffondendo sempre di più nel nostro Paese: le ricerche e le statistiche quantificano quello legale che riguarda sempre più persone e le espone allo scivolamento nella ludopatia e al gioco illegale. Il terzo settore e il volontariato sono in prima linea per contrastarlo e contribuire a porre rimedio. La campagna Vince chi smette della Caritas è nata per attivare percorsi di consapevolezza personali e comunitari contro l’azzardo.

I dati e l’osservazione della realtà parlano chiaro: il gioco non è più un gioco per un numero crescente di persone che stanno scivolando, o sono già scivolati, nella ludopatia, ovvero nel Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA). È una fenomeno che cresce giorno dopo giorno e fa fatica ad essere ammesso o riconosciuto da chi ne è colpito. Partiamo dai numeri per poi andare a guardare i rimedi che il volontariato mette in campo per prevenire e curare.

Le dipendenze patologiche nell’azione del non profit

Dai dati emersi dall’ultimo Censimento Istat sulle Istituzioni non profit (INP) emerge che il 13,3% delle INP orienta le proprie attività a categorie con specifici disagi. Sono quasi 49.000 e tra e categorie del disagio e il 6,5% sono dipendenze patologiche (alcolisti, tossicodipendenti, ludopatici). Una cifra inferiore rispetto ad altre categorie (ad esempio le forme di disabilità sono affrontate dal 51,9%), ma considerando la difficoltà di far emergere le dipendenze dall’azzardo è un numero che rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Perché molte persone ludopatiche non ammettono o non vogliono ammettere la propria dipendenza.

Le dimensioni del gioco in denaro

Nomisma ha realizzato nel 2024 un’indagine strutturata sul gioco regolamentato “Il valore economico e sociale dei giochi pubblici su rete fisica in Italia” curato con la collaborazione di NOVOMATIC Italia. Nel 2024 il mercato regolamentato dei giochi pubblici ha raccolto complessivamente 157,4 miliardi di euro giocate, restituendone 136 miliardi sottoforma di vincite (+49% rispetto al 2019), per una spesa effettiva di 21,4 miliardi di euro, di cui 16,3 generata dal canale fisico, con 65,3 miliardi di somme giocate. Secondo la ricerca, il valore aggiunto creato dal settore dei giochi pubblici su rete fisica contribuisce all’1,1% del PIL italiano e, spiega la ricerca, “il gioco legale rappresenta una delle forme di intrattenimento più diffuse tra gli italiani: 20,7 milioni gli italiani di età 18-75 anni che hanno partecipato almeno una volta negli ultimi 12 mesi a giochi con vincite in denaro. Giovani e giovanissimi giocano: il 37% dei ragazzi e delle ragazze fra i 14 e i 19 anni nel 2023 ha fatto giochi di azzardo o di fortuna e due su tre, il 64%, prediligono l’online. E la rete fisica ha prodotto nel 2024 ben 9,2 miliardi di gettito erariale.

I giovani e il gioco

Dalla relazione 2026 dell’Istituto Superiore della Sanità al Parlamento spicca la crescita del gioco tra i giovanissimi, raggiungendo il valore più elevato mai registrato. “Nel 2025 – si legge nella relazione, 1 milione e 600mila studenti (64%) hanno giocato almeno una volta nella vita e quasi 1 milione e 500mila (60%) nell’ultimo anno. I giochi più diffusi sono Gratta&Vinci (76%), scommesse calcistiche (37%), poker/roulette/dadi (30%) e apparecchi come AWP e VLT (28%). Per tutte le tipologie, i ragazzi partecipano in percentuale maggiore rispetto alle coetanee, a eccezione dei Gratta&Vinci, dove la quota femminile è superiore”. Il 64% degli studenti under18 ha riferito di aver giocato almeno una volta nella vita e il 59% (pari a circa 900mila ragazzi tra i 15 e i 17 anni) lo ha fatto nel corso dell’ultimo anno. “Le modalità più diffuse – si legge ancora nel rapporto – restano Gratta&Vinci e scommesse calcistiche, mentre l’azzardo online ha coinvolto il 12% degli studenti minorenni. Crescono, inoltre, i profili di gioco “a rischio” e “problematico”, che hanno interessato rispettivamente il 7,7% e il 6% della popolazione studentesca minorenne e risultano frequentemente associati ad altri comportamenti problematici, tra cui vandalismo, furti e uso di sostanze psicoattive”.

La Fondazione FAIR è nata per promuovere la cultura del gioco responsabile in cui ogni giocatore si senta protetto, creando un mondo del gioco d’azzardo più consapevole. La Fondazione ha svolto due recenti ricerche realizzate una in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’altra con Ipsos. La prima è stata condotta dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed esplora il fenomeno nella fascia 18–24 anni, analizzando non solo le abitudini di gioco, ma anche il modo in cui i giovani interpretano il denaro, il rischio e le esperienze legate al gioco. Ne emerge una fotografia utile a comprendere meglio i loro vissuti, le differenze tra chi gioca e chi non gioca, e le aree di maggiore vulnerabilità.

“Il quadro che si delinea – racconta la Fondazione – mostra un fenomeno diffuso: circa 1,9 milioni di under 25 hanno giocato o scommesso denaro negli ultimi tre mesi, pari al 41% della popolazione giovanile. Spesso gli esordi sono precoci e non sempre è facile mantenere limiti di spesa e di tempo. L’online rappresenta oggi il canale principale, pur restando significativa anche la dimensione del gioco”.

“Un aspetto critico – aggiunge – riguarda la conoscenza ancora limitata del concetto di “gioco responsabile”: solo una parte dei giovani dichiara di averne familiarità e, in molti casi, le misure di protezione disponibili non vengono percepite come realmente utili. Da qui l’esigenza di sviluppare strategie di prevenzione e comunicazione più vicine al mondo giovanile, capaci di stimolare fiducia e consapevolezza”.

La ricerca in collaborazione con Ipsos analizza il modo in cui il gioco responsabile viene comunicato incide direttamente sulla sua efficacia. Questa analisi esplora quanto i messaggi siano realmente ricordati, compresi e ritenuti utili dalla popolazione adulta, con un’attenzione specifica ai giocatori online.

“I risultati – spiega la Fondazione – evidenziano una conoscenza ancora superficiale e poco strutturata: anche quando i messaggi vengono ricordati, il ricordo resta generico e difficilmente si traduce in indicazioni concrete di comportamento. Prevale inoltre una lettura “formale”, che associa la comunicazione più a un obbligo normativo che a un reale strumento di supporto”.

Con la Caritas un messaggio chiaro: “Vince chi smette”

Vince chi smette è l’applicazione di Caritas Italiana pensata per attivare percorsi di consapevolezza personali e comunitari contro l’azzardo. Un progetto attraverso il quale Caritas Italiana promuove percorsi con l’obiettivo di sensibilizzare le comunità sul fenomeno dell’azzardo e sui rischi ad esso associati. Il progetto Vince chi smette mira a costruire una coscienza critica collettiva e a promuovere azioni concrete di contrasto e prevenzione. Un’iniziativa costruita in collaborazione con FICT (Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche). “L’azzardo – ha spiegato Caritas presentando a febbraio 2025 la campagna – è un’attività in cui ricorre il fine di lucro, nella quale la vincita o la perdita sono elementi aleatori (l’elemento determinante è il caso), e l’abilità, la capacità o l’esperienza altrimenti riscontrati nel gioco, hanno un’importanza trascurabile ed ininfluente. Dal 2013 è riconosciuto come patologia perché l’azzardo può dar luogo a una condizione patologica di dipendenza, consistente nell’incapacità cronica di resistere all’impulso del gioco, con conseguenze anche gravemente negative sull’individuo stesso, la sua famiglia e le sue attività professionali. I Centri di Ascolto Caritas sono uno spazio aperto all’analisi e alle segnalazioni delle problematiche della ludopatia e i suoi effetti e indirizzano, quando necessario, le persone ai servizi di cura.

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