Lo scorso 19 maggio, per la prima volta tramite una conferenza stampa online moderata dal Capodipartimento Giuseppe Pierro, è stato presentato il nuovo Avviso per la programmazione e progettazione del Servizio Civile Universale (SCU) per il 2026/2027, con scadenza il prossimo 30 settembre. Tra le principali novità, ci sono l’avvio di una sperimentazione legata alla messa in trasparenza delle competenze acquisite dagli operatori volontari, attuando quanto previsto dal DM 115/2024, e l’obbligo di prevedere tra gli obiettivi dei programmi, quello della Pace (Obiettivo 16 dell’Agenda 2030) che così diventa trasversale a tutti i progetti di SCU.
Per il Ministro per lo Sport e i Giovani, con delega al servizio civile, Andrea Abodi “con la nuova Circolare sulla progettazione del SCU vengono introdotti, per la prima volta, strumenti concreti per il riconoscimento delle competenze acquisite dagli operatori volontari nello svolgimento delle attività, rispettando un altro impegno che ho assunto nei primi mesi di mandato. Il Servizio civile Universale fa un ulteriore salto in avanti rafforzando il suo valore formativo, di crescita umana e civica per i giovani”.
“L’impegno civico e solidaristico – ha spiegato poi il viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci – è una delle esperienze più formative che un giovane possa fare nella sua vita: insegna responsabilità, cura degli altri, capacità di stare insieme, di condividere e rispettarsi. Per troppo tempo questo patrimonio di esperienze è rimasto invisibile agli occhi delle istituzioni, del mondo del lavoro e dei percorsi scolastici e universitari. Grazie all’impegno del Governo Meloni, abbiamo colmato questa lacuna, costruendo strumenti che rendano leggibili e spendibili le cosiddette soft skills, ossia competenze maturate in contesti di apprendimento non formale, a livello nazionale e anche europeo”.
I cambiamenti della nuova “Circolare per la presentazione e l’aggiornamento dei programmi di intervento del SCU” attuano di fatto quanto era stato già previsto a livello di “Piano triennale 2026-2028 per la programmazione del SCU”, approvato lo scorso 12 marzo, che si orientava infatti verso una semplificazione procedurale, un rafforzamento dell’identità valoriale del SCU (incentrata sulla pace) e una maggiore attenzione alla certificazione delle competenze, anche quelle trasversali e di cittadinanza. Altra grande novità, in linea con quanto già avvenuto lo scorso anno con la «neutralizzazione» della co-programmazione, che non incide più sul punteggio, è lo spostamento del peso della valutazione tutta sui progetti. Se infatti nel 2025 il punteggio totale era dato ancora dalla somma del punteggio del programma (max 30) e della media dei progetti (max 70), nella nuova Circolare il punteggio del programma deriva esclusivamente dalla media aritmetica dei punteggi dei singoli progetti (che ora arrivano a max 100 punti). Viene inoltre introdotto un punteggio premiale di 1 punto per i progetti degli enti che avranno mantenuto la stabilità progettuale nel ciclo precedente, non operando riduzioni ingiustificate di posti tra la graduatoria provvisoria e l’avvio del servizio.

Ritorna poi l’esclusione per i progetti che presentano descrizioni palesemente identiche negli obiettivi e nelle attività e viene chiarito che il percorso di tutoraggio deve iniziare preferibilmente alla fine del servizio e comunque non prima del quarto mese di svolgimento (nel 2025 il limite era “metà del periodo”). Per i formatori poi, la valutazione si concentra ora in modo più specifico sui loro “profili” più che sui loro nominativi, richiedendone la descrizione dettagliata per ciascun modulo.
Infine la procedura di valutazione coinvolge sempre più attivamente le Regioni e le Province autonome, applicando i criteri di riparto e competenza stabiliti nel nuovo Accordo quadro del 2024.

Gli enti hanno accolto in maniera sostanzialmente positiva le varie novità, con la CNESC (Conferenza nazionale enti di servizio civile) che ha ricordato come “L’obiettivo di attestare anche le competenze trasversali e di cittadinanza – vera novità di questa sperimentazione – ci trova favorevoli e collaborativi, trattandosi di un riconoscimento e di un’ulteriore valorizzazione dell’impegno dei volontari”. “Tra le novità richiamate – è stato poi aggiunto -, ci sembra importante la centralità data alla comunicazione non solo dei progetti ma anche dei valori del servizio civile. L’universalità infatti, oltre a investimenti stabili, richiede nei confronti dei giovani condizioni di accesso facilitate e chiare informazioni rispetto alle finalità dell’Istituto”.





