di Giorgio Righetti - direttore generale Acri – 11 aprile 2026

Semplicemente diversi da come li immaginiamo

 Il direttore generale di Acri Giorgio Righetti traccia per Vdossier le lezioni e gli apprendimenti generati dall’iniziativa Gen P. Generazioni che partecipano.

Quale lezione possiamo trarre dall’iniziativa “GenP. Generazioni che partecipano”, promossa da Acri a partire dall’anno scorso e che verrà replicata nel 2026?

Il primo insegnamento è che i giovani non sono come noi adulti vorremmo che fossero. Dalla straordinaria adesione, con quasi 500 organizzazioni, a guida prevalente di esponenti delle giovani generazioni, apprendiamo che i giovani non gradiscono poi così tanto entrare a far parte di organizzazioni prevalentemente popolate da adulti, per attendere pazientemente di poter dire la loro. No, preferiscono dare vita a nuove realtà, fatte da coetanei, in cui possono sperimentare la loro voglia di inventare, provare, magari sbagliare, e se necessario riprovare.

Il secondo insegnamento è che i giovani sono apertissimi a entrare in contatto con tutte le realtà, in particolare con le Fondazioni di origine bancaria, se questo può aiutarli a perseguire i propri obiettivi. Non solo le conoscono, ma colgono il grande valore che esse possono apportare per la crescita dell’associazionismo quale espressione di partecipazione e di democrazia.

Infine, i giovani dimostrano di possedere una combinazione straordinariamente potente di coraggio, tenacia e creatività che consente loro di avventurarsi in percorsi inediti, rischiosi ma innovativi. Abbiamo scoperto esperienze per certi versi rivoluzionarie in termini di ambiti, formule organizzative, strumenti ed effetti trasformativi sui contesti in cui operano. Tante di queste iniziative nascono e insistono in realtà territoriali marginali, a rischio spopolamento, indice di un attaccamento alle realtà in cui vivono che si traduce in una concreta volontà di riscatto.

Possiamo, in conclusione, senz’altro dire che sono semplicemente migliori di come noi adulti siamo spesso abituati, con un comprensibile pizzico di invidia, a dipingerli.

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