Quando è arrivato all’età della pensione Luigi Enrico Maccolini – 67 anni e oggi dopo una vita lavorativa vissuta come informatico in una grande azienda – si è dedicato al suo hobby principale: la bicicletta. Ma girando spesso in solitudine sentiva il bisogno di socializzare. Per farlo ha trovato la soluzione più utile a sé stesso e agli altri: il volontariato. Si è proposto alle associazioni del territorio montuoso attorno a Bologna per dare un contributo a trasmettere le conoscenze informatiche alle persone che ne hanno bisogno, soprattutto gli anziani.
“La mia vita lavorativa – racconta – è sempre stata dedicata all’informatica di tipo sanitario, prima in Lombardia, poi a Bologna e Perugia. Per socializzare e superare la solitudine della bicicletta ho iniziato a fare volontariato. Da dieci anni sono socio di Informatici Senza Frontiere, poi mi sono rivolto alle associazioni del territorio di Monzuno”. Le associazioni a cui cui Maccolin si è reso disponibile sono “Lo Scoiattolo” che anima la Stazione di Posta dell’Appennino e l’Auser Bologna.
“La fase di ricerca – racconta – è stata abbastanza complessa, poi ho fatto i colloqui con le associazioni e sono partito. Mi sono proposto non per fare attività assistenziali, su cui non sono preparato, ma per trattare i dati, la mia competenza”. Con l’Auser Maccolini ha fatto e continua a fare corsi sulle fake news e sulla disinformazione”. I destinatari del corso sono gli over 60 disinformati, “ma, racconta Maccolini –, avendolo pubblicizzato su Facebook ha coinvolto persone già preparate. Ora stiamo tentando di attrarre persone più digiune di conoscenze informatiche, per fare in modo che sia ancora più efficace. Il mio obiettivo è quello perché adesso la gente parla molto meno, non c’è la piazza e nelle città soprattutto gli anziani non hanno occasioni di incontro. Mentre in montagna la gente parla di più, ma è più ritrosa a parlare di questi temi”.
Maccolini aiuta gli altri nelle associazioni, ma anche le persone che conosce fuori che gli hanno chiesto un aiuto soprattutto per attivare e gestire lo SPID. Con l’attenzione che lui sa rivolgere alla privacy. “Si fidano di più – aggiunge Maccoilin –, ma entrare nello spid o nel fascicolo sanitario elettronico è un gesto che interviene nelle questioni personali perché vedi anche questioni legate alle patologie. In alcuni casi ho chiamato e avvisato i familiari per accertarmi che fossero d’accordo, è un settore in cui serve prudenza e conoscere bene la normativa sulla privacy. Far capire alle persone che non hai interesse a sapere certe cose che le riguardano. È meglio avere alle spalle un’organizzazione perché altrimenti il rischio è che altre persone ti rubino l’identità. Non è un argomento semplice e quando ti presenti con un retroterra documentato la persona è più tutelata”.
A “Lo Scoiattolo” Maccolini dona mezza giornata a settimana a Lama di Reno (Marzabotto) e con Auser sta preparando la terza edizione del corso contro la disinformazione e le truffe online. Un lavoro particolarmente prezioso nelle aree interne e rurali dove le strutture sanitarie sono meno presenti. “Quando ho fatto capire che i referti li potevi prendere direttamente dal fascicolo senza tornare in ospedale la persona si è risparmiata un viaggio. I centri sanitari sono pochi e hanno orari fissi. Così invece la sera puoi scaricare i referti di diagnostica specialistica”. Il vantaggio è per il territorio e le persone e anche per Maccolini. “Socializzare, vedere le persone, scambiare idee è utile e divertente. Dalle organizzazioni sono stato accolto a braccia aperte. E l’esperienza aiuta perché sai come sia meglio intervenire”.





