di Maddalena Recla – 3 marzo 2026

Anno internazionale del volontariato, il lancio a Bruxelles

 Lo scorso 26 febbraio il lancio dell’EU Action Forum per l’Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile 2026. Istituzioni europee e reti della società civile chiedono un quadro politico più coerente, fondi strutturali e un riconoscimento pieno del ruolo del volontariato in Europa.

Portare il volontariato al centro dell’agenda politica europea, oltre la dimensione celebrativa e oltre una lettura esclusivamente giovanile. È questo il messaggio emerso il 26 febbraio scorso al Parlamento europeo di Bruxelles, dove è stato lanciato l’EU Action Forum per l’Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile 2026 (IVY2026), promosso dal Centro Europeo del Volontariato (Cev) in collaborazione con European Lotteries.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2026 “Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile”, riconoscendo il ruolo fondamentale del volontariato come forza per uno sviluppo equo e duraturo e come mezzo di attuazione dell’Agenda.

L’Action Forum presentato a Bruxelles rappresenta il primo passo operativo per tradurre questo riconoscimento in un percorso politico strutturato, capace di incidere sulle prossime scelte dell’Unione.
All’incontro – al quale ha preso parte anche CSVnet in quanto componente del board del Cev – hanno partecipato membri del Parlamento europeo, rappresentanti della Commissione europea, organizzazioni della società civile e i focal point attualmente attivi in dieci Paesi europei, incaricati di coordinare le attività legate al 2026.

Ad aprire i lavori è stata l’eurodeputata Catarina Vieira (Verdi), affiancata dalla vicepresidente del Parlamento europeo Katarina Barley, da Bogdan Andrzej Zdrojewski, Sergey Lagodinsky, Grégory Allione e dal Commissario europeo Glenn Micallef. Sono intervenuti anche Sandra Koch per United Nations Volunteers e rappresentanti delle principali reti europee, tra cui Civil Society Europe e la Croce Rossa.
Il confronto ha preso le mosse dal documento The Volunteering Policy Environment in the European Union: An Overview (febbraio 2026), che definisce il volontariato come “un atto civico consapevole, basato sulla libera scelta e fondato sui diritti, che incarna i valori dell’Unione europea e rafforza direttamente la coesione sociale, contribuendo a resilienza, pace e prosperità”. Accanto a questo riconoscimento, il testo evidenzia però come “il panorama delle politiche europee sul volontariato resti frammentato, fortemente centrato sui giovani e basato su finanziamenti a progetto, con un debole riconoscimento delle infrastrutture del volontariato, degli esiti di apprendimento e dei dati”.

È proprio su questa distanza tra valore riconosciuto e strumenti effettivamente disponibili che si è concentrato il dibattito. Vieira ha richiamato il ruolo del volontariato nel costruire “ponti” tra le comunità europee, sottolineando al tempo stesso le difficoltà legate alla frammentazione normativa e alla carenza di risorse strutturali. Lagodinsky ha parlato del volontariato come di una forma concreta di espressione democratica, capace di rafforzare partecipazione e fiducia nelle istituzioni.

Il documento discusso a Bruxelles mette in luce l’assenza di “un quadro europeo trasversale sul volontariato”, con competenze distribuite tra politiche giovanili, sociali, democratiche e di protezione civile, senza una regia unitaria. Viene inoltre segnalata la “insufficiente presenza di linee di finanziamento strutturali e di lungo periodo per le organizzazioni che coinvolgono volontari», a fronte di un ricorso prevalente a fondi temporanei e progettuali. Un’ulteriore criticità riguarda la mancanza di “un sistema europeo di raccolta dati regolare e completo, capace di includere anche le forme informali e innovative di impegno civico”, che limita la piena valorizzazione delle competenze maturate attraverso il volontariato.

Il 2026 assume in questo quadro un significato particolare anche perché coincide con il trentesimo anniversario dei programmi europei dedicati ai giovani e alla solidarietà. Secondo il documento di riferimento, questo doppio passaggio rappresenta “il momento politico giusto per affermare una visione europea del volontariato e ancorarla al prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034”, inserendo il tema in modo stabile nelle priorità dell’Unione.
Sandra Koch ha ribadito che IVY2026 non dovrà esaurirsi in una celebrazione simbolica, ma tradursi in un impegno concreto per il riconoscimento del volontariato, per il contrasto alle disuguaglianze e per la costruzione di un sistema più integrato e basato su dati affidabili. La sessione di networking tra i focal point nazionali e la tavola rotonda del pomeriggio hanno avviato il lavoro operativo sulle prossime tappe dell’Action Forum.
Dall’incontro è emersa una linea condivisa: l’Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile potrà incidere realmente sulle politiche europee solo se accompagnato da un rafforzamento del quadro normativo e finanziario, dal riconoscimento del volontariato come priorità trasversale nelle strategie dell’Unione e da un sostegno stabile alle organizzazioni che ne costituiscono l’infrastruttura civile.

*Maddalena Recla è componente del board del Centro Europeo del Volontariato per CSVnet

I rappresentanti dei focal point europei

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