La sfida dell’associazione Generazione Universo è un’utopia difficile da raggiungere, ma che spinge a camminare in quella direzione giorno dopo giorno: riportare il senso di collettività e bene comune nella vita di tutti con una lettura critica e positiva culture interconnesse dei giovani nati dopo il 1995. Perché per Generazione Universo le relazioni e la comunità locale e interconnessa sono una risposta concreta all’isolamento e alle polarizzazioni portate da un uso inconsapevole della tecnologia.
Quelli di Generazione Universo promuovono un uso consapevole, creativo e equilibrato del digitale e da un anno seguono il lancio di Smartphone Free Childhood Italia, parte di un movimento globale nato per proteggere bambini e ragazzi dall’uso incontrollato dei media digitali. La proposta italiana punta a sviluppare comunità locali informate, interconnesse e attive, capaci di utilizzare strumenti collaborativi e processi di co-design per dare voce e responsabilità ai giovani, costruendo insieme un futuro più consapevole. E partecipano al progetto “Passa all’azione. Diventa volontario” di Cesvot. Lilit Boninsegni è la presidente e co-fondatrice di Generazione Universo e ci racconta quale è il senso profondo della sua azione.
“Il nostro – racconta Boninsegni – è un percorso che nasce da lontano, una scelta che ho fatto con un gruppo di amici che vengono da paesi ed esperienze molto diverse. Abbiamo deciso di unirci per fare qualcosa di diverso da quello già fatto nel non profit, unendo esperienza professionale per i giovani e dare loro voce”.
Sono partiti con un periodo di rodaggio nelle Scuole di Firenze con il progetto “Humanity Papers: Nei Vestiti degli Altri” all’interno de “Le Chiavi della Città” del Comune di Firenze ideato per supportare l’offerta di percorsi educativi e formativi integrativi della didattica rivolti alle scuole fiorentine da parte degli enti in forma volontaria e gratuita. “Humanity Papers: Nei Vestiti degli Altri” ha l’obiettivo appunto di dare voce a una nuova generazione sui temi loro cari. Cose di cui non si parla mai come il dialogo, l’identità, il ruolo e il canale attraverso cui esprimere inclusività, capacità estrema di lavorare in modo molto inclusivo, genere e rapporto con la tecnologia.
“Generazione universo – racconta ancora Boninsegni – ha aggregato sensibilità di ragazzi tra i 18 e i 30 anni con sensibilità multiculturale che sentivano bisogno di uno spazio dove trovare ruolo e voce partendo da temi importanti culturali e valoriali. Abbiamo organizzato gruppi di lavoro molto reali e fatto interviste in giro per caprie come gli altri vedono le cose. Da lì con “Le Chiavi della Città” siamo stati nelle Scuole Superiori di Firenze sul tema della comunità con le ragazze del liceo artistico. Abbiamo scoperto che le comunità non esistono più, il senso di comunità è un sogno, ma non una realtà. Le comunità online non hanno la stessa forza. Poi abbiamo intercettato Smartphone Free Childhood nato in UK che appunto si batte per il rapporto fra bambini e digitale. Sono diventata coordinatrice insieme ad un altro gruppo di persone sparse nel territorio, così generazione universo si è un po’ evoluta, supporta i movimenti già esistenti e aiuta anche altre realtà che condividono valori simili”.
Generazione Universo in autunno ha svolto una lunga fase di ascolto dei problemi e dei genitori. “Mi sono accorta – spiega Boninsegni – dell’enorme gap che esiste tra le generazioni: i bambini vivono il digitale in modo profondamente diverso dai genitori. Smartphone Free Childhood ha dato strumenti concreti di attivazione locale che rispondessero a questo problema. In Italia esiste già un’associazione che si chiama Patti digitali, molto riconosciuta e che ha lavorato molto: con loro ci poniamo in modo complementare e in alcune occasioni con dei gruppi territoriali abbiamo instaurato ottimi rapporti di collaborazione. Cerchiamo di fare quello che è impossibile: far partecipare le persone a qualcosa, partendo dalla loro vita locale. Lo abbiamo fatto in modo nuovo, lavorando sulla partecipazione delle persone a livello micro, creando gruppi e accompagnando bambini e genitori con gli strumenti semplici che forniamo”.
L’attivazione che contrasta la passività che tutti viviamo nel digitale è l’utopia di Generazione Universo. “Le persone sono bombardate – conclude Boninsegni – e da una parte l’accelerazione tecnologia con l’AI finisce per essere più performante e rendere le persone ancora più passive, dall’altra impedisce reale azione. I mezzi e gli strumenti gratuiti per contrastarlo ci sono. Il problema è che le persone che sono bloccate. Dobbiamo capire se riusciremo a sbloccarle oppure no”.





