Venerdì 6 marzo mezzo mondo aveva gli occhi incollati alla cerimonia di apertura della Paralimpiadi invernali di Milano Cortina. Una cerimonia prodotta da Filmmaster e veramente inattesa dove l’attenzione veniva destata sulle performance prodotte dagli artisti e gli atleti e non dalla disabilità. Davanti alle migliaia di persone ospitate dall’Arena di Verona c’era anche il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, con il suo modo sempre semplice e partecipe di seguire i fatti che contano. A ballare prima a terra e poi volare a dieci metri di altezza c’era Marco Galli. Marco è nato prima cantante, poi è diventato ballerino e dal 2003 pratica il ballo sportivo. E’ diventato campione di “wheelchair dance”, la danza in sedia a rotelle. Per chi opera nei Centri di Servizio per il Volontariato Marco è una presenza conosciuta da molti anni: lavora dal 2009 a Cesvot dove si occupa della segreteria generale e della segreteria di direzione. Con generosità e disponibilità si è reso disponibile, fra una prova e l’altra perché Marco sarà sul palco anche alla cerimonia di chiusura della Paralimpiadi, per raccontare a Vdossier cosa gli è capitato in queste settimane.
Marco ci ha fatto un certo effetti vederti lassù, come ti sei sentito?
Ero rilassatissimo e centratissimo, cosa strana per quanto mi riguarda, ma ho ballato per noi. Non per le milioni di persone che mi guardavano. Poi c’erano dei punti in cui dovevo improvvisare e l’ho fatto. In realtà non so cosa ho combinato perché è successo qualcosa di molto particolare che si ricollega a quello che vorrei passasse dal tuo articolo. Sono stato un ingranaggio, ho fatto il mio, ma sono la punta dell’iceberg e dietro ci sono tante persone che lavorano per rendere possibile tutto, come capita in tutte le produzioni. Lo fanno per metterti nelle migliori condizioni e farti rendere al meglio: le costumiste, chi ti porta da mangiare, chi cura la logistica. È andata bene per merito di tutta la crew e soprattutto per chi lavora dietro le quinte e non viene menzionato.
Hai fatto una cosa bellissima e la racconti con gratitudine. Non è comune per situazioni come queste…
Per questo ti dico che ho ballato per loro, la mondovisione non mi interessava e chi ci ha visti ha goduto del lavoro che abbiamo fatto. Ho capito che dobbiamo dire grazie sempre. Grazie è una parola che non viene usata nel modo giusto. Per fare un cambio ho avuto dietro 4-5 persone che lavoravano con me e non posso che dire grazie.
Quanto avete dovuto lavorare per preparare tutto quello che ci avete regalato?
Ho imparato che bisogna essere pazienti e se ricevi delle proposte indecenti come quella del volo non puoi dire di no devi dire di sì. Poi step by step arrivi a farlo.
È bello che mi stai raccontando cosa hai vissuto fuori dai riflettori e non ti stai incentrando su quello che i riflettori ci hanno fatto vedere…
Ti parlo del mindset, della voglia di provare a cambiare la cultura di questo paese sulla tematica della disabilità, perché la disabilità non è altro che un diverso equilibrio: è diverso dal tuo come il tuo è diverso da quello di tua figlia, quindi si parla di persona. Io sono Marco e la carrozzina fa parte del mio corpo. Da qui nasce il progetto ‘Non sono il tuo eroe’ a cui sto lavorando a Piombino con la Scuola Ad Maiora Dancing Team. La mia ballerina e maestra è la direttrice artistica Elisa Fabiani.
Marco Galli snocciola con precisione e riconoscenza tutti i nomi di chi ha costruito l’esibizione della cerimonia di apertura: il regista Marco Boarino, il coreografo Yoann Bourgeois, Wanda Moretti, responsabile de “Il posto, danza verticale” di Marghera, la ballerina Isabel Rossi con cui Galli ha ballato sospeso ad un cavo a dieci metri di altezza, gli altri artisti Francesca Cesarini e Daniele Terenzi.
Cosa ti aspetti e cosa vuoi preparare per il futuro?
Aspetto quello che viene, ho la voglia di implementare il progetto ‘Non sono il tuo eroe’ e mi faccio aiutare dal manager Riccardo Brizzi di MB Music Record per cercare e trovare nuove situazioni per poter ingranare e ricollegare a ciò a cui vorrei contribuire: cambiare la mentalità sulla disabilità.





