di Giulio Sensi – 31 marzo 2026

A Como il volontariato fa giustizia

 Il progetto “LINK-ed-IN” è promosso dal Csv Insubria: ecco come viene promossa in modo convinto e innovativo la giustizia riparativa e di comunità.

LINK-ed-IN – Tessere legami per favorire inclusione 2025-2028” promosso dal Csv Insubria è la prosecuzione di un progetto nato nel 2021 che porta avanti l’idea, e la pratica, della giustizia di comunità. Fra i fattori di forza ha la rete di enti istituzionali e del terzo settore che lavorano in maniera sinergica, rendendo possibile l’attivazione dei diversi percorsi e sostegni. È finanziato dalla Regione Lombardia attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus. 

“L’obiettivo – spiega Alessandra Bellandi, coordinatrice area Animazione territoriale di Csv Insubria – è quello di implementare l’accesso alle misure alternative che propongono un percorso di svolgimento della pena alternativo per le persone che ne hanno diritto. Il Csv Insubria è capofila con un partenariato molto ampio. Mettiamo in campo interventi volti a promuovere l’accesso alle misure alternative attraverso, ad esempio, l’accompagnamento alla ricerca di un’attività lavorativa, percorsi di accompagnamento educativo e supporto psicologico che servono a consolidare i percorsi che le persone stanno già intraprendendo. Tutti i percorsi hanno a che fare con la giustizia di comunità. Da anni ormai i percorsi prevedono l’attività di volontariato e i lavori di pubblica utilità come prescrizione principale per lo svolgimento di misure alternative. Questo è il compito specifico del Csv”.

Il Csv Insubria si occupa proprio di accompagnare le persone allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità e delle attività di volontariato, aggiungendo contenuto al percorso: non solo l’attività svolta nelle ore previste, ma che abbiano un obiettivo e uno scopo socializzante. Nel volontariato si possono sviluppare nuove relazioni e partire da un contesto sano per costruire relazioni che possano aiutare le persone, in particolare i giovani, ad uscire dal circuito penale. “Il volontariato – aggiunge Bellandi – svolge una funzione di coesione sociale importantissima per le persone che stanno affrontando percorsi di cambiamento”.

Le associazioni sono riunite in un gruppo chiamato “Coinvolgi” che lavora con il Csv da anni e che si incontra continuativamente con il Csv stesso per essere supportate nello svolgimento dell’accoglienza di chi è in situazione a rischio di esclusione sociale. Il Csv aiuta i tutor delle associazioni nell’accoglienza e gestione dei nuovi volontari, tenendo conto della complessità della gestione delle persone. E anche per rispettare tutte le prescrizioni amministrative e burocratiche e le norme sulla sicurezza.

In Lombardia, in ottemperanza alle prescrizioni previste dalla riforma Cartabia, sono stati costituiti attraverso una convenzione con il Ministero della Giustizia diversi Centri per la giustizia riparativa e di comunità. Uno di questi Centri è a Como e offre uno spazio sicuro, neutrale e professionale in cui le persone coinvolte in un reato – vittime, autori e, quando opportuno, membri della comunità – possono incontrarsi per affrontare le conseguenze dell’accaduto e promuovere percorsi di responsabilizzazione e riparazione.

La referente è Monica Mordente dell’Azienda Sociale Comuni Insieme (ASCI). Il Comune di San Fermo Della Battaglia è diventato capofila dell’Ufficio di Piano dell’ambito di Como che nel passato aveva già svolto progetti di giustizia riparativa e di comunità. Dal 2017, partendo anche dal sostegno della Fondazione Cariplo lavora sul tema della giustizia riparativa. “Abbiamo avuto possibilità di formarci con un corso di formazione dell’Università Insubria come mediatori penali – spiega Mordente – e abbiamo organizzato pratiche riparative che sono la base per riconoscerci come mediatori penali. Siamo iscritti all’albo dei mediatori penali del Ministero”.

Competenze che hanno permesso ai professionisti coinvolti di ottenere i requisiti per gestire il Centro di Giustizia Riparativa e di Comunità che sta lavorando rispondendo alle segnalazioni che arrivano dai Tribunali (anche il Tribunale dei minori) e dare opportunità alle persone di accedere ai percorsi di giustizia riparativa.  “L’azione principale della giustizia riparativa – aggiunge Mordente – è far incontrare l’autore di reato e la persona danneggiata, ma siamo aperti a svolgere tutta una serie di altri dispositivi anche con vittime ‘aspecifiche’ che non hanno subito quel reato, ma hanno avuto esperienze simili oppure semplicemente perché il reato comporta un danno alla comunità”.

Il Centro sta svolgendo un’azione di promozione nei confronti dei Tribunali e degli avvocati anche per favorire la sensibilizzazione rispetto alla giustizia riparativa. “Perché vogliamo – conclude Mordente – che sia uno strumento autentico di cambiamento della persona. Vale per tutti, ma dobbiamo vedere se ci sono condizioni pregresse per poter realmente utilizzarlo. Si svolgono colloqui preliminari per conoscere e far capire la cornice e vedere se ci sono i presupposti per realizzare attività di questo tipo. Riguarda la relazione: dobbiamo aprire spazi per accogliere la narrazione dell’altro. Nel dialogo i mediatori coadiuvano il momento di incontro fra chi ha subito il reato e chi è stato l’autore”. Ciò che viene realizzato nel territorio di Como è un esempio di giustizia che parla a tutto il Paese.

Foto tratta dal video “Il volontariato si fa giustizia” (Luca Morici su YouTube)

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