di Francesco Spagnolo – 5 marzo 2026

25 anni di servizio civile: la cronistoria di una possibilità di scelta da innovare

 Nel 2001 ci fu la promulgazione della legge istitutiva del servizio civile che è diventato universale dieci anni fa: la sua storia non è stata semplice, ma è diventato una possibilità certa di scelta per i giovani che il Governo vuole innovare con una nuova legge delega.

Il 6 marzo 2001, 25 anni fa, veniva promulgata la Legge n.64 che ha istituito il Servizio Civile Nazionale su base volontaria e aprendolo per la prima volta anche alle giovani donne. Da allora, passando anche dalla riforma di 10 anni fa che lo ha reso “universale”, sono stati oltre 2 milioni i giovani che si sono candidati per svolgerlo, quasi 800mila quelli che hanno avuto l’opportunità di vivere questa esperienza, in Italia e all’Estero, a servizio degli altri e per crescere come persone e come cittadini.

Va però ricordato come l’iter che portò a questa novità, così significativa per la storia del Servizio Civile in Italia, fu alquanto travagliato, anche perché caratterizzato dall’avvicendamento di 4 Governi della Repubblica all’interno della XIII Legislatura (9 maggio 1996 – 9 marzo 2001).

Un anno prima, la legge n. 331 del 14 novembre 2000 “Norme per l’istituzione del servizio militare professionale”, aveva rivoluzionato la leva militare obbligatoria e sancitone la sospensione a partire dal 2007, poi anticipata al 2005. Pur non citando espressamente il Servizio Civile (tra l’altro da poco riformato con la legge n. 230/98), quel provvedimento, facendo venire meno il presupposto dell’obbligo della leva per la dichiarazione di obiezione di coscienza, la quale a sua volta portava allo svolgimento di un servizio civile alternativo, nella sostanza sanciva la fine di questo istituto non armato e nonviolento. Per questo Enti e obiettori si attivarono per fare pressione sulle Istituzioni, e in particolare sulla allora maggioranza di centro-sinistra, che nel suo programma elettorale del 1996 sotto la sigla dell’Ulivo aveva proposto un servizio civile “per tutti”, ed esisteva già un Disegno di legge presentato nel 1997 dall’allora Ministro della Difesa Nino Andreatta per istituire il “servizio civile nazionale” su base volontaria. Per via dell’imminente fine della legislatura – le nuove elezioni si sarebbero tenuto nel maggio di quello stesso anno-, tutta la discussione sulla nuova legge avvenne così in un clima politico concitato.

Il 14 febbraio 2001 la Camera dei Deputati riesce comunque ad approvare definitivamente, tra gli ultimi atti della XIII Legislatura e sotto il Governo Amato, la legge n. 64 che sarà appunto promulgata il 6 marzo e che, in parallelo con la legge n. 331/2000, mette di fatto la parola fine ad oltre cinquant’anni di obiezione di coscienza alla leva obbligatoria e a quasi trent’anni di servizio civile “obbligatorio”. Con questa legge, come detto, nasce per la prima volta in Italia un Servizio civile totalmente su base volontaria e che mantiene però la sua finalità di “concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”. Sarà aperto per la prima volta alle donne dai 18 ai 26 anni e agli uomini di pari età inabili alla leva (il limite di età salirà successivamente ai 28 anni attuali). L’esperienza si affiancherà fino al 2005 al servizio civile obbligatorio, che rimane per gli uomini maggiorenni, che potranno continuare ad obiettare alla “naja”. Per i nuovi “volontari” è previsto un impegno di dodici mesi, contro i dieci dei loro pari età obiettori, ma a fronte di un assegno mensile più alto, attorno alle 800.000 lire dell’epoca, poi divenute 433,82 euro al cambio dell’epoca (oggi salite a 519,47 euro). Oltre alla formazione obbligatoria, vennero previsti dei “benefit” come la possibilità del riconoscimento di crediti formativi, di punteggio nei concorsi pubblici, nonché i contributi previdenziali. Come già inoltre già prevedeva anche la legge 230/98 degli obiettori, da quel momento sarà possibile svolgere il servizio civile anche all’estero per “promuovere la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli”, come recita l’art. 1 della legge.

Tuttavia, questa nuova riforma del servizio civile non venne accolta da tutti con favore. Il Presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti (A.O.N.), Massimo Paolicelli, ebbe a scrivere il giorno dopo la sua approvazione che essa era una “lavorazione di scarto della riforma delle forze armate recentemente approvata dal Parlamento” e che “il problema di fondo è che non si sono individuati i problemi da affrontare e trovate le risposte necessarie, come è avvenuto, anche se grossolanamente per le forze armate”. Problemi che si trascineranno anche nel successivo Decreto Legislativo n. 77 del 5 aprile 2002, che attuerà la legge fino, tra varie vicissitudini, alla riforma del 2016 – 10 anni fa – quando la legge 106/2016 e il D.Lgs. n. 40/2017 renderanno il Servizio Civile “universale”.

In questo lasso di tempo, ci saranno molte altre tappe importanti, a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale n.228/04 che confermò ancora una volta il Servizio Civile Nazionale, secondo l’art. 52 della Costituzione, come dovere del cittadino in relazione alla difesa della Patria e riservando la legislazione esclusivamente alla Stato. Altri passaggi significativi sono stati, 20 anni fa, la nascita della Rappresentanza nazionale dei giovani operatori volontari, con le prime elezioni che si tennero a partire dal gennaio 2006, il lungo iter processuale che portò nel 2015 all’apertura di questo istituto anche ai giovani stranieri, e nel 2020 l’elezione per la prima volta di una donna come Presidente della Consulta nazionale del SC (istituita nel 1998), Feliciana Farnese, all’epoca Rappresentante nazionale degli operatori volontari.

Ma la storia continua per questo Istituto della Repubblica che il Presidente Mattarella ha definito “un’occasione preziosa di arricchimento morale e crescita personale che impatta positivamente sulla collettività, contribuendo al consolidamento del senso civico, presupposto essenziale per la costruzione di una società più coesa ed equa”. Lo scorso 24 febbraio infatti il Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale ha pubblicato un nuovo Bando nazionale da 65.964 posti, il secondo più alto di sempre in questi 25 anni, ed è approdata alla discussione delle Camere il “Disegno di legge delega in materia di politiche per i giovani e Servizio Civile Universale”, che nelle intenzioni dell’attuale Governo punta ad innovarlo, rendendolo uno strumento più al passo dei tempi attuali e delle mutate esigenze dei giovani e degli enti.

Foto di Francesco Spagnolo

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