di Lucio Farina – 31 marzo 2026

La pena diventa un patto di corresponsabilità

 Lucio Farina, direttore del Csv Monza Lecco Sondrio, racconta come il volontariato, con il supporto dei Csv, diventa un soggetto fondamentale per la giustizia di comunità.

L’esecuzione della pena ha compiuto nel tempo grandi trasformazioni, evolvendosi sia dal punto di vista normativo sia culturale e sociale. Il cambiamento è iniziato con l’introduzione delle misure alternative alla detenzione[1] nel 1975, proseguendo con la sospensione del processo e la messa alla prova per i minorenni[2] nel 1988, fino a estendere la messa alla prova anche agli adulti[3] nel 2014. La recente Riforma Cartabia [4] (D.lgs. 150/2022) ha segnato un ulteriore passo avanti, introducendo e ampliando le sanzioni sostitutive e dando una cornice normativa alla Restorative Justice (mediazione e giustizia riparativa).

Questa prospettiva offre l’opportunità di impegnarsi in azioni virtuose, mettendo a disposizione della collettività il proprio tempo, le competenze personali e professionali e le abilità possedute, attraverso il lavoro di pubblica utilità e altre attività di interesse sociale.

Perché questo accada, la persona dovrebbe compiere un percorso di consapevolezza e assunzione di responsabilità, in modo che il suo operato diventi, al tempo stesso, possibilità di riparare la frattura con la società, spazio di riflessione, luogo di costruzione di nuove relazioni positive e, in molti casi, anche occasione di conoscenza e sperimentazione personale.

L’incontro tra la persona adulta sottoposta a un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria e gli enti del terzo settore si trasforma in un momento generativo, reale o potenziale occasione per una nuova consapevolezza del ruolo di cittadinanza attiva. È in questa dimensione che il sistema giuridico intercetta il mondo del volontariato nella sua funzione di “soggetto socio-politico”, quale promotore di una cultura solidale e partecipativa.

Le collaborazioni tra l’Ufficio di Esecuzione Penale esterna (UEPE) e il terzo settore rappresentano quindi un’opportunità non solo per “gestire e accompagnare” un procedimento penale secondo le normative vigenti, ma anche per “seminare” i valori necessari alla costruzione di una società maggiormente volta a esprimere solidarietà promuovendo la corresponsabilità tra istituzioni pubbliche, privato sociale e comunità locali nella congiunta realizzazione dei percorsi di reinserimento sociale.

Per questo motivo, la collaborazione tra CSV Monza Lecco Sondrio ETS, CSV Insubria e gli Uffici della giustizia si è progressivamente consolidata attraverso momenti di condivisione, formazione congiunta, scambio di buone prassi e stipula di protocolli. Queste attività aiutano a co-costruire percorsi virtuosi, efficaci ed efficienti.

Il raccordo tra UEPE e Csv

L’UEPE di Como, in virtù della convenzione stipulata con Csv Monza Lecco Sondrio ETS e Csv Insubria di Como, a valere sulle sedi territoriali di Lecco e Sondrio e Como, può inviare al Csv persone sottoposte a sanzioni e misure di giustizia di comunità affinché, attraverso colloqui di orientamento al volontariato, possa garantire la loro miglior collocazione all’interno dell’ente ospitante: collocare la “persona giusta” al “posto giusto” rappresenta indubbiamente un valore aggiunto e genera un senso di appartenenza e di condivisione con l’associazione e la sua mission.

CSsv sostiene le associazioni dal punto di vista organizzativo per l’accoglienza più efficace.

La giustizia di comunità per gli adulti. Il ruolo della comunità e le misure di comunità

La comunità tutta partecipa ed è destinataria di azioni e attività di carattere restitutorio e riparativo da parte di persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

E, proprio per questo, per giustizia di comunità deve intendersi quell’insieme di misure e sanzioni che mantengono gli autori di reato all’interno della sfera sociale, pur conservando alcune restrizioni disposte dall’Autorità Giudiziaria in ordine alla libertà e/o agli impegni personali che, a loro volta, potrebbero comportare modalità di riparazione del danno derivante dal reato alle vittime o/e alla comunità.

La giustizia di comunità nasce dall’idea che la pena non sia solo una sanzione individuale, ma un processo relazionale. La persona si confronta direttamente con il tessuto sociale che ha, in qualche modo, leso, assumendosi responsabilità concrete.

In questa prospettiva le prescrizioni di riparazione alla comunità come il lavoro di pubblica utilità e le attività socialmente utili, pur esprimendo una significativa valenza riparativa nei confronti della comunità stessa, si collocano al di fuori del concetto di giustizia riparativa – che implica un coinvolgimento diretto o indiretto con la vittima di reato – , quindi come sanzioni volte a sviluppare il senso individuale di responsabilità verso la collettività e a contribuire allo sviluppo sociale e personale degli autori di reato.

L’intervento si sviluppa lungo una triplice dimensione:

PER la Comunità: Le misure di comunità per gli imputati e quelle per i condannati hanno come obiettivo la restituzione di un beneficio diretto alla collettività poiché le attività svolte (es. cura del verde, manutenzione …) producono un vantaggio concreto (es. un territorio più curato). In questo senso la comunità diventa destinataria di un risultato tangibile derivante dalla misura penale.

CON la Comunità: Le misure non si esauriscono in un rapporto “imputato o condannato – Stato” ma si realizzano attraverso la collaborazione con il tessuto sociale. Gli enti convenzionati non sono meri esecutori, ma partner attivi che accolgono una persona condividendo una responsabilità educativa e offrendole un’opportunità di crescita e cambiamento. La comunità diventa, in tal senso, co-protagonista dei vari percorsi individuali.

NELLA Comunità: la giustizia di comunità non avviene in spazi separati o marginali, ma nel cuore della vita sociale. La persona imputata o condannata non è isolata, ma inserita all’interno dei luoghi e delle relazioni comunitarie. In tal senso, è possibile rompere la logica dell’esclusione tipica della detenzione, creando legami positivi con cittadini, volontari e operatori e favorendo un reale processo di inclusione e appartenenza.

In questo modo la giustizia di comunità realizza la sua funzione più autentica, ovvero quella di trasformare la pena in un patto di corresponsabilità tra individuo, Stato e società civile.

Il volontariato diventa quindi soggetto fondamentale per creare le opportunità per cui questo accada. I CSV a sostenere il volontariato nella sua azione generativa di giustizia.

•            Estratto dal vademecum giustizia di comunità scritto dal CSV Monza Lecco Sondrio, CSV Insubria e UEPE Como Varese Lecco Sondrio


[1] Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario):  https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354

[2] D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 (Processo penale minorile): https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:presidente.repubblica:decreto:1988-09-22;448

[3] Legge 28 aprile 2014, n. 67 (Riforma sanzionatoria): https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-04-28;67

[4] D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (giustizia riparativa e nuove sanzioni sostitutive): https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150

TI POTREBBERO INTERESSARE