di Redazione VDossier – 24 giugno 2026

Nuove chiavi di lettura delle disabilità

 La disabilità è al centro dell’azione del terzo settore che si occupa di situazioni di disagio. Tanto viene fatto, ma ancora servono chiavi di lettura e volontà politiche diverse. Con gli ultimi dati Istat e gli approfondimenti di Vita e Percorsi di Secondo Welfare proviamo a guardare a questi temi con occhi diversi.

Dai dati dell’ultimo Censimento di Istat sulle istituzioni non profit emergono i dati chiari sulla natura e l’evoluzione del terzo settore. Uno di questi è l’orientamento al disagio che caratterizza 49.000 organizzazioni la cui maggioranza (il 51,9%) si prende cura delle persone di ogni età con disabilità fisica, psichica, sensoriale e/o relazionale. Le disabilità sono una base di cura solida del terzo settore da sempre, con molte realtà che cercano giorno dopo giorno di ribaltare il senso comune che vorrebbe le persone con disabilità solo ricettori di assistenza. Andare oltre le visioni stereotipate non è semplice nel nostro Paese, ma c’è un movimento culturale sempre più forte che vuole far comprendere le complessità e le multidimensionalità di questi fenomeni. Lo dimostrano due mappe elaborate recentemente da due realtà con cui Vdossier collabora: il magazine VITA e Percorsi di Secondo Welfare.

Disabilità, l’inclusione non basta

L’ultimo numero di VITA è dedicato ad una lettura veramente diversa della disabilità. Parte dalla considerazione che il principio dell’inclusione, per quanto pieno di buone intenzioni, ha in sé un vizio d’origine: presuppone un centro e una periferia. “C’è un mondo “normale” che apre le porte e c’è chi viene fatto entrare – si legge nella presentazione del magazine –. La convivenza invece non ha porte. Parte dalla domanda: che mondo vogliamo costruire insieme? Le persone con disabilità non cercano inclusione: vogliono partecipare alla costruzione del mondo in cui tutti viviamo, insieme”. In questo numero di VITA le voci portanti sono le loro, in un’inchiesta che va oltre la retorica dei “buoni” per accogliere le sfide della convivenza e partecipazione, veri pilastri di una società che riconosce il valore di tutti. Affermare che l’inclusione non basta significa tre cose precise, che il magazine affronta nei suoi tre capitoli: Basta dirci che siamo straordinari, Basta decidere al posto nostro, Basta raccontarci come volete voi.

La prima parte presenta sei voci: Irene Formento, Cecilia Sorpilli, Claudio Impudente, Francesco Colletti, Francesca Donnarumma, Nicola Schiavolin. Sei testimonianze che fanno entrare il lettore dentro una nuova dimensione. La seconda, dati e analisi alla mano, accompagna ai temi nodali per il futuro delle disabilità: lavoro, abitare e dopo di noi, scuola e formazione, progetto di vita, sport e cooperazione internazionale. La terza si concentra sulle parole e sugli stili dei racconti con le parole alleanza al posto di inclusione, diversità al posto di eroi, flessibilità al posto di ispirare, parità al posto di possibilità, potenziale al posto di pregiudizio, interdipendenza al posto di superamento, rappresentazione al posto di normalità, accessibilità al posto di fardello, persona autistica al posto di affetto da, persona al posto di sei speciale. Parole commentate da testimoni di grande competenza e valore umano.

La strategia europea sulla disabilità

Percorsi di Secondo Welfare ha dedicato un approfondimento curato da Eleonora Rossero sull’aggiornamento della Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 pubblicato dalla Commissione Europea. “L’obiettivo – scrive – è rilanciare l’azione dell’Unione Europea nella seconda metà del decennio, ma restano alcuni dubbi”.

“Uno degli aspetti più interessanti del documento – scrive Rossero – è il tentativo di consolidare un approccio trasversale alla disabilità. La Commissione insiste sul fatto che questa non possa essere trattata come una questione settoriale, ma debba attraversare tutte le politiche europee (mainstreaming): dalla digitalizzazione ai trasporti, dall’energia all’abitare, fino all’intelligenza artificiale”.

Un primo punto è l’accessibilità digitale, mobilità e partecipazione politica: facilitare l’accesso delle persone con disabilità a tecnologie assistive avanzate; l’esercizio della libertà di circolazione all’interno del territorio europeo; la partecipazione delle persone con disabilità ai processi democratici.

Poi il lavoro: “Sul fronte occupazionale – scrive Rossero – emerge un quadro notoriamente problematico: nel 2024 il tasso di occupazione delle persone con disabilità nell’UE era pari al 56,4%, con un gap occupazionale di 24 punti percentuali rispetto alle persone senza disabilità. Nel 2025 questo divario ha raggiunto, in media, 24,2 punti percentuali a livello europeo; la distribuzione del fenomeno nei singoli Paesi europei è riportata nella Figura 1. In Italia, il gap raggiunge i 25,1 punti percentuali”.

Il documento riconosce correttamente che l’inclusione lavorativa non dipende soltanto dall’accesso formale all’occupazione, ma anche dalla qualità del lavoro e dalle condizioni concrete in cui esso viene svolto.

Povertà abitare ed extracosti della disabilità: la Commissione riconosce che il rischio di povertà o esclusione sociale resta molto più elevato tra le persone con disabilità: 28,8% contro il 17,9% della popolazione senza disabilità.

Le luci sono la focalizzazione delle sfide prioritarie e tra le ombre c’è il fatto che la strategia dipende ancora dagli stati membri: la strategia per un approccio finalmente nuovo e diverso sulle disabilità dipende dalla volontà degli stati membri.

“La vera sfida dei prossimi anni – conclude Rossero – sarà quindi capire se l’Unione Europea riuscirà a passare da una governance prevalentemente orientativa a una capacità più incisiva di indirizzo e condizionalità”.

La copertina del numeri d Vita di maggio 2025

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