A Genova esiste la Rete Migranti, coordinata dal Celivo, che ha raccolto nel tempo numerose associazioni ed enti attivi nell’ambito dell’integrazione e del supporto alle persone con background migratorio presenti sul territorio. Alcune di queste realtà sono gestite direttamente da migranti e rappresentano punti di contatto fondamentali con le diverse diaspore locali.
Dal 2011 ad oggi il Celivo ha accompagnato la Rete in un percorso di conoscenza reciproca, scambio di buone prassi, identificazione dei bisogni comuni e realizzazione di iniziative e progetti condivisi. Tra questi rientrano eventi di incontro tra comunità differenti, occasioni di integrazione con la cittadinanza, seminari informativi, la produzione di documentazione utile a richiedenti asilo e volontari, oltre a esperimenti sociali e campagne di sensibilizzazione sui temi dell’antirazzismo.
Negli ultimi anni la Rete ha visto crescere la partecipazione di associazioni composte da giovani di nuova generazione, portatori di nuove esigenze e interessi. A partire dal 2025 il tema centrale su cui le realtà aderenti si sono concentrate è diventato la tutela della salute mentale delle persone con background migratorio.
“Le persone che fanno parte della rete – spiega Diego Longinotti, coordinatore delle Reti tematiche del Celivo – ci avevano raccontato molti episodi di stress e fragilità del benessere mentale legati alla difficoltà di trovare casa, di sentirsi osservati in giro per la città, di sentire di essere ricordati ogni giorno come diversi. Questioni che influiscono molto in particolare sulle nuove generazioni ed è stato un ponte per allargare la progettazione della Rete Migranti con la richiesta di interessarsi al tema della salute mentale che riguarda tutte e tutti, ma ha connotazioni più specifiche e più delicate per le persone con background migratorio”.
Da queste riflessioni sono scaturite due principali direttrici operative. La prima ha riguardato l’Interlocuzione con soggetti pubblici e privati attivi nel campo della salute mentale. La Rete ha avviato un dialogo a trecentosessanta gradi con diversi interlocutori istituzionali e del terzo settore, in particolare con il Tavolo Pubblico del Patto per la Salute Mentale, presieduto da ASL3. Nel 2025 una rappresentanza della Rete è stata invitata a intervenire all’evento annuale “La Città che Cura”. Durante l’intervento, intitolato “La tutela della salute mentale delle persone con background migratorio”, sono stati evidenziati temi cruciali.
“È stato sottolineato – spiega ancora Longinotti – come la salute mentale sia un ambito che coinvolge sia chi affronta un percorso migratorio segnato da complessità e traumi, sia chi nasce e cresce in Italia sperimentando spesso un senso di appartenenza frammentato. Molti giovani vivono nel cosiddetto “limbo tra due culture”: da una parte mantengono il legame con la cultura di origine, dall’altra cercano di abbracciare quella del Paese in cui sono nati o cresciuti. A volte temono che avvicinarsi a una cultura significhi tradire l’altra, senza riconoscere che questa duplice appartenenza rappresenta una grande ricchezza”.
La Rete ha evidenziato l’urgenza di inserire la salute mentale delle persone con background migratorio tra le priorità di analisi, divulgazione e intervento. L’indagine svolta con associazioni pro migranti e di migranti ha permesso di individuare criticità significative: la presenza di pregiudizi e resistenze culturali verso la salute mentale, che ostacolano il dialogo e la richiesta di aiuto; la scarsità di campagne informative accessibili, multilingue e culturalmente adeguate, oltre che di spazi sicuri dove potersi confrontare; servizi sanitari non pienamente inclusivi, con carenza di mediatori e figure capaci di superare barriere linguistiche e culturali; il disagio vissuto dalle nuove generazioni, consapevoli dell’importanza del benessere mentale ma spesso prive del sostegno familiare necessario; la mancanza di formazione specifica per operatori e operatrici dell’accoglienza nella gestione dei traumi legati alla migrazione; l’insufficienza di spazi di aggregazione nelle città, elementi essenziali per promuovere benessere e prevenire forme di disagio psichico.
Nel corso dell’intervento la Rete ha ribadito la necessità di un approccio sistemico per costruire una vera “città che cura” che implica di cambiare la narrazione della salute mentale all’interno delle comunità migranti, superando tabù e favorendo consapevolezza; di rendere i servizi sociosanitari più inclusivi e capaci di rispondere a una cittadinanza sempre più eterogenea; di formare adeguatamente il personale sociosanitario affinché possa affrontare con competenza le dinamiche interculturali.
La seconda linea d’azione ha riguardato l’organizzazione di momenti di confronto in presenza utilizzando la metodologia partecipativa del World Café. Gli incontri, rivolti a gruppi contenuti (massimo 20 persone), sono stati pensati per offrire uno spazio di dialogo sul tema della salute e del benessere mentale, favorendo lo scambio di vissuti e rompendo pregiudizi ancora diffusi. Il primo World Café si è svolto con successo nell’aprile 2025. Un secondo appuntamento, questa volta dedicato a volontari e operatori del settore, è in programma per la fine di marzo 2026.





