di Francesco Spagnolo – 23 marzo 2026

Utile per tutti e ancora migliorabile: il servizio civile per i giovani operatori volontari

 Due rapporti di ricerca approfondiscono la conoscenza del servizio civile e confermano come sia uno dei pilatri delle azioni di investimento, evolvendosi da alternativa alla leva a strumento strutturale di cittadinanza attiva e di maggior “occupabilità”.

Il Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale ha pubblicato nel mese di marzo due ampi Rapporti di ricerca, riguardanti il primo (13 marzo) dati e analisi dei bandi 2015-2024, l’altro (17 marzo) le “motivazioni, attività, prospettive e gradimento dell’esperienza di servizio civile universale” da parte dei giovani operatori volontari. Entrambi i Rapporti ampliano la conoscenza sul SCU e sviluppano i dati già contenuti in una sezione specifica del sito del Dipartimento, avviata alcuni mesi fa.

La ricerca sugli ultimi 10 anni di SCU, dal 2015 fino ai dati più recenti del 2025, ricostruisce le principali dinamiche del sistema, prendendo in considerazione il numero di posizioni messe a bando, le candidature presentate e gli operatori volontari avviati al servizio, nonché la distribuzione territoriale e settoriale dei progetti. “Il rapporto – spiega il Dipartimento – approfondisce inoltre alcune dimensioni qualificanti dell’evoluzione del Servizio civile universale, tra cui l’introduzione delle misure di tutoraggio per l’orientamento al lavoro e il progressivo rafforzamento della partecipazione dei giovani con minori opportunità”. Il rapporto 2025 sul “gradimento” del SCU è invece la terza indagine, realizzata su scala nazionale, rivolta agli operatori volontari che hanno concluso il servizio. L’indagine ha riguardato oltre 41mila operatori volontari che hanno concluso il servizio nel 2025 e più di 15mila hanno completato il questionario, con un tasso di risposta pari al 36,5%.

Dalle due ricerche emerge come il SCU si confermi oggi come uno dei pilastri delle azioni di intervento pubblico sul territorio e di investimento, evolvendosi da alternativa alla leva a strumento strutturale di cittadinanza attiva e di maggior “occupabilità”. L’analisi dei dieci bandi ordinari pubblicati tra il 2015 e il 2024, con dati aggiornati all’intero anno 2025, conferma una crescita strutturale del SCU, sia in termini di partecipazione dei giovani sia di consolidamento organizzativo del sistema. I posti messi a bando risultano più che raddoppiati nel periodo considerato, passando da circa 31.000 a oltre 70.000 unità (il bando in corso, il secondo più alto di sempre, prevede 65.964 posti), anche grazie al contributo delle risorse del PNRR e al successivo sforzo di consolidamento. Le candidature si mantengono su una media elevata e sostanzialmente stabile nel tempo. L’interesse dei giovani, infatti, è ai massimi storici: il bando 2024 ha infatti registrato il record di oltre 135.000 candidature, tuttavia la distribuzione territoriale dei posti e delle domande resta tuttavia ancora sbilanciata, con una domanda massiccia nel Sud e nelle Isole (Campania e Sicilia in testa), che supera strutturalmente l’offerta di posti.

Dall’analisi del Dipartimento emerge come l’operatore volontario “tipo” sia prevalentemente donna (68%) e con un elevato livello di istruzione: il 32% è laureato e quasi il 50% è iscritto a corsi universitari. Le motivazioni principali che spingono i giovani alla scelta sono il desiderio di “fare nuove esperienze” (50,5%) e la volontà di “mettersi alla prova” (32,4%), seguite dal desiderio di essere utili agli altri (34,6%). Per l’81% dei partecipanti, l’esperienza rappresenta innanzitutto un percorso di crescita personale.

Il gradimento complessivo è estremamente alto: l’85% della giovane valuta l’esperienza positivamente e il 96% la consiglierebbe a un amico. Un dato che trova conferma nelle parole con cui i giovani definiscono l’esperienza: in larga parte un “percorso di crescita personale” (81% di coloro che hanno risposto al questionario). Un dato cruciale riguarda l’occupabilità, ossia la possibilità di un impiego terminata l’esperienza: il 24% dei volontari riceve proposte di lavoro al termine del servizio, valore in costante crescita. Inoltre, l’80% dei giovani è a conoscenza della riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici per chi completa il servizio senza demerito, una misura che ha fortemente accresciuto dal 2023 l’attrattività di questo istituto.

Nonostante il successo, le ricerche evidenziano però diverse “zone d’ombra”, a partire da una richiesta per il 40% dei giovani di minori oneri amministrativi e di procedure percepite come farraginose, con tempi tra la domanda e l’avvio (5-9 mesi) che causano una “dispersione” dei candidati. Strategica, nel bene e nel male, anche la figura dell’Operatore Locale di Progetto (OLP), che segue materialmente i giovani nelle attività ordinarie di servizio, che però è spesso percepito come una figura di controllo amministrativo (81% dei casi) piuttosto che di affiancamento formativo, con un calo nel supporto relazionale. Infinel’85% dei giovani non si sente coinvolto nelle attività di comunicazione esterna e oltre il 50% non partecipa alle riunioni di programmazione, sentendosi limitato nelle possibilità di incidere sul progetto.

Le ricerche dedicano poi un focus ai Giovani con Minori Opportunità (GMO). Il SCU, soprattutto con la riforma del 2016-2017 ha investito significativamente su di loro, con il dato rilevante di 55.764 posti previsti e 10.869 operatori volontari avviati nel 2024. Anche il tutoraggio per l’orientamento lavorativo è diventato strutturale, integrato nel 92,7% dei progetti.

Le indagini suggeriscono infine delle proposte per Istituzioni ed enti, sulla via di un miglioramento dell’intero sistema, come anche fatto dall’OCSE nell’ambito del progetto di Technical Support Instrument (TSI). Si parte dalla “semplificazione digitale”, attraverso lo sviluppo di una App dedicata per le candidature, rendendo allo stesso tempo la piattaforma per le candidature online (DOL) più intuitiva, cui si aggiunge la richiesta di potenziare l’informazione sui media tradizionali, poiché il passaparola resta il canale principale (60%), mentre TV e radio informano solo il 3,7% dei giovani. Gli operatori volontari del SCU chiedono anche di investire nella formazione degli OLP affinché superino il ruolo burocratico per diventare a tutti gli effetti un riferimento dal punto di vista educativo e professionale. Infine, si chiede di ottimizzare la programmazione per ridurre il divario temporale tra bando e avvio effettivo, come in parte già indicato per le prossimi partenze, mitigando il fenomeno delle rinunce.

Foto da: https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/

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