di Giulio Sensi – 18 giugno 2026

La fiducia negli altri serve a coltivare il potere attrattivo del volontariato

 Il “Volontario visionario” di questa settimana è Luca Braga, 22 anni. Da lui una visione lucida e concreta del volontariato. Le sue parole aiutano a cambiare i punti di vista e arrivano da Verona, la città che sarà Capitale Italiana del Volontariato 2027.

Luca Braga ha 22 anni e si è approcciato al volontariato mettendosi a disposizione degli altri prima in realtà studentesche, poi con la sua famiglia con l’apertura dell’associazione L’impronta a Mizzole un quartiere di Verona. L’impronta ha l’obiettivo di riattivare il senso di cura del territorio. Grazie al suo impegno in attività sportive Luca Braga è stato selezionato per due attività durante le Olimpiadi e Paralimpiadi: attivare un gruppo nella città di Verona con giovani e meno giovani che hanno messo a disposizione il loro tempo per la corretta realizzazione delle Olimpiadi e rappresentare i volontari del Comune di Verona nella parata finale.

Luca, ti posso presentare coma un volontario idealista?

Il volontariato per me non è ideale, è fondamentale. L’impronta ha l’obiettivo di riattivare il senso di cittadinanza attiva, andando oltre il pensiero comune delle persone che l’amministrazione non tenga pulito e curato il paese. Vogliamo cambiare il punto di vista: ce la prendiamo sempre con qualcuno che non agisce, ma nemmeno noi agiamo e dobbiamo capire che il nostro singolo impegno di prendersi cura del bene comune può fare la differenza. Cerchiamo di creare un piccolo modello che può essere replicabile in qualsiasi quartiere.

Una bella pretesa.

Non abbiamo pretese elevatissime, ma pensiamo che se dei gruppi si mettono a disposizione di volta in volta anche un’oretta a settimana per agire raccogliendo i rifiuti o tagliando l’erba lungo i bordi con un decespugliatore elettrico o altro, sia possibile rendere il nostro territorio più credibile, più concreto e più bello. Con la nostra associazione cerchiamo di sviluppare questo modello.

Un modello fondamentale per il futuro.

Si, riteniamo che lo sia e mi trovo spesso a combattere anche con mio papà a cui spiego che secondo me il volontariato e la politica non possono essere dissociati, mentre lui sostiene che l’attivazione civica e la politica sono due strade totalmente diverse. Per lui la politica è molto astratta, lontana dai cittadini e dai bisogni effetti, si occupa spesso di cose astratte che non riguardano le esigenze reali, mentre la cittadinanza attiva è separata. Io invece penso che la vera svolta anche per il futuro si potrà avere quando si riuscirà a far passare l’idea che la politica non è solo una cosa astratta e la cosa pubblica non può essere trattata senza il coinvolgimento del volontario stesso.

Chi è per te un volontario?

Una persona che mette a disposizione il proprio tempo per curare il territorio o le persone del territorio con la sua disponibilità, attraverso il confronto o attraverso il risveglio delle coscienze. Ci rendiamo così conto che dando una mano e mettendosi a disposizione senza lamentarsi solamente che le cose non funzionano è l’unico modo per farle funzionare. Parlo di queste cose senza paura anche se volontariamente non sono schierato politicamente, non faccio parte di alcun partito e non mi interessano i giochi di potere. Parlo di politica perché ritengo che il concetto sia stato fatto lasciare andare negli ultimi anni e tante persone la vedono come mio papà: qualcosa di distaccato dalle persone.

Tu la vedi diversamente?

Si, cerco di avere rapporti con amministratori locali civici e attraverso questa esperienza mi sono messo a disposizione dal 2022 su tante attività per coinvolgere i giovani in azioni civiche che il Comune di Verona realizzava come nel caso delle Olimpiadi e Paralimpiadi.

Tutto questo che hai in testa e che pratichi la vivi e vedi come un’eccezione o come qualcosa che può diffondersi sempre di più?

Mia mamma è un’educatrice che lavora con le persone con disabilità, mio papà è molto pragmatico, una qualità positiva che gli riconosco. Ma talvolta ha una visione un po’ pessimistica sul fatto che le persone non comprendono quanto sia importante attivarsi. Iniziamo un’attività e poi vediamo che invece di essere in 100 siamo in 20 e non è così accattivante. Penso che un passo alla volta, un’azione dopo l’altra si possa riuscire una persona alla volta a far capire quanto è importante attivarsi.

È il senso profondo del fare volontariato.

Nella mia esperienza mi sono reso conto che in un primo approccio le persone non comprendono cosa voglia dire volontariato. Per tanti è solo buttare via il proprio tempo perché non c’è alcun ritorno. Questo è causato anche dalla società in cui viviamo in cui il ritorno è la prima caratteristica con cui valutiamo l’attività. Poi invece mettendoti in gioco se riesci a fare la cosa più importante che è creare un gruppo e un senso di comunità poi le persone non solo fanno quella azione specifica più volentieri, ma si sentono più importanti e valorizzate in ciò che fanno. E si rendono conto che l’azione che compiono ha migliorato l’ambiente in cui vivono e sono più propense ad essere poi proattive. Lì è importante il ruolo di essere reattivi, prendere in carico le richieste e riuscire a supportarle e attivarle. Dare l’opportunità di mettersi in gioco e valorizzare l’impegno e la posizione è fondamentale.

Quindi hai fiducia negli altri?

Si ho fiducia negli altri, non mi aspetto che tutti rispondano positivamente, ma quando le persone vedono che c’è qualcuno che si attiva e dà e indicazioni sicuramente sono più felici e si rendono conto che quella attività è importante. E magari un giorno si metteranno anche loro a disposizione per poterlo fare.

Luca Braga durante una trasmissione televisiva di Telearena

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