di Giulio Sensi – 3 giugno 2026

Salute mentale: Modena è un laboratorio di cura

 La Capitale Italiana del Volontariato non è solo il teatro di un terribile fatto di cronaca. È un esempio di cura per tutti.

Modena è stata lo scenario di un fatto di cronaca drammatico che ha rimesso a centro del dibattito, in modo spesso superficiale, il tema della salute mentale. Ma la Capitale Italiana del Volontariato 2026 è il territorio che ha avviato e sperimentato un progetto molto efficace e ramificato sulla salute mentale. Che vale la pena raccontare. Parliamo di “Social Point”, un progetto di inclusione sociale e cittadinanza attiva del Dipartimento di Salute Mentale di Modena (Azienda USL) gestito dalla cooperativa sociale Aliante.

Da oltre trent’anni Aliante opera sul territorio modenese con l’obiettivo di promuovere inclusione sociale, partecipazione attiva e opportunità di crescita per le persone più fragili, con una particolare attenzione ai cittadini che vivono situazioni di disagio psichico. Nata nel 1993 dalla volontà di dare prospettive concrete di vita, lavoro e integrazione a persone a rischio di esclusione sociale, Aliante ha sviluppato nel tempo un patrimonio di competenze, relazioni e progettualità al punto da rappresentare oggi un punto di riferimento nel campo della salute mentale.

La cooperativa ha costruito un modello di intervento fondato sulla centralità della persona, sulla valorizzazione delle capacità individuali e sul diritto di ciascuno a partecipare pienamente alla vita della comunità. Attraverso attività di riabilitazione sociale, percorsi di orientamento, formazione e inserimento lavorativo, Aliante accompagna le persone nel proprio percorso di crescita e autonomia, promuovendo il recupero di competenze, relazioni e progettualità di vita, esercitando anche un’azione di prevenzione.

In stretta collaborazione con i servizi sanitari, gli enti pubblici, il mondo associativo e le realtà del territorio, la cooperativa realizza interventi innovativi e qualificati, riconosciuti per la loro efficacia e per la capacità di coniugare inclusione sociale, cittadinanza attiva e diritto al lavoro. Un impegno che continua a rinnovarsi ogni giorno, nella convinzione che la salute mentale sia una responsabilità collettiva e che la costruzione di comunità accoglienti rappresenti uno degli strumenti più efficaci per contrastare isolamento, stigma ed esclusione.

E Social Point va nella direzione di promuovere una cultura di inclusione delle persone con disagio psichico, favorendo una mentalità libera da pregiudizi, sensibilizzando e informando la cittadinanza sui vari aspetti della malattia mentale. È formato attivamente da persone con disagio psichico, operatori, famigliari, cittadini interessati ed è nato e realizzato in collaborazione con il Centro servizi per il volontariato Terre Estensi, Associazione Idee in circolo, Associazione Insieme a noi.

Manuela Ciambellini della cooperativa Aliante è coordinatrice del progetto Social Point. “Co-progettiamo azioni di social prescribing e welfare culturale con tutte le realtà associative e di promozione sociale, sportiva e culturale interessate a sviluppare progetti – racconta Ciambellini –. Persone con disagio psichico che non sono solo destinatari, ma sono con noi nella co-creazione delle azioni, per questo siamo assieme, persone con disagio psichico operatori e familiari aperti a tutta la cittadinanza interessata. I nostri obiettivi più importanti sono sostenere ogni singola persona che arriva con un ascolto attento che vada a valorizzare non quello che non funziona, ma energie, competenze e passione, tentando di sviluppare percorsi di partecipazione e cittadinanza attiva”.

“Cercando di costruire – aggiunge Ciambellini – una progettazione partecipata nella programmazione delle attività con utenti e familiari. Così facciamo cultura e formazione del territorio”. Perché quando l’impatto del progetto viene raccontato in prima persona cambia tutto e diventa un contrasto allo stigma e uno strumento di diffusione di un’idea positiva rispetto alla salute mentale. Che in questo modo diventa oggetto di responsabilità collettiva e non può esimersi dal basarsi dalla partecipazione di tutta la società civile.

“Diventa finalità comune e responsabilità che va condivisa – dice ancora Ciambellini –. Bisogna cambiare molto le prospettive e riconoscere le competenze di chi abita il territorio. Quando dico restituire lo dico perché è fondamentale ridare quel ruolo alla società, legittimando saperi, caratteristiche e capacità di accoglienza. E non serve per forza e solo l’operatore, perché appunto sono persone prima di essere pazienti”.

Le attività messe in campo sono molte. Social Point è attraversato da tanti filoni: Radio Liberamente, laboratorio di song writing, redazione multimediale, corso podcast, laboratorio fotografia, laboratorio writing, yoga, sartoria sociale, cucina, laboratorio di recupero urbano.

“Questi alcuni esempi li coprogettiamo – racconta Ciambellini – con proposte che fanno il territorio e le associazioni o idee che arrivano dai destinatari direttamente: ascoltiamo i giovani e da lì con loro costruiamo le iniziative. Ragazze e ragazzi ci affiancano nella costruzione, non tutti certamente, ma chi ha energie e competenza sì”.

“Mi trovo spesso a dire che per molte persone percorsi di questo tipo sono un vero e proprio ritorno alla vita – dice Ciambellini –, riconoscersi come persone prima che come malattia e ritornare a sentire quello che sentono e provavano prima di essere spenti dalla malattia o talvolta dai farmaci”.

Fondamentale è anche la cura degli operatori: non solo dal punto di vista economico, ma anche per fare in modo che siano sereni “link worker”, operatori di collegamento che abitano tanti luoghi differenti e sanno leggere il bisogno clinico, di relazioni e rapportarsi con il mondo associativo in modo multidisciplinare. È necessario che gli operatori vengano supportati, che siano formati in modo continuo e vengano sostenuti nella quotidianità. “Altrimenti – dice Ciambellini – si rischia che questi progetti non tengano”.

Modena è un punto di riferimento per tutti con Social Pont che affronta i temi della salute mentale con determinazione e competenza. “Quello che spaventa di quello che è accaduto – conclude Ciambellini – è che è una cosa molto occidentale: parla di precarietà, di indeterminazione e paura sul futuro, di solitudine. Sono le cause che portano a noi il 90% delle persone che incontriamo. La mancanza di prospettive e di futuro lacera. Sono temi di tutti noi. Riguardano la collettività e la democrazia”.

Una delle attiivtà di Aliante (foto tratta dal profilo facebook dell'associazione)

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