Paolo Casartelli oggi è in pensione e ha lavorato per trent’anni al Sert di Como partecipando ai lavori dell’Equipe che ha aperto negli anni scorsi lo sportello sul gioco d’azzardo. A Como è diventato il punto di riferimento dell’attuazione del progetto “Vince chi smette” contro l’azzardo, continuando a fare ciò che faceva lavorando come volontario Caritas.
“Lo abbiamo concretizzato – racconta Casartelli – in due modi a novembre 2025: il primo obiettivo è l’area della sensibilizzazione e dell’informazione, rendendoci disponibili per chiunque volesse fare incontro di approfondimento, confronto e ragionamento su tema dell’azzardo attraverso incontri con gruppi di volontari Caritas del territorio. Ma anche in una scuola e qualche parrocchia. La risposta del territorio è stata buona”. “La seconda area su cui abbiamo lavorato – aggiunge – è l’apertura di uno sportello di ascolto per giocatori, familiari, persone interessate tutti i martedì al Centro Cardinal Ferrari a Como. Fino ad oggi abbiamo svolto 89 colloqui. Sono arrivati a questo sportello otto familiari e otto giocatori. È uno sportello di formazione, consulenza e soprattutto ascolto. Non è uno sportello di cura, siamo riusciti ad agganciare le persone e quando facciamo una fotografia abbastanza esauriente della situazione inviamo ai servizi per la cura delle dipendenze”.
Alla Caritas arrivano contattando il numero di telefono dedicato, oppure attraverso i centri di ascolto della Caritas, le parrocchie o il passaparola. “Siamo contenti dello sportello perché è l’anello di collegamento tra i servizi di cura e il territorio – aggiunge Casartelli –. Ho sperimentato al Serd di Como che i giocatori fanno fatica a presentarsi, non riescono a farlo, c’è una sorta di stigma culturalmente giustificato e comprensibile ad esempio per le persone anziane. Noi abbiamo aperto lo sportello dentro al progetto nazionale anche per creare un collegamento neutro e non identificato con le dipendenze, in un luogo tranquillo per permettere alle persone di poter poi fare il passo successivo”.
Dall’analisi dei dati nazionali la sensazione degli operatori Caritas è che il fenomeno sia in continua espansione, soprattutto a livello giovanile e soprattutto online. In considerazione anche del fatto che la quota di spesa nel gioco online ha superato quella del gioco fisico.
“I dati confermano il trend di continua diffusione dell’azzardo – dice ancora Casartelli –. Come Caritas collaboriamo con il territorio e abbiamo la volontà di parlare con il territorio, i giovani e non solo, dicendo che sono soggetti a rischio rimanendo scornati dopo non aver vinto. Il gioco è sostanzialmente una truffa legale e le percentuali di vincita sono così basse che la stragrande maggioranza perde soldi in continuazione e le concessionarie vincono sempre”. E le parole sono importanti. “Non si parla più dell’azzardo, è una cosa completamente normalizzata e dobbiamo ricominciare parlarne. ‘Gioco d’azzardo’ è un ossimoro illusorio – conclude Casartelli –, chiamiamolo solo azzardo perché è importante anche dal punto di vista della comunicazione ricominciare a parlarne solo di azzardo e non di gioco”.





