di Silvia Forasassi – 6 marzo 2026

A Rimini gli uomini camminano con le donne per dire basta a violenze e disparità

 La Camminata degli uomini torna a Rimini il 7 marzo. Una protesta forte e dal valore simbolico organizzata dall'associazione Dire Uomo insieme a CambiaMenti e Movimento Centrale. Il presidente di Dire Uomo Vincenzo Vannoni ci racconta il suo significato.

Ogni anno in occasione della Giornata Internazionale della donna, a Rimini risuona il calpestio di tanti che scendono in strada per dire basta alla violenza. Nella Camminata degli uomini, giunta nel 2026 alla sua quinta edizione, ogni passo è l’affermazione di una presenza. In un mondo che corre, camminare diventa un atto di responsabilità, di resistenza, di equilibrio, in contrapposizione alla deriva della violenza. Nel breve percorso lungo l’arteria principale del centro storico (l’appuntamento quest’anno è a Rimini il 7 marzo alle 15,30, con partenza dall’Arco d’Augusto), non importano i numeri del contapassi ma l’armonia del movimento: qui le differenze scompaiono al ritmo cadenzato di un’andatura corale, in cui uomini e donne decidono di marciare uniti.

Vincenzo Vannoni, presidente dell’associazione Dire Uomo, promotrice dell’evento insieme a CambiaMenti e Movimento Centrale, ci racconta come è nata.

Da cinque anni riproponete questo appuntamento, perché?

La violenza di genere colpisce le donne ma è agita dagli uomini. Per questo è fondamentale creare un contesto in cui questi siano coinvolti in prima persona in un discorso che contrasti tutte le disparità di genere. La nostra camminata è un segnale forte, ha un valore simbolico, ma è soprattutto presenza. Vogliamo metterci la faccia in un’ottica di dialogo e di rispetto, per costruire, insieme, una reale parità. L’idea è fare in modo che gli uomini comincino a partecipare direttamente a questo cambiamento. Vogliamo proporre dei modelli maschili diversi che possano rappresentare questo discorso.

Qual è la risposta degli uomini? E dei giovani?

Devo dire che nelle varie edizioni la presenza degli uomini adulti è sempre stata importante. Abbiamo anche cominciato a pensare a un coinvolgimento maggiore degli studenti delle superiori e ci aspettiamo una partecipazione più ampia del loro mondo. Nelle scuole abbiamo fatto diversi interventi per portare la tematica e favorire la riflessione: abbiamo parlato di quello che accade e ci si aspetta nelle relazioni affettive, delle emozioni, delle difficoltà ma anche di tutto il beneficio che può esserci nelle relazioni sentimentali. I giovani sono molto ricettivi, è il periodo in cui si confrontano per la prima volta con l’affettività adulta e sono cose che li riguardano… Stare con loro è sempre stimolante perché sanno cogliere i diversi punti di vista, sanno contribuire al confronto e alla discussione. Speriamo che portino qualche contributo. Se ci sarà qualche loro slogan, lo vedremo il 7 marzo in piazza.

L’iniziativa si arricchisce della partecipazione di tanti: associazioni, enti sportivi, centri antiviolenza, qual è il messaggio che volete trasmettere?

Cerchiamo, insieme, possibili risposte per stimolare modelli diversi, senza puntare il dito contro nessuno. Nella coralità, emergono tutti i punti della questione, si trova spazio per mettere in evidenza gli aspetti più tristi e drammatici ma anche per nuove strade… tutta la nostra rete crea semplicemente opportunità per nuovi pensieri. Mi sembra che Rimini sia stata la prima città in Italia a proporre un’iniziativa del genere, nel 2024 è stata presentata anche a Palazzo Madama, per noi un riconoscimento importante.

Il tema è spesso riportato nei media tradizionali con toni sensazionalistici. Questo non rischia di allontanare dalle radici del problema e, quindi, da quell’opportunità di nuovi pensieri di cui parlavi?

Il sensazionalismo va bene perché bisogna prendere l’attenzione, è opportuno parlare del fenomeno, darne evidenza e denunciarlo. Ma il rischio è di presentarlo in modo sbagliato, per esempio quando leggiamo: raptus, gelosia… sono parole che possono spostare l’attenzione altrove e non alla responsabilità del singolo uomo che ha compiuto quel gesto violento.

Hai riportato spesso l’accento sul concetto di responsabilità degli uomini, perché è così importante?

È fondamentale parlare della complessità del fenomeno e quindi della componente maschile. Nei percorsi che facciamo con gli uomini che hanno compiuto violenza cerchiamo proprio di arrivare a questa consapevolezza. C’è un momento in cui deve scattare la presa di responsabilità e, quindi, la consapevolezza che stare in modo diverso nelle relazioni è possibile e porta beneficio e benessere a tutte le persone che sono nella propria sfera affettiva. Quando emerge questo pensiero, allora il percorso con loro è veramente iniziato e il traguardo inizia ad essere visibile.

Qua le informazioni per entrare in contatto con Dire Uomo.

TI POTREBBERO INTERESSARE