Enrico Giovannini è co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile di cui è socia anche CSVnet. Abbiamo dialogato con lui sulle sfide e le partite aperte per un futuro veramente sostenibile. Anche per l’Italia.
Giovannini, emerge dal rapporto di primavera di ASviS uno scollamento tra la determinazione della società civile nello spendersi per lo sviluppo sostenibile e i governi che rincorrono altre urgenze. È così?
Questo scollamento esiste ed è abbastanza incomprensibile da un cento punto di vista, perché se i politici vogliono essere confermati devono in qualche modo produrre risultati in linea con le aspettative degli elettori. Se il 90% degli elettori ritiene che la sostenibilità sia importante, l’85% degli operatori finanziari pensa che lo sia altrettanto, se pezzi importanti dell’economia investendo in sostenibilità guadagnano in produttività, tutto questo dovrebbe essere compreso. Veniamo da una battaglia ideologica che sottolinea i costi della transizione e non i vantaggi. Questo sta generando politiche che rallentano le trasformazioni e le rinviano.
A che punto siamo in Italia?
Ma in casi come quello attuale in cui c’è la crisi energetica tutti scoprono che sarebbe stato conveniente investire nelle rinnovabili e ridurre l’impatto della crisi sulle persone. Le persone non sono stupide e dove possono investono in finanza sostenibile che nonostante Trump, soprattutto in Europa, sta crescendo: i fondi sostenibili e i gestori anche italiani sono sempre più attenti a questo e scelgono, se sono in grado, i prodotti più sostenibili. Il problema è che abbiamo ancora una metà del nostro sistema economico e manufatturiero che invece rallenta e rinvia. E questo alimenta purtroppo le performance economiche che non sono particolarmente brillanti nel nostro paese. Le ultime indagini demoscopiche mostrano un’attenzione ancora forte alla sostenibilità e segnalano un riequilibrio fra la forte enfasi della sostenibilità ambientale e un maggior attenzione alla sostenibilità sociale.
Quale è il ruolo della società civile, del terzo settore e del volontariato in tutto questo?
È un’opportunità per il paese nel suo complesso, ma anche per il terzo settore per soddisfare bisogni crescenti e non soddisfatti dalla sfera pubblica in modo nuovo, diverso e magari più integrato con i principi di sostenibilità. Quando nel 2017 il governo Renzi presentò all’Onu la prima strategia di sviluppo sostenibile – non era un granché, ma già c’era – il ministro dell’ambiente Galletti mi volle avere vicino quando presentò all’High-Level Political Forum on Sustainable Development la strategia. Nella discussione il rappresentante della Thailandia prese la parola e disse: ‘ministro è bellissimo, ma l’Italia non è nota per la continuità dei governi, come pensa che possa essere?’ Galletti si girò verso di me e mi chiese: ‘che gli dico?’. Gli risposi: ‘i governi cambiano e la società civile resta’. E rispose così. 10 anni di ASviS e di tante altre esperienze hanno confermato che la società civile italiana non ha mollato, anzi. E in questo sforzo ha fatto della sostenibilità una cifra comune. Il Forum del terzo settore ha animato i propri aderenti per legare le attività agli SDGs, le fondazioni sia bancarie sia non bancarie hanno adottato l’agenda 2030 come tema di riferimento e potrei continuare così. Le difficoltà sono fortissime, ma la solidarietà nel nostro paese resta una cifra molto forte.
Sfide non semplici, ma che non possono essere non colte.
Oggi abbiamo una nuova sfida e opportunità: dopo il cambiamento della Costituzione promossa da ASviS nel 2022 che fa riferimento al futuro delle nuove generazioni il governo ha portato a compimento il percorso della legge 167 del 2025, che impone al governo stesso di valutare ogni nuova legge in termini di impatto sociale e ambientale sui giovani. Stiamo aspettando i decreti attuativi, ma potenzialmente è un cambio radicale del modo in cui le politiche potrebbero essere disegnate. Il terzo settore è una realtà straordinaria che lavora proprio in questa prospettiva, forse proprio nel riorientamento delle politiche ci possono essere spazi per politiche più coinvolgenti anche finanziariamente del terzo settore. È una speranza, ma se tutti spingiamo in questa direzione forse può diventare una realtà.
Partendo, come ha proposto ASviS, dalle nuove generazioni.
ASviS ha lasciato il progetto Ecosistema Futuro per mettere i futuri al centro della riflessione culturale politica ed economica del paese. Abbiamo lanciato il 13 maggio a Parma capitale dei giovani 2027 l’assemblea nazionale sul futuro, una sorta di parlamento dei giovani che partirà nel 2027 e abbiamo annunciato la nascita della Costituente: un gruppo di ragazze e ragazzi under 35 assistiti da 12 diversamente giovani e con una grande storia per aiutare i giovani a disegnare come dovrebbe funzionare questa nuova assemblea e istituzione. Nel frattempo, abbiamo lanciato a Parma le piazze sul futuro, un formato per coinvolgere giovani e non solo a progettare il futuro. Come ecosistema ASviS lanciamo un appello alle organizzazioni del terzo settore e del volontariato a unirsi in questo sforzo, magari organizzando piazze sul futuro per animare una riflessione di cui il paese ha bisogno in tempi complicati. I giovani sono molto preoccupati e sentono che il futuro viene deciso da qualcun altro. Questa iniziativa può essere un modo per rilanciare ideali comuni come quelli scritti in Costituzione.





