di Giulio Sensi – 20 aprile 2026

Dialogo attorno al volontariato a dieci anni dalla riforma del terzo settore

 Alla Scuola Superiore Sant'Anna due giorni di dibattiti organizzati dal MoVI e altre realtà. Una ricerca ha indagato gli effetti della riforma del terzo settore sul volontariato. Gli adempimenti burocratici pesano, ma tutto il volontariato è in piena trasformazione.

Il volontariato a dieci anni dalla riforma del terzo settore“ è stato il titolo del convegno organizzato il 17 e 18 aprile a Pisa dal MoVI, la Scuola Superiore Sant’Anna, il Centro di Ricerca Maria Eletta Martini e la Fondazione Emanuela Zancan. Due giorni di relazioni, dialoghi e riflessioni su come il volontariato stia vivendo le trasformazioni generate non solo dalla riforma, ma anche dai cambiamenti sociali in atto. I lavori sono stati aperti da Emanuele Rossi, docente della Scuola Superiore Sant’Anna che ha ripercorso l’evoluzione storica e normativa del volontariato in Italia “dai tempi della Legge quadro del 1991 che è stato il ruscello di partenza diventato poi un grande fiume, quello del terzo settore”.

La ricerca MoVI sull’impatto del codice sul volontariato

Camilla Caporali e Marco Accorinti dell’Università Roma Tre hanno presentato una ricerca condotta per il MoVI che è andata a indagare l’impatto del Codice del Terzo Settore sul volontariato. Caporali ha parlato di “trasformazioni interne in atto e la frattura generazionale, un volontariato puro, continuativo e identitario che appare oggi in trasformazione. Si registra – ha ricordato Caporali – una riduzione del numero complessivo di volontari e, parallelamente, un aumento dell’impegno richiesto ai singoli. In questo quadro emerge una frattura generazionale: i giovani non sono assenti, ma tendono a privilegiare forme di partecipazione meno strutturate, più intermittenti e meno legate alle organizzazioni tradizionali”. Caporali ha raccontato le nuove forme di partecipazione. “Si delineano due configurazioni emergenti – ha detto –: da un lato un volontariato di tipo emergenziale, attivato da eventi critici e caratterizzato da forte intensità, ma scarsa continuità; dall’altro forme di attivismo sociopolitico legate a temi specifici (diritti, ambiente, giustizia sociale). Questi modelli sembrano indicare un cambiamento nelle motivazioni e nelle modalità di azione, ma pongono anche problemi di stabilità e coordinamento”. Accorinti ha parlato della ricerca svolta su iniziativa del MoVI. “Le impressioni sugli effetti della Riforma – ha detto – sono ambivalenti. Da un lato aumenta la trasparenza, rafforza gli strumenti di controllo e introduce una maggiore chiarezza nei requisiti di accesso. Dall’altro lato, determina un significativo incremento della complessità burocratica, con nuovi adempimenti amministrativi e fiscali che richiedono competenze specifiche e risorse aggiuntive. L’impatto risulta fortemente differenziato a livello territoriale e organizzativo, evidenziando disuguaglianze nella capacità di adattamento tra enti”.

La ricerca nazionale ha evidenziato una diffusa insoddisfazione tra i volontari rispetto all’impatto della Riforma: oltre la metà degli intervistati esprime infatti un giudizio negativo, segnalando un aumento della burocrazia, una crescente difficoltà operativa per le associazioni e un progressivo allontanamento tra impianto normativo e realtà dei territori.

Per il MoVI, il confronto di questi giorni rafforza la necessità di un cambio di paradigma. Non si tratta solo di correggere alcuni aspetti tecnici della normativa, ma di ripensare il ruolo stesso del volontariato nel sistema sociale e nel terzo settore. Tre le proposte presentate dal presidente Gianluca Cantisani al termine del convegno: rilanciare il volontariato civico: come forma di advocacy verso le istituzioni e come partecipazione democratica, distinta dalla gestione di servizi; riformare il Codice del Terzo Settore: per semplificare gli adempimenti per le realtà del volontariato più piccole e spontanee e chiarire meglio i confini tra le diverse forme giuridiche; riconoscere il volontariato informale — la proposta indicata come politicamente più urgente per colmare il deficit di democrazia che l’interpretazione del codice sta creando nel paese—, introducendo nel Codice uno spazio per le aggregazioni spontanee e un percorso graduale verso la formalizzazione del loro ruolo. Accanto a questo, il convegno ha sottolineato l’importanza di rafforzare gli spazi di coordinamento con le reti del volontariato, promuovendo forme di collaborazione più strutturate e continuative che permettano di superare logiche competitive e valorizzare il radicamento territoriale delle associazioni.

Le voci e le idee emerse dal dibattito

Alla riflessione sui temi della riforma e sul ruolo svolto dal volontariato nel terzo settore si sono concentrati gli interventi di Andrea Salvini (Università di Pisa), Sebastiano Citroni (Università dell’Insubria), Lorenza Violini (Università di Milano), Giulia Donadio (Università di Pisa), Mario Renna (Università di Siena) e Giulia Boletto (Università di Pisa).

Il volontariato è la cifra della democrazia

La sessione del pomeriggio del 17 aprile è stata dedicata al rapporto tra il volontariato e il settore pubblico e aperta dal Giudice della Corte Costituzionale Luca Antonini. Antonini ha riflettuto sui valori di fondo che animano il volontariato. “Siamo in tempi critici – ha detto – e in tempi di crisi pesa sul volontariato una grande responsabilità che deriva dal suo valore”. Antonini ha ricordato quanto le sentenze 72 del 2022 e 131 de 2020 della Corte Costituzionale abbiamo valorizzato le competenze del volontariato. “Il volontariato – ha detto Antonini – rappresenta un bene straordinario che dimostra il valore delle democrazie. Le democrazie non muoiono perché si suicidano, si desertificano da dentro e la presenza del volontario è la cifra che dimostra il valore della democrazia”. Ha ricordato che la sentenza 72 sottolinea come “il volontariato costituisce una modalità fondamentale di partecipazione civica e di formazione del capitale sociale delle istituzioni democratiche” e che “se vogliano permettere la sopravvivenza delle democrazie dobbiamo valorizzare il fatto che forse il suo cuore è la possibilità che esista un’azione volontaria. Questo diventa la grammatica della convivenza civile”. Il ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna e del Centro di Ricerca Maria Eletta Martini Giammaria Gotti ha ricostruito il significato della presenza del volontariato in processi di amministrazione condivisa, presenza che porta a modificare anche le modalità di attuazione dell’amministrazione condivisa stessa. “Il volontariato – ha sottolineato Gotti – va a incidere su come questa funzione amministrativa viene condivisa”.

Luca Gori, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha parlato di volontariato e ordinamento multilivello. “L’articolo 17 del Codice – ha sottolineato – assume una valenza ordinamentale, aspira a inquadrare un determinato fenomeno, in questo caso un comportamento umano in termini generali esaustivi. In altre parole, punta a dare una disciplina, una definizione e un regime del volontariato in modo che in qualsiasi ambito si verifichi si debba fare riferimento a quel paradigma legislativo”. Gori ha tracciato una sorta di bilancio del decennio del Codice con due tendenze “centrifughe” oltre a quella “centripeta”: una prima di tipo orizzontale con il legislatore statale che conia definizioni speciali che vanno ad aggettivare il volontariato e una di tipo verticale, con diversi livelli di governo (locali e regionali) nel servizio delle loro funzioni che hanno aggiunto nuove tipologie di volontariato. Il quadro diventa molto meno certo rispetto alle volontà iniziali. “Il tratto comune – ha ricordato Gori – è considerare il volontariato e le attività di volontariato come fenomeni che hanno consistenza a prescindere dall’ente in cui vengono svolti”. Sulla mancanza di una definizione univoca del volontariato a livello europeo ha parlato Giacomo Delledonne della Scuola Sant’Anna.

Gli aggettivi del volontariato

A Franca Maino (Università degli Studi di Milano e Percorsi di Secondo Welfare) è stato chiesto un contributo intorno agli “aggettivi” del volontariato. Maino ha ricordato quanto il volontariato sia sempre più plurale: cambiano le forme e i significati, i diversi aggettivi segnalano trasformazioni nella società e nel welfare, non sono solo descrittivi di un fenomeno, ma riflettono cambiamenti istituzionali e sociali e orientano pratiche e politiche. Maino ha ripercorso le nuove forme, i nuovi attori, nuovi e strumenti: il volontariato aziendale con le imprese, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, l’employee engagement; il volontariato di competenza (pro bono); professionisti che donano expertise; attivismo civico digitale: petizioni, crowdfunding, advocacy online; mutualismo di prossimità: gruppi informali, reti di vicinato, gruppi di acquisto solidale; volontariato episodico e/o emergenziale (micro-volunteering): impegno breve, project-based, in situazioni di emergenza (welfare ecosociale). “Nonostante il pluralismo di forme – ha sottolineato Maino – permangono alcuni elementi comuni: la gratuità – non lucratività (assenza di scambio mercantile), la libera scelta, non obbligatorietà ma incentivi, l’orientamento al bene comune e la dimensione relazionale, il volontariato come pratica sociale, non come prestazione.

La legislazione vista dal volontariato

Sabato 18 aprile si è svolta la sessione conclusiva intitolata “Quali proposte per una revisione della legislazione del volontariato” aperta da Pierluigi Consorti (Università di Pisa) che ha riflettuto su come il volontariato stia cambiando forma, resista a una definizione univoca e non si lasci assoggettare ad uno sguardo unico. Non stia scomparendo, ma cambiando forma.

Luca Gori ha portato un contributo di pensiero anche in qualità di Coordinatore toscano della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria e la presidente dei CSVnet Chiara Tommasini ha ricostruito il ruolo dei Centri di Servizio per il Volontariato in un tempo in cui il rapporto tra volontariato e riforma è ancora in evoluzione. “I dieci anni non sono un punto di arrivo – ha detto –, ma siamo in un processo ancora in corso. Un processo che ha portato risultati importanti in termini di trasparenza e riconoscimento, aumentando il livello di complessità con la quale tante organizzazioni si trovano a confrontare”. Tommasini ha sottolineato quanto l’interrogativo di fondo sia come fare in modo che le regole siano accessibili e proporzionate rispetto al volontariato italiano, una realtà che si presta molto all’uso di tanti aggettivi e verbi diversi. Tre, secondo Tommasini, le direzioni su cui lavorare: la proporzionalità, riconoscendo maggiormente le differenze tra le organizzazioni più grandi e quelle più piccole; la semplificazione, senza ridurre le garanzie, ma rendendo più chiari i passaggi; l’investimento e l’accompagnamento dal momento che le norme funzionano se si aiuta a comprenderle e a praticarle. Uno spazio in cui i Centri dei Servizio per il Volontariato, le Reti Associative e altre strutture stanno dando un contributo significativo. “Il futuro del volontariato – ha concluso Tommasini – si gioca molto sulla qualità del dialogo e del rapporto con i decisori pubblici. Il volontariato non è un problema da regolare, ma una risorsa da mettere nelle condizioni di agire. Un terreno su cui i Centri di Servizio per il Volontariato, in linea con la loro missione, continuano e continueranno a lavorare”.

Il portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Giancarlo Moretti ha detto come “a dieci anni dalla riforma sia corretto non vedere in modo unilaterale il codice del terzo settore, ma vederlo nella sua complessità. È cambiato il volontariato perché è cambiata la società – ha aggiunto Moretti –. Se la società è cambiata prima di cambiare le norme dobbiamo cambiare le organizzazioni”.

Al confronto sulle norme sul volontariato hanno partecipato Lucia Albano (Sottosegretaria al Ministero Economia e Finanze), Massimiliano Maselli (Conferenza delle Regioni e delle Province autonome), Elena Murelli (X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica) e Ylenia Zambito, X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica.

Il presidente del MoVI Gianluca Cantisani ha concluso sottolineando come due giorni siano serviti a tutto campo per riflettere sulle tematiche proposte. Abbiamo promosso questo percorso perché abbiamo bisogno di ascoltare le voci, fare alleanza e superare la fatica di questi anni del volontariato a rappresentarsi per migliorare il sistema. Dalla ricerca che abbiamo presentanti possiamo ripartire per fare altri momenti di confronto e approfondimento”.

Un momento del convegno

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