di Giulio Sensi – 30 aprile 2026

Casa e lavoro per le donne vittime. I risultati del progetto a Genova di "Per non subire violenza"

 A Genova il Centro per non subire violenza ha vinto il premio promosso da Celivo e Confindustria. Tutti i risultati del progetto animato anche da volontarie che restituisce consapevolezza e dignità che sta portando risulati grazie all'alleanza con Coop Liguria e Fondazione Gigi Ghirotti.

Casa e lavoro sono due priorità per le donne che escono da percorsi di recupero della propria autonomia dopo essere state vittime di violenza. È la bussola che orienta, insieme al pieno recupero della dignità e della sicurezza, l’opera del Centro per non subire violenza che a Genova sta operando in modo concreto al fianco delle vittime. Lo fa con un progetto in collaborazione con Coop Liguria, dando opportunità di autonomia a donne che stanno affrontando un percorso di uscita. Un altro accordo con la Fondazione Gigi Ghirotti ha messo un nuovo tassello nella direzione desiderata e costruita dal Centro.

Questa iniziativa si è aggiudicata a dicembre 2025 il premio per Esperienze di Partnership Sociali tra imprese ed Enti di Terzo Settore, promosso da Celivo e Confindustria Genova e si inserisce in un più ampio sostegno pluriennale che Coop Liguria garantisce al Centro, anche attraverso la donazione di beni utili per accogliere le donne nella casa sicura gestita dall’associazione. Coop Liguria le contatta direttamente per un colloquio conoscitivo, valutando la possibilità di inserirle come addette alle vendite nei propri supermercati e ipermercati.

Il progetto si è arricchito con una partnership operativa tra Coop e lo Sportello Lavoro del Centro, che segnala alla Cooperativa le donne in cerca di occupazione.

La presidente del Centro per non subire violenza Gabriella Grasso è una volontaria in prima linea insieme alle altre operatrici e volontarie del Centro per la difesa dei diritti delle donne vittime di violenza.

“La cosa che noi facciamo e non fanno gli altri – ci racconta –è legata al lavoro. I due accordi con Coop Liguria e Fondazione Gigi Ghirotti hanno l’obiettivo dell’assunzione delle donne. Da parecchi anni abbiamo uno sportello di orientamento al lavoro e le signore nell’uscita del loro percorso hanno dovuto lasciare il lavoro perché hanno subito violenza anche di tipo economico. Hanno l’opportunità di ricostruire il loro curriculum vitae, perché la violenza rende le donne inconsapevoli delle proprie capacità”.

I risultati generati da questi accordi sono molto positivi. Nel primo anno di attività, il progetto con Coop Liguria ha già prodotto risultati significativi: su 10 donne segnalate, 4 sono state assunte, 5 sono state ritenute idonee ma non ancora disponibili a iniziare il lavoro, una è in fase di valutazione. Questi numeri testimoniano l’efficacia dell’iniziativa, che si distingue per la sua originalità e impatto sociale, contribuendo al miglioramento della qualità della vita delle beneficiarie e al raggiungimento degli obiettivi 5, 8 e 10 dell’Agenda ONU 2030, legati alla parità di genere, al lavoro dignitoso e alla riduzione delle disuguaglianze.

“Le aziende hanno agevolazioni – aggiunge Grasso – e sanno che devono tutelare le donne. Solo chi svolge i colloqui è a conoscenza del fatto che la lavoratrice sia stata vittima di violenza, per evitare che in mezzo ai colleghi di lavoro venga giudicata diversamente. Sostengo e dico sempre in ogni occasione che le donne hanno bisogno del lavoro e della casa. Perché se vogliono riconquistare la loro autonomia hanno bisogno di questo, per il lavoro qualche passo avanti è stato fatto, ma siamo disponibili a stringere accordi con altre aziende”.

La maggior parte delle persone che operano nel Centro per non subire violenza sono volontarie al fianco di 11 dipendenti. Il Centro riceve finanziamenti pubblici per gestire come Centro antiviolenza tre case, tra cui una casa rifugio a indirizzo segreto e due di accompagnamento all’uscita. “Siamo una ‘azienda di volontarie’. E voglio dire che si parla poco di altre forme di violenza: psicologica ed economica –conclude Grasso –. Tante donne hanno dovuto rinunciare la lavoro per accudire i figli e non hanno mai potuto lavorare. Ci sono donne che non sapevano nemmeno usare il bancomat perché erano alle dipendenze del maltrattante, della persona che le dominava. Quella del lavoro è la battaglia che porto avanti, parlo sempre di questo. Lavoro e casa sono fondamentali”.

Il Centro per non subire violenza porta avanti anche attività di teatro terapia e pet therapy e lavora per far acquisire alle donne la consapevolezza di sé stesse, dando anche consulenza legale e psicologica. Il progetto dimostra una forte capacità di coinvolgimento di attori sociali diversi e si configura come replicabile in altri contesti territoriali, offrendo un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico, privato e sociale per l’inclusione lavorativa e la tutela dei diritti.

Gabriella Grasso

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