Salute mentale e povertà esercitano un’influenza l’una sull’altra. Ad alzare un velo su due fenomeni strettamente collegati è Caritas Italiana con il Rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati” realizzato in collaborazione con la Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia e discusso l’11 febbraio in una tavola rotonda pubblica a Roma in occasione della Giornata mondiale del malato.
Nel Rapporto emergono le dimensioni di una crisi sistemica e strutturale che colpisce soprattutto giovani, donne e persone con esperienza migratoria da non leggere solo in chiave sanitaria. I dati contenuti nel rapporto evidenziano come precarietà lavorativa, insicurezza abitativa, isolamento relazionale e fragilità economica aumentino il rischio di sofferenza mentale. Al contempo il disturbo psichico genera nuove forme di impoverimento, perdita di lavoro, di casa e di legami sociali.
Una problematica sollevata dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha richiesto a Caritas questo lavoro affermando che una delle emergenze che riscontra sul territorio è proprio quella del disagio mentale.
Zuppi ha ricordato che “la sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle condizioni materiali e relazionali in cui prende forma. La persona è sempre legata a una comunità e trova sé stessa ricreando la relazione con questa”.
“Una fotografia di una realtà che ci sta a cuore – ha detto Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – e dalla quale come Caritas si parte sempre. Ci interroga e interpella e supera l’idea che forse ci siamo fatti sul tema della povertà e del disagio mentale e che oltre a interpellarci ci deve portare a fatti concreti. Negli ultimi anni abbiamo osservato da vicino un aumento significativo del disagio psicologico tra le persone in condizione di fragilità socioeconomica. Nell’80% dei casi, il disagio mentale si intreccia con povertà materiale, relazionale e sociale. È un fenomeno sistemico che non può essere affrontato con risposte frammentate”.
Nel Rapporto si trova la stima degli studi clinici sulla prevalenza di almeno un disturbo mentale nel corso della vita che varia tra il 18,6% e il 28,5%. La depressione è quella che incide di più, riguardano tra il 10% e il 17% della popolazione. I disturbi d’ansia colpiscono tra l’11% e il 17% delle persone e i disturbi psicologici 3-6 casi ogni mille persone. Nell’Indice di salute mentale definito da Istat si evidenzia come aspetti come ansia, depressione e benessere psicologico rivelano un peggioramento nelle fasce più giovani della popolazione. Tra il 2019 e il 2023 si è registrato un incremento del 20% delle richieste di aiuto da parte dei cittadini stranieri residenti, un fenomeno, si legge nel rapporto, strettamente connesso all’acuirsi di difficoltà economiche, sociali, abitative in un contesto di crisi prolungata.
Il legame tra povertà, diseguaglianze e disagio mentale è storicamente profondamente connesso. Caritas sottolinea tre aspetti: la povertà e le diseguaglianze sociali determinano e amplificano il disagio mentale, creando circoli di vulnerabilità; la relazione tra salute mentale e condizioni socio-economiche è bidirezionale e interconnessa con fattori strutturali, culturali e politici; serve un approccio intersezionale e strutturale che integri cura individuale, politiche sociali e trasformazioni sistemiche per migliorare la salute mentale e ridurre le disuguaglianze.
La stessa rete Caritas ha incontrato nel 2024 277.775 persone: la sofferenza mentale riguarda il 4,4% di esse, una quota sottostimata vista la difficoltà di intercettare il disagio psichico, dello stigma sociale e dei sentimenti di vergogna che lo circondano. Negli ultimi dieci anni è cresciuto del 154% delle persone incontrate con disturbi depressivi. Caritas ha svolto anche un’analisi qualitativa basata su 6 focus group realizzate in 35 Caritas di tutto il territorio. Accanto alla povertà delle persone emerge una povertà di servizi con Centri di Salute Mentale sottodimensionati, tempi di attesa lunghi, barriere di accesso, costi elevati delle comunità e dei percorsi psicoterapeutici e forme di “istituzionalizzazione mascherata” in alcune strutture private. Così le disuguaglianze economiche si trasformano in disuguaglianze di cura e di opportunità di vita.
La presidente della Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia Giovanna Del Giudice ha evidenziato come “oggi appare necessario rinnovare l’impegno contro ogni pratica custodialistica e lesiva dei diritti, qualificare e rafforzare i servizi di comunità, prendersi cura della persona nella sua globalità e del suo contesto socio-familiare, con il coinvolgimento delle risorse vive del territorio, per non lasciare indietro nessuno e costruire una città che cura”.
Dal rapporto emergono alcune raccomandazioni prioritarie: rafforzare la governance interistituzionale, incrementare e stabilizzare le risorse economiche e professionali, definire standard nazionali vincolanti e sistemi di monitoraggio basati sugli esiti e promuovere partecipazione attiva delle persone e delle comunità. Un’integrazione sociosanitaria strutturale che richiede una visura di lungo periodo che possa superare la logica degli interventi frammentati o emergenziali garantendo continuità assistenziale lungo tutto l’arco della vita e in tutte le aree del Paese.





