RiLavorare, RiStudiare, RiPartire. È RiMind, esperienza consolidata che, dai quadranti periferici di Roma Sud (Fonte Laurentina, Spinaceto, Tor de Cenci), può diventare modello di contaminazione positiva sui territori, anche oltre regione. A portarlo avanti è un gruppo di imprenditori, formatori, esperti di management – manager di strada, come si autodefiniscono – che hanno dato vita a Cesmal, un Centro di Studi sul Management e il Lavoro, oggi un’associazione di promozione sociale che punta a divulgare competenze e formazione sul lavoro.
Un progetto che diventa risposta concreta per il recupero dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che si trovano a vivere in un limbo senza studiare, lavorare o formarsi. Secondo l’elaborazione Openpolis e Con i Bambini sui dati Eurostat – lo ricordiamo – in un contesto europeo che resta comunque disomogeneo, il nostro Paese è il secondo con la percentuale di Neet più alta, dopo la sola Romania, nonostante la media nazionale del 15,2% del 2024 sia in calo rispetto al 16,1% del 2023 e al 19% del 2022.
A Spinaceto, quartiere popolare nato negli anni Sessanta nel quadrante sud-ovest di Roma, RiMind ha visto l’avvio della sperimentazione con un hub formativo e culturale per i giovani del quartiere, un luogo condiviso con le associazioni del territorio in cui i ragazzi possano avere un tempo di qualità e un supporto psicologico dedicato e accedere alla formazione specifica. E poi il coinvolgimento delle scuole – per recuperare percorsi interrotti o proporre corsi alternativi – e delle aziende del territorio, per l’inserimento con contratti di apprendistato. “Siamo manager di aziende che hanno scelto di dedicare parte del loro tempo ad un volontariato qualificato, condividendo competenze su lavoro e formazione – spiega Antonio Votino, Presidente Cesmal -. A Spinaceto, e nelle altre periferie individuate, le imprese del territorio chiedono personale formato e noi ci troviamo di fronte giovani con un grande potenziale da riattivare, che supportiamo anzitutto nel superare i loro ostacoli”.
E, mentre RiMind prosegue coinvolgendo anche gli istituti tecnici superiori, “stiamo orientando e qualificando il progetto anche verso i cinquanta-sessantenni che escono dal mondo del lavoro. Sono dirigenti ed ex dirigenti liquidati in anticipo dalle proprie aziende che scelgono l’impegno sociale e fanno un percorso che li porta spesso verso un volontariato di qualità. Un filone ancora sperimentale, che, anche grazie a partnership con il mondo universitario e delle fondazioni, porterà a punti di ascolto sul territorio e attività di reimpiego”.
Un progetto, due binari, che hanno un fondamentale punto di contatto, la patrimonializzazione dell’esperienza. “Volontari che provengono dal mondo dell’impresa mettono a disposizione tempo e competenze, ad esempio nella finanza e nel project management. Questo vale per i giovani Neet, per i manager e gli ex manager, ma anche per le associazioni. Basti pensare al supporto ai progetti finanziati, ai servizi di consulenza e anche sul whistleblowing, introdotto con il D.lgs. n. 24/2023, con cui l’Italia ha recepito la DirettivaUE 2019/1937 e spesso appaltato al Terzo Settore”, continua Votino.
Un’esperienza quella di Cesmal e del progetto RiMind in cui volontariato di qualità, trasmissione di competenze e incontro tra generazioni diventano punti di forza di un’azione che si fa obiettivo. In un contesto di impegno da cui emerge, come sottolinea il presidente di Cesmal, come negli over 65 e in generale nelle persone di età più avanzata, emerga con decisione la voglia di aggregazione e di confronto con chi ha lo stesso desiderio di impegno per il sociale. “Un fenomeno inizialmente legato al post Covid, un trend che manterremo per i prossimi anni: che le persone più in là con l’età vogliono ritrovare uno stare insieme e l’impegno nel Terzo Settore a supporto di un’associazione, di un progetto”. Quella di un impegno sociale che diventa pilastro fondamentale dello star bene con se stessi e con il mondo, in un approccio one health particolarmente spiccato negli over 65, è la fotografia e l’esperienza di Cesmal e di Antonio Votino. Che chiude auspicando una sempre maggior collaborazione tra le associazioni che lavorano negli stessi ambiti nei territori, dove “CSV Lazio porta avanti un’azione efficace e capillare, ma la rete tra tante esperienze diverse fatica ancora”.





