di Francesco Spagnolo – 12 maggio 2026

Non marciare, ma sfilare. La richiesta dei volontari di servizio civile per il 2 giugno

 In una lettera inviata a Mattarella, Crosetto e Abodi la Rappresentanza nazionale degli Operatori volontari del Servizio Civile Universale ha chiesto di rivedere le modalità di partecipazionedei volontari alla sfilata. La storia di una partecipazione a più riprese contestata.

La sfilata ai Fori imperiali per la Festa della Repubblica del 2 giugno torna a far parlare di sé dopo la lettera inviata dalla Rappresentanza nazionale degli Operatori volontari del Servizio Civile Universale, nella quale hanno chiesto al Presidente Mattarella, e ai Ministri Crosetto (Difesa) e Abodi (Giovani e SCU) “di rivedere le attuali modalità di partecipazione dei volontari, che prevedono attività di addestramento alla marcia e un inquadramento di tipo militare: questo, pur inserito nel contesto della cerimonia, decontestualizza la natura e la storia del Servizio Civile, istituto fondato sull’obiezione di coscienza e sulla difesa della Patria in forma non armata e nonviolenta”.

Nata nel 1948 per celebrare il secondo anniversario della Repubblica, due anni dopo la sfilata su via dei Fori Imperiali viene inserita nelle celebrazioni per la Festa della Repubblica. Sospesa alla fine degli anni ’70 per contenere la spesa pubblica, l’evento è stato ripristinato nel 1983, ma le celebrazioni si svolsero la prima domenica di giugno sull’itinerario Aventino-Porta S. Paolo in ricordo della resistenza all’occupazione tedesca della città di Roma. Il 4 giugno 2000, per volontà del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, la sfilata militare tornò a far parte delle celebrazioni della Festa della Repubblica e sul percorso dei Fori Imperiali.

Negli anni è stata contestata soprattutto dal mondo pacifista e nonviolento, che ne ha sottolineato la contraddizione tra l’essere una manifestazione legata alla Festa della Repubblica e il suo concretizzarsi in forme strettamente militaresche. Il contrasto si è reso più forte nel 2003, quando col beneplacito del Quirinale, per la prima volta vi parteciparono 4 volontarie del servizio civile, con la contestazione delle associazioni degli obiettori, che parlarono di “un totale svilimento di quelle che sono le radici culturali, politiche e sociali del servizio civile”. L’anno successivo Massimo Paolicelli, Presidente dell’AON (Associazione Obiettori Nonviolenti), scriverà al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per chiedere di “non far sfilare le volontarie in servizio civile durante la parata militare del prossimo 2 giugno”, mentre nel 2005 un gruppetto di operatrici volontarie sarà presente su un camioncino con la bandiera della pace.

Nel 2006, la prima Rappresentanza nazionale del Servizio Civile, eletta proprio quell’anno, chiese al ministro con delega, on. Paolo Ferrero “se non fosse possibile pensare a qualcosa di diverso dalla parata militare per far manifestare le forme di difesa civili”. “Non chiedevo – spiegò in una intervista il Rappresentante nazionale Emanuele Pizzo – una contro manifestazione, ma un’iniziativa ufficiale che potesse dar loro maggiore visibilità e marcasse la differenza dai corpi armati”.

Nel 2007, anche l’A.O.N. scriverà al Ministro Ferrero chiedendo di “ritirare la delegazione di giovani in servizio civile”. “Come Associazione Obiettori Nonviolenti – spiegava Paolicelli – siamo contrari all’idea che la Repubblica, fondata sul lavoro e sul ripudio della guerra, venga festeggiata con una parata militare. Un modo anacronistico e fuori dalla storia di ostentare la forza di un paese. Noi pensiamo invece che i valori della Repubblica arrivino da chi quotidianamente è impegnato a vario titolo a far crescere nel paese i valori della pace, della giustizia, della solidarietà e dei diritti, e che in quella parata non è minimamente rappresentato”. Lo stesso anno la CNESC (Conferenza nazionale enti di servizio civile) lanciò l’iniziativa di una “festa di popolo e celebrazione della democrazia” proponendo alle Istituzioni, ai parlamentari e alla società civile di visitare il 2 giugno “i luoghi in cui si svolge il servizio civile, per far incontrare le persone, le famiglie, con i giovani in servizio civile e con volti e situazioni di marginalità”.

Nel 2011 la presenza dei giovani in servizio civile sarà messa in discussione dallo stesso Consiglio supremo della Difesa, mentre nel 2012 varie Associazioni pacifiste, nonviolente e del servizio civile, scriveranno al Ministro con delega, Andrea Riccardi, per chiedere che i giovani in servizio civile, chiamati a marciare con passo marziale e non più trasportati su una camionetta, non svolgessero una preparazione di tipo “militare”. Lo stesso Riccardi in quella data accolse l’invito a visitare una delle sedi della Federazione SCS/CNOS – Salesiani per il Sociale, accogliendo l’invito della CNESC, che ha scelto di celebrare la Festa della Repubblica tenendo aperte le sedi di servizio civile in concomitanza della tradizionale parata militare prevista per lo stesso giorno, anche se poi non poté partecipare a causa degli impegni pregressi nelle zone colpite dal sisma in Emilia Romagna di quell’anno.

Nel 2013 sarà la Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, accogliendo l’invito della Rete Italiana per il Disarmo, del Forum Nazionale per il Servizio Civile, del Tavolo Interventi Civili di Pace, della Campagna “Sbilanciamoci” e della CNESC, a celebrare in maniera diversa la Festa della Repubblica e ad incontrare in questa occasione il mondo della nonviolenza e del servizio civile, negli stessi giorni in cui due mozioni dei gruppi parlamentari del M5S e di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), chiedevano l’abolizione della parata militare e di “destinare i fondi risparmiati al servizio civile”.

Due anni dopo, il 2 giugno 2015, per la prima volta l’Aula di Montecitorio si aprirà ai giovani del servizio civile su invito proprio della Presidente Boldrini, che dirà: ” È la prima volta che in occasione della Festa della Repubblica facciamo questa iniziativa con i giovani del Servizio civile. Questi ragazzi dedicano un anno della loro vita al Paese, alla patria. Devono essere riconosciuti anche loro come attori del miglioramento del nostro Paese”.

L’iniziativa si ripeterà anche l’anno successivo, mentre nel 2018, non lontano dai Fori Imperiali, si svolse l’evento “Corpi civili di pace: i primi semi di un grande sogno”, realizzato da ACLI, Arci Servizio Civile, Caritas Italiana, CESC Project, Focus-Casa dei Diritti Sociali, FOCSIV, Federazione SCN/CNOS e “Un Ponte per…”. L’allora Presidente della Camera, on. Roberto Fico, in un saluto scritto ricordò “chi, come i volontari del servizio civile e – in particolare – dei corpi civili di pace, sono impegnati ogni giorno nel promuovere i valori della nostra Carta Costituzionale”. Un’esperienza, quella del servizio civile, che per Fico “è diventata una risorsa irrinunciabile, preziosa per chi ne beneficia, ma anche e soprattutto per i ragazzi che, con la decisione di dedicare un anno della loro vita agli altri, vivono esperienze di arricchimento e crescita”.

Negli ultimi anni il Servizio Civile Universale ha partecipato stabilmente alla Festa della Repubblica, tranne nel biennio 2020-2021 quando fu sospesa a causa della pandemia. Ora si riapre il dibattito, con la Rappresentanza nazionale che chiede “di valorizzare maggiormente la presenza del Servizio Civile all’interno della parata, anche attraverso una collocazione simbolicamente significativa, fino a considerare l’eventualità di una partecipazione in apertura della cerimonia” e “che gli operatori volontari possano partecipare secondo forme pienamente civili, senza ricorso ad addestramento o inquadramento militare, analogamente a quanto avviene per altre componenti della società civile presenti, sostituendo così la marcia con una passeggiata ordinata e “civilista””.

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