C’è un punto nell’entroterra ligure dove il rischio non è solo lo spopolamento, ma la perdita progressiva di senso dei luoghi. A Pentema, piccolo borgo dell’alta Val Pentemina, gli abitanti sono poche decine. Negli anni, come raccontano diverse esperienze simili nell’Appennino, la rarefazione della presenza umana ha lasciato spazio a un doppio processo: da un lato l’abbandono fisico di sentieri e manufatti, dall’altro una crescente esposizione al degrado e alla vandalizzazione.
È su questo crinale che si inserisce “Salvare il cuore della valle Pentemina”, progetto avviato nel 2025 dal G.R.S. Gruppo Ricreativo Sportivo Amici di Pentema APS grazie al bando “Semi di Bene”, promosso dal Csv Celivo di Genova con il sostegno di UniCredit nell’ambito dell’accordo nazionale con CSVnet. Non un intervento di mera manutenzione, ma un tentativo di rimettere in circolo relazioni tra territorio, memoria e nuove forme di fruizione.
La Valle Pentemina non è isolata solo per posizione. È uno di quei territori in cui la perdita di funzioni – agricole, produttive, sociali – ha progressivamente indebolito anche la capacità di essere attraversati. Le antiche mulattiere, un tempo infrastrutture essenziali di collegamento tra frazioni e attività economiche, sono diventate nel tempo percorsi marginali, in parte scomparsi dopo la costruzione della strada carrozzabile.
Il rischio, qui, non è soltanto “non passare più”, ma smettere di riconoscere il valore di ciò che resta: ponti ottocenteschi, mulini dismessi, cappelle votive incastonate nei terrazzamenti, muri a secco che raccontano una sapienza costruttiva diffusa.
Il progetto interviene proprio su questi elementi, con un lavoro che tiene insieme recupero materiale e costruzione di nuove modalità di fruizione.
Le attività si concentrano su alcune direttrici storiche: la mulattiera tra Pentema e Pezza di Pentema e i percorsi che da Serre conducono ai mulini lungo il torrente. Luoghi che non vengono semplicemente ripuliti, ma reinterpretati come nodi di una rete più ampia.
Accanto al recupero fisico, è prevista una valorizzazione narrativa: cartellonistica, aree di sosta, documentazione fotografica. La mostra realizzata nel borgo – con immagini dei percorsi e dei manufatti – non è solo restituzione estetica, ma uno strumento per riattivare uno sguardo collettivo sul territorio.
In parallelo, il progetto si innesta su iniziative già attive: il presepe storico di Pentema, che da trent’anni mette in scena la vita contadina, e la recente nascita della Cooperativa di Comunità Val Pentemina, che punta ad aprire un punto di accoglienza e ristoro.
Il tratto interessante è proprio qui: non un progetto isolato, ma un tassello dentro una strategia informale di riattivazione territoriale, in cui il volontariato agisce come infrastruttura leggera.
L’obiettivo dichiarato è aumentare la fruibilità della valle, ma il cambiamento atteso va oltre i numeri dei visitatori.
Il recupero dei sentieri permette di ridisegnare connessioni più ampie, collegando la Val Pentemina a sistemi escursionistici che arrivano fino al Monte Antola, alla Valbrevenna e alla Val Borbera. In questa prospettiva, la valle diventa parte di un circuito di turismo lento – a piedi, in mountain bike o a cavallo – che valorizza aree interne spesso escluse dai flussi costieri.
Ma il punto più rilevante è un altro: rendere di nuovo attraversabile un territorio significa anche riattivare forme di presidio. Più persone che passano, sostano, osservano, contribuiscono indirettamente a contrastare degrado e abbandono.
Il volontariato, in questo caso, non sostituisce servizi pubblici o investimenti strutturali, ma lavora su una soglia diversa: quella della cura diffusa e della capacità di generare attenzione.





