di Antonio Derinaldis - Portavoce Nazionale Rete Associativa ADA – 11 maggio 2026

I “cyber volontari”: la generazione socio-tecnologica di prossimità

 La digitalizzazione ha generato un nuovo attivismo: quello dei cittadini che integrano competenze digitali e sensibilità ecosistemica di innovazione sociale per sostenere processi di inclusione. L'analisi dei nuovi "cyber volontari" tracciata dal portavoce nazionale Rete Associativa ADA Antonio Derinaldis.

La crescente digitalizzazione dei servizi pubblici e delle infrastrutture sociali ha reso evidente l’emergere di un nuovo attivismo “algoretico” pronto a mediare tra tecnologie, istituzioni e comunità. In questo contesto emergono i “cyber volontari” (“cyber volunteers”) cittadini attivi che integrano competenze digitali e sensibilità ecosistemica di innovazione sociale per sostenere processi di inclusione.  

Il cyber-volontariato lo potremmo in maniera visionaria denominarlo generazione “tech runners”, volontari digitali specializzati nell’accompagnamento operativo e nella “facilitazione tecnologica di prossimità”.  Scenario trasformativo per favorire sistemi di welfare comunitario, evidenziandone funzioni, potenzialità ed implicazioni organizzative.

L’analisi si basa su un approccio qualitativo di tipo esplorativo, fondato su tre assi metodologici:  revisione della letteratura sui temi del volontariato digitale, civic tech, mediazione socio-tecnologica e modelli post-age-tech;  osservazione di pratiche emergenti in contesti di terzo settore, con particolare attenzione a sportelli digitali, spazi civici e servizi di prossimità; analisi comparativa di modelli organizzativi che integrano volontari con competenze tecnologiche, al fine di identificare pattern ricorrenti e criticità operative. I cyber volontari si affacciano nello scenario sociale come facilitatori dell’accesso ai servizi digitali, riducendo barriere tecniche e cognitive.

La loro presenza migliorerebbe la capacità delle organizzazioni di rispondere a bisogni complessi, soprattutto nei territori caratterizzati da fragilità socio-economiche. Il cyber-volontariato si presenta al mondo come modello di sviluppo sociale da “tech-running”, veri mediatori socio-tecnologici. Si distinguono per un intervento “mobile” e situato: agiscono nei luoghi della quotidianità, supportando cittadini, persone anziane, fragilità intergenerazionale e operatori nell’uso di piattaforme digitali, nella gestione di identità digitali, nella sicurezza informatica di base e nella risoluzione di problemi tecnici immediati. Essi svolgono funzioni di leadership distribuite solidali tra infrastrutture tecnologiche e comunità locali, contribuendo alla costruzione di capacità digitali diffuse.

L’integrazione di volontari digitali richiede nuove competenze di governance: definizione di protocolli di gestione dei dati, percorsi formativi continui, coordinamento digitale interno e sistemi di valutazione dell’impatto specifici per il volontariato tecnologico. Le organizzazioni che adottano tali modelli mostrerebbero maggiore resilienza, capacità di innovazione e apertura alla collaborazione intersettoriale. Alcuni risultati suggeriscono che i cyber volontari rappresentano un elemento chiave per affrontare le sfide della transizione digitale nei sistemi di welfare comunitario.

La loro azione non si limita a colmare divari tecnologici, ma contribuisce alla costruzione di nuove forme di cittadinanza attiva, basate su competenze condivise, prossimità relazionale e cooperazione civica. Il modello post-age-tech, che supera la retorica dell’età come barriera, evidenzia come tale semantica dell’impegno possa favorire processi di empowerment intergenerazionale. Dal punto di vista pratico, i cyber volunteers possono essere interpretati come attori socio-tecnici ibridi, capaci di tradurre bisogni sociali in soluzioni digitali accessibili entrando anche le campo del “volontariato di competenza”. Essi costituiscono un dispositivo di innovazione sociale replicabile, utile per enti pubblici, organizzazioni del terzo settore, reti associative e sociale organizzato.  In conclusione, la diffusione di una nuova generazione di “volontariato” indica che la trasformazione digitale non è un processo puramente tecnico, ma un fenomeno socio-organizzativo che richiede nuove competenze, nuove forme di volontariato e nuove infrastrutture di prossimità “evoluzionarie”.

Foto di Enrico Genovesi da Tanti per tutti.

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