di Giulio Sensi – 16 giugno 2026

Una corsa contro il tempo: la storia di Amdjed e del valore della tutela volontaria

 Amdjed è arrivato in Italia a pochi giorni dai 18 anni. L’ostinazione di Marta Piras, sua tutrice volontaria, ha fatto si che non fosse trasferito in un CAS e ricominciasse a studiare imparando l’italiano. Grazie alla tutrice sono stati attivati gli strumenti necessari perché Amdjed non perdesse la possibilità costruire il proprio futuro.

Sono forse poco conosciute, ma dense di valore e significato le storie dei tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Il 6 maggio di quest’anno si è celebrata in Italia la prima Giornata Nazionale della Tutela Volontaria su iniziativa dell’associazione Tutori in Rete che mette in rete le realtà che si occupano di sostegno ai minori stranieri non accompagnati sul territorio italiano. Dialogando con Tutori in Rete si possono conoscere delle storie di tutori da raccontare: come quella di Marta Piras che vive a Oristano ed è tutrice di Amdjed, arrivato in Italia dall’Algeria.

“Lavoravo come mediatrice culturale in un progetto del CPIA quando un giorno arrivarono tre nuovi iscritti – racconta Piras –. Erano minori stranieri non accompagnati ospiti di un CAS per minori. Mi fu chiesto di sottoporli al test di ingresso. Erano arrivati da pochissimo e capivano ancora poco l’italiano. Tuttavia, uno di loro mi colpì subito: ascoltava ogni parola con un’attenzione fuori dal comune, cercando di coglierne il senso. Davanti a quel test si concentrò come se fosse la prova più importante della sua vita. In un certo senso lo era davvero”.

Fu il primo incontro di Marta con Amdjed. “Mi raccontò – dice ancora – che in Algeria frequentava la terza classe di un liceo economico e che il suo sogno era continuare a studiare economia anche in Italia”. Ma a lui mancavano pochi giorni dal compiere 18 anni. “Se non gli fosse stato assegnato un tutore in tempo, sarebbe stato trasferito in un CAS per adulti e avrebbe dovuto iniziare il percorso di richiesta asilo, con il rischio concreto di perdere la possibilità di proseguire gli studi. Dopo il test di ingresso lo osservai in classe. Cercava di capire tutto, si impegnava in ogni esercizio, ascoltava con attenzione la grammatica italiana. Era evidente che fosse un ragazzo brillante e determinato. Il suo talento e la sua volontà non potevano andare sprecati”.

Piras contatta a quel punto urgentemente il Tribunale per i Minorenni chiedendo la tutela del ragazzo e spiegando la situazione. Nel frattempo, si inizia a informare per iscriverlo a un istituto tecnico, indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing, il più vicino al suo percorso scolastico precedente.

“Il tempo però era pochissimo – racconta ancora –. Il tribunale non rispondeva e non sapevo se sarei stata nominata tutrice. Alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, insieme all’assistente sociale del Comune, decidemmo comunque di presentare l’istanza di prosieguo amministrativo. Il giorno del suo compleanno, il 28 ottobre 2025, arrivò finalmente il decreto di nomina, emesso qualche giorno prima. Formalmente la nomina era ormai decaduta, ma era comunque servita a presentare in tempo l’istanza di prosieguo”.

Così Amdjed non sarebbe stato trasferito in un CAS per adulti e il passo successivo fu la scuola. L’istituto tecnico inizialmente non accettò la sua iscrizione al corso diurno: era ormai maggiorenne e non parlava ancora bene l’italiano. Nonostante l’insistenza di Piras nel raccontare le sue capacità e la sua determinazione, la proposta fu quella di iscriverlo al corso serale. Per procedere con l’iscrizione serviva anche la traduzione dei suoi certificati scolastici dall’Algeria. Piras passò diverse ore a tradurre dall’arabo la sua ultima pagella e il certificato dell’ultimo anno frequentato. Alla fine, riuscì a presentare tutta la documentazione necessaria. Dalla settimana successiva Amdjed iniziò a frequentare la terza classe del corso serale, mentre nel pomeriggio continuava le lezioni di italiano al CPIA.

Le sue giornate sono molto intense. Frequenta il corso di italiano a Cabras nel pomeriggio e poi si sposta verso Oristano, dove iniziano le lezioni serali dell’istituto tecnico. La scuola si trova a circa sei chilometri dalla struttura di accoglienza in cui vive. Il percorso non è semplice: la strada non è illuminata e non esistono mezzi pubblici notturni. Nei primi mesi Amdjed si spostava spesso in bicicletta. Durante l’inverno, invece, riesce a organizzarsi con passaggi di professori, compagni di classe o di Marta Piras per poter frequentare con continuità. Nonostante queste difficoltà e le criticità presenti nel centro di accoglienza, Amdjed dimostra una grande pazienza e maturità. “Non prende parte ai conflitti – aggiunge al racconto – e preferisce confrontarsi con me quando si trova in situazioni difficili, chiedendo consiglio su come comportarsi. Rimane concentrato sui suoi obiettivi. A scuola si impegna molto e ottiene buoni risultati: adora economia aziendale. Ha costruito relazioni positive con compagni e insegnanti e in pochissimo tempo ha fatto progressi sorprendenti nella lingua italiana. Dopo appena cinque mesi dal suo arrivo riesce a comprendere conversazioni anche complesse e a esprimersi con sicurezza”.

“Spesso aiuta altri ragazzi della sua stessa nazionalità facendo da tramite linguistico. Il suo progetto di vita è chiaro: conseguire il diploma e iscriversi all’università per studiare economia. Nel frattempo, ci siamo attivati anche nella ricerca di un lavoro e abbiamo individuato un’opportunità stagionale nel settore della ristorazione, come cameriere in un hotel sul mare”.

Oggi Amdjed ha ottenuto il prosieguo amministrativo ed è seguito dai Servizi Sociali del Comune di Cabras fino al compimento dei 21 anni. È in fase di definizione anche il progetto regionale “Prendere il Volo”, finalizzato al raggiungimento dell’autonomia personale e abitativa. La sua determinazione dimostra quanto sia importante non fermarsi agli stereotipi e riconoscere il potenziale di ogni ragazzo e la sua storia dimostra quanto la tutela volontaria possa fare la differenza proprio nel momento più delicato della vita di un ragazzo arrivato solo in Italia: il passaggio alla maggiore età.

La presenza di una tutrice ha permesso di intervenire rapidamente, orientando le scelte e attivando gli strumenti necessari perché Amdjed non perdesse la possibilità di continuare a studiare e costruire il proprio futuro. La relazione di fiducia costruita nel tempo gli ha offerto un punto di riferimento stabile, capace di accompagnarlo nelle difficoltà quotidiane e nelle decisioni importanti. La tutela non si limita agli aspetti formali o amministrativi: significa ascolto, orientamento e presenza. Spesso i neomaggiorenni si trovano ancora più in difficoltà dei minori. Per questo è fondamentale poter continuare ad accompagnarli anche dopo i 18 anni, quando il rischio di interrompere i percorsi di inclusione è più alto.

Resta nel cuore di chi lo conosce e di Marta Piras una frase di Amdjed: “Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata. Tu mi hai aiutato a restare sulla strada giusta e a continuare a credere nel mio futuro.”

Amdjed e Marta Piras

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