di Redazione VDossier – 7 marzo 2026

Carceri italiane: sovraffollamento al 124%. L'impegno della San Vincenzo De Paoli

 I dati richiamati da Franco Prina all’Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia raccontano una realtà complessa e richiedono un impegno condiviso. L'impegno della San Vincenzo de Paoli per educare alla legalità.

63.734 detenuti a fronte di una capienza reale di 46.126 posti: il sovraffollamento medio nelle carceri italiane è del 124%, con situazioni particolarmente critiche in alcuni istituti. Circa il 65 per cento della popolazione detenuta presenta forme di disagio psichico; nei primi 40 giorni del 2026 si sono registrati 7 suicidi. I detenuti stranieri sono oltre 20.000, pari al 31,6 per cento del totale. Negli Istituti Penali per Minorenni sono ristretti 631 giovani, il 62 per cento ha meno di 18 anni.

Sono i dati richiamati dal professor Franco Prina nel suo intervento all’Assemblea Nazionale della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Numeri che raccontano una realtà complessa e richiedono un impegno condiviso.

Nel suo contributo, Prina ha evidenziato come il volontariato trovi pieno riconoscimento nei principi costituzionali e nel Codice del Terzo Settore, che ne valorizza il ruolo nella co-programmazione e nella collaborazione con le istituzioni pubbliche. In ambito penitenziario, ciò si traduce in una presenza che accompagna le persone detenute, sostiene i percorsi trattamentali e contribuisce a mantenere un legame vivo tra carcere e comunità.

“Il volontariato” – ha sottolineato – “non è un soggetto esterno o occasionale, ma parte integrante della comunità che si assume responsabilità verso il bene comune. Nel sistema penitenziario questo significa concorrere, in dialogo con l’amministrazione, a rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e a custodire l’equilibrio tra sicurezza e rispetto dei diritti fondamentali”.

La dignità come fondamento dell’azione

Una prospettiva pienamente condivisa dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli, presente all’Assemblea con i propri rappresentanti nazionali, la presidente Paola Da Ros, il vicepresidente Marco Guercio e la responsabile del Settore Carcere e Devianza, Antonella Caldart.

“La pena, come prevede la Costituzione, deve mantenere una finalità rieducativa e garantire condizioni di umanità. Chi vive il carisma vincenziano è facilitato nel servizio alla fragilità e quindi anche alla persona detenuta – ha affermato Caldart –. Federico Ozanam ci richiama a lavorare sulla dignità, ridando speranza e prendendoci cura anche delle famiglie.”. Si traducono così in azione i principi costituzionali e la visione del volontariato come ponte tra carcere e comunità, come richiamato dal Professore Prina.

Il richiamo alla dignità si traduce in un impegno concreto e quotidiano dentro gli istituti penitenziari, ma anche nella promozione di una cultura della responsabilità condivisa, nella consapevolezza che la realtà carceraria riguarda l’intera comunità.

Accanto all’accompagnamento delle persone detenute diventa fondamentale lavorare anche sul piano della prevenzione e dell’educazione alla legalità, soprattutto tra i più giovani. Negli ultimi mesi, il Settore Carcere e Devianza ha lanciato il progetto “ScegliAmo Bene”, un nuovo percorso educativo rivolto agli studenti delle scuole superiori. L’iniziativa mira a sensibilizzare i giovani sul valore della legalità, sulla responsabilità delle proprie scelte e sull’importanza del ruolo attivo nella comunità.

Attraverso laboratori, incontri con formatori di rilievo e attività pratiche, gli studenti hanno l’opportunità di confrontarsi con esperienze concrete e partecipative, sviluppando consapevolezza e autonomia. Il percorso prevede anche la possibilità di mettersi alla prova come volontari, contribuendo direttamente a progetti sociali sul territorio.

“Educare alla legalità significa anche formare cittadini consapevoli, pronti a partecipare attivamente alla vita della comunità”, ha spiegato Antonella Caldart.

La Società di San Vincenzo De Paoli investe molto anche nella formazione dei volontari che consente di comprendere la complessità del disagio sociale e psichico presente nelle carceri, operare con competenza e responsabilità, sviluppare una cultura del rispetto dei diritti, rafforzare il dialogo con le istituzioni e gli operatori del sistema penitenziario.

A conferma di questo impegno, si è concluso il 14 febbraio ad Ancona il percorso di formazione “Essere presenza nel mondo del carcere” organizzato insieme ai volontari delle Marche. Oltre cento iscritti provenienti da diverse regioni italiane – giovani under 30 e volontari con esperienza consolidata – hanno preso parte a un ciclo formativo seguito anche da altri Paesi europei, con oltre 1.200 visualizzazioni online.

A distinguere il percorso è stata una scelta metodologica precisa: affrontare insieme giustizia minorile e detenzione degli adulti, offrendo una visione integrata del sistema penale e mettendone in luce differenze, criticità e continuità. Gli otto incontri, svolti tra Ancona, Pesaro e Ascoli Piceno, hanno approfondito temi centrali come devianza minorile, ascolto empatico, misure alternative, reinserimento sociale, criminalità e dipendenze.

“Oltre la buona volontà per entrare in carcere – sottolinea Antonella Caldart – servono competenze, capacità di ascolto e la consapevolezza che anche il più piccolo segnale di sollievo alla sofferenza delle persone recluse diventa una spinta a continuare”.

Al termine del corso, i volontari saranno progressivamente inseriti nelle strutture penitenziarie del territorio nazionale, rafforzando una presenza preparata, consapevole e stabile.

Cultura, reinserimento e comunità

Accanto alla presenza negli istituti, la Società promuove iniziative culturali come il Premio Castelli, concorso letterario che valorizza la scrittura come spazio di riflessione e crescita personale.

“Le esperienze formative e lavorative durante la detenzione favoriscono percorsi di responsabilizzazione e riducono il rischio di recidiva – ha ricordato Caldart –. Offrire occasioni di studio, formazione e lavoro significa preparare il reinserimento nella comunità. Anche il Premio Castelli nasce con questa finalità: aiutare la persona a riconoscersi oltre il reato e a ritrovare la propria dignità”. Si contribuisce così a rendere il carcere un servizio pubblico rieducativo rispettando la visione del volontariato come soggetto che, insieme alle istituzioni, trasforma concretamente le condizioni di vita negli istituti.

Sempre più realtà territoriali dell’Associazione accolgono inoltre persone inserite in percorsi alternativi alla detenzione, come la Messa alla Prova e i lavori di pubblica utilità, contribuendo a costruire occasioni concrete di responsabilità e reintegrazione.

Come ha evidenziato Prina nel suo intervento, un carcere costituzionalmente orientato è un carcere aperto alla comunità, che non comprime altri diritti fondamentali. In questo quadro, il volontariato rappresenta un ponte tra istituzione e società, contribuendo a rendere l’esecuzione penale un autentico servizio pubblico, attento sia alla sicurezza sia alla dignità della persona.

Dall’Assemblea è emersa con chiarezza una convinzione comune: la collaborazione tra istituzioni e società civile, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, è un elemento essenziale per rendere effettiva la funzione rieducativa della pena e per rafforzare la coesione sociale.

In una realtà complessa, il contributo del volontariato si propone come presenza costruttiva e responsabile, a servizio della persona detenuta e dell’intera comunità.

Il Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli si occupa di volontariato penitenziario, offrendo ascolto, sostegno morale e materiale ai detenuti e accompagnandoli nel percorso di reinserimento sociale, in collaborazione con le istituzioni competenti.

Promuove inoltre formazione e aggiornamento per i volontari, sostiene le famiglie dei ristretti in difficoltà e realizza iniziative culturali e progettuali rivolte al mondo carcerario, come il Premio Carlo Castelli, concorso letterario riservato alle persone detenute nelle carceri italiane, e il progetto ScegliAmo Bene, volto alla diffusione di una cultura della legalità nelle scuole e nella società civile.

La Società di San Vincenzo De Paoli

Fondata a Parigi nel 1833 dal beato Antonio Federico Ozanam, la Società di San Vincenzo De Paoli è un’associazione di laici cattolici presente in oltre 155 Paesi del mondo, con più di 2.500.000 volontari. Riconosciuta a livello internazionale, è rappresentata presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a Ginevra.

La sua missione è promuovere la dignità della persona attraverso il contrasto alle povertà e alle diverse forme di emarginazione. In Italia opera attraverso la Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, che conta circa 12.500 soci e volontari e affianca ogni anno oltre 100.000 persone in difficoltà.

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