di Riccardo Mascia – 3 giugno 2026

Oltre la disabilità tra ballo sardo e teatro: come il Sorriso ODV ha valorizzato i giovani di Ittiri

 Nella provincia di Sassari un gruppo di genitori di figli con disabilità intellettive e fisiche ha costruito una realtà che è diventata un modello di integrazione. L’associazione nasce per far uscire i ragazzi, farli vivere, valorizzarli.

Tutto nasce dalla famiglia, dalla volontà di vedere il proprio figlio esprimere un potenziale tenuto nascosto per troppo tempo; perché non è facile crescere un figlio con disabilità intellettive e fisiche in un paesino come Ittiri, nella periferia del Sassarese: i servizi sono carenti, non ci sono centri di aggregazione dove socializzare e sovente ci si trova esclusi dalle classiche attività sportive. Eppure come spesso accade è nella difficoltà che maturano idee e progetti di spessore: “Prima che iniziassimo a operare con l’associazione in paese non c’era niente: né servizi, né strutture appropriate, e la legge 162 era ancora marginale. I ragazzi con determinate problematiche venivano tenuti in casa, il supporto veniva dalla famiglia. L’associazione nasce da noi genitori: sentivamo la necessità di far uscire i ragazzi, farli vivere, valorizzarli”.

Lo racconta Francesco Deriu, presidente dell’associazione “Il Sorriso ODV”, un’organizzazione di volontariato che dal 2010 opera per arricchire il tessuto sociale di Ittiri e della provincia Sassarese;  una definizione volutamente generica, perché non si tratta solo di inserimento sociale, ma di dare la possibilità a queste persone, giovani o meno, di partecipare alla vita comunitaria, di dare il proprio contributo. “Abbiamo iniziato con piccoli laboratori – racconta Deriu – cucina, cucito, attività sportive e manuali, che potessero insegnare qualcosa di utile e nel contempo stimolare la loro creatività. Quando sono diventato presidente, nel 2019, ho voluto inserire qualcosa di diverso: il gruppo folkloristico di ballo sardo e il teatro”.

Le arti uniscono, sono per loro natura inclusive, la modalità d’espressione per eccellenza; e anche chi vive delle difficoltà nel relazionarsi trova spazio per poter esplorare la creatività e comunicare le proprie emozioni a chi sa ascoltare. “Il ballo sardo è un’attività che i ragazzi hanno accolto da subito con grande entusiasmo. Abbiamo chiamato un maestro dal gruppo folk del paese, per accompagnare i nostri figli in un percorso adatto a loro. Studiamo le coreografiche, e le proviamo due volte alla settimana tutti insieme. Da qualche anno a questa parte stiamo portando i nostri spettacoli in giro per la provincia e fuori. Abbiamo anche gli abiti tradizionali del nostro comune: ci siamo procurati le varie parti chiedendo di casa in casa ai nostri vicini e parenti, e con gran cuore hanno regalato vecchi abiti di famiglia inutilizzati. Ogni ragazzo ha il suo abito, assemblato nel tempo secondo i propri gusti”.

Non tutti però possono ballare: tra gli utenti le disabilità fisiche aggiungono carico a situazioni già per niente semplici da affrontare. Nondimeno esistono alternative, possibilità di esprimere una sensibilità nascosta pronta a emergere. “Con il teatro riusciamo a includere tutti: una ragazza in particolare ha delle difficoltà motorie, ma con le rappresentazioni può occuparsi dei testi e dei copioni, e partecipa come può agli spettacoli. Ogni aspetto è curato da lei e dagli altri ragazzi: dialoghi, musiche, coreografie. Abbiamo anche un maestro che supporta il processo e gestisce le prove, e diamo una mano anche noi genitori volontari”.

Un lavoro artistico importante, dove ognuno da un contributo fondamentale, che non può restar rinchiuso tra i muri della sede operativa dell’associazione. “Abbiamo iniziato portando i nostri spettacoli, sia di ballo che di teatro, nella nostra giornata annuale di raccolta fondi. Sin dai primi anni abbiamo cercato di coinvolgere altre realtà locali, perché vogliamo condividere il momento con altri, creare una rete che possa integrare e includere tutti. Nel tempo abbiamo conosciuto tante realtà, e collaboriamo volentieri con tutti: con le Istituzioni locali portiamo la nostra arte nelle scuole e nelle piazze, e quando ci vedono ballare spesso gli altri gruppi folkloristici ci invitano alle loro serate: nel futuro prossimo balleremo insieme ai gruppi caraibici nelle scuole, poi collaboreremo con il gruppo folk San Pietro, molto attivo sul territorio. Ci stanno riconoscendo, vogliono includerci nelle loro iniziative, e noi a nostra volta invitiamo loro per le nostre”.

È un dare e avere: i ragazzi dell’associazione il Sorriso oggi non sono solo integrati nella comunità, ma la valorizzano e la arricchiscono con la loro arte, portando avanti tradizioni preziose per i piccoli centri di periferia. Da un circoscritto gruppo di genitori è nata una realtà che può diventare modello tanto di integrazione quanto di animazione. “Oggi contiamo una ventina di volontari tra maestri, genitori e amici conosciuti nel percorso. Alle famiglie dico: non nascondete i vostri figli se hanno delle disabilità, perché possiedono grandi potenzialità che possono e devono essere valorizzate in strutture e associazioni dedicate. Alle istituzioni invece chiedo di dare e darci spazio, perché questi ragazzi possono dare tanto alla società”.

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