di Clara Capponi – 9 febbraio 2026

Quando la sospensione non educa: il volontariato come alternativa possibile

 Sempre più Csv sperimentano, insieme a scuole e associazioni, percorsi che superano la logica punitiva della sospensione e rafforzano il ruolo educativo della comunità.

In Italia il volontariato entra nelle scuole in modo strutturato e continuativo. Lo dicono i numeri delle attività messe in campo dai Centri di servizio per il volontariato: 129.900 studenti coinvolti in percorsi di orientamento al volontariato, oltre 2.600 enti del terzo settore partner, quasi mille istituti scolastici che collaborano con i Csv.

Dentro questo perimetro, meno visibile ma in crescita, c’è anche un’altra frontiera: percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari, oggi seguiti, con diverse modalità, da quasi una decina di Csv in varie aree del Paese.

Un ambito delicato, che interroga il senso stesso della sanzione a scuola e il ruolo che la comunità può giocare nei momenti di rottura del patto educativo.

La sospensione scolastica, soprattutto quando prevede l’allontanamento dalle lezioni, continua a essere uno strumento largamente utilizzato. Ma è proprio nei casi di maggiore fragilità che rischia di produrre un effetto paradossale: interrompere ulteriormente un legame già incrinato, lasciando lo studente solo dentro l’errore.

È su questo terreno che, da anni, alcuni Csv lavorano insieme a scuole ed associazioni per costruire alternative non punitive, capaci di trasformare un provvedimento disciplinare in un’esperienza educativa fuori dall’aula, ma dentro la comunità.

Non si tratta di “far scontare una punizione” attraverso il volontariato. Anzi. Come emerge dalla community nazionale Scuola e volontariato, che riunisce i Csv impegnati su questi temi, l’obiettivo è esattamente opposto: evitare che il volontariato venga caricato di un ruolo sanzionatorio e valorizzare la sua funzione di accoglienza, responsabilizzazione, riorientamento.

Dal lavoro quotidiano emerge la necessità di rafforzare le condizioni che rendono possibile l’attivazione di questi percorsi, soprattutto a supporto delle organizzazioni e delle scuole coinvolte. È su questo fronte che, in questa fase, i Csv sono particolarmente attivi, offrendo accompagnamento, mediazione e strumenti operativi.

“Ogni anno associazioni ed enti del terzo settore si mettono a disposizione delle scuole per garantire agli studenti contesti dove sentirsi accolti” – spiega Francesca Amadori, referente della community dei Csv impegnati sull’orientamento al volontariato per i giovani. “Inserire ragazzi e ragazze temporaneamente in un contesto associativo non significa punirli altrove, ma offrirgli uno spazio diverso, con altri linguaggi e altre relazioni, in cui lavorare sull’autostima e sulla responsabilità”.

“Un’occasione per gli istituti oltre che per i giovani. Per questo ci aspettiamo che sempre più scuole affrontino questi percorsi con spirito diverso dalla ‘pratica burocratica’. E che, riconoscendone il valore, altrettanto facciano gli Uffici scolastici, ad esempio mettendo in atto modalità e tempi comunicativi rispettosi delle programmazioni associative.”  Anche per questo i Csv sono a disposizione con il principale obiettivo di aiutare le organizzazioni ad orientarsi e a costruire relazioni stabili con le scuole, valorizzando un contributo educativo che non è accessorio.

Perché accompagnare le associazioni nella gestione degli aspetti formali senza snaturare il senso educativo dell’esperienza è l’altra grande sfida dei Csv. “Questo riguarda, ad esempio, l’ambito di supporto relativo agli adempimenti organizzativi e di sicurezza, a partire dal Documento di valutazione dei rischi (Dvr), che può rappresentare un ostacolo soprattutto per le realtà più piccole” – spiega Amadori.

Resta centrale, infine, la dimensione culturale.

“Una prospettiva che chiama in causa la corresponsabilità di scuola, terzo settore e comunità locali. Il volontariato, infatti, non assume un ruolo sostitutivo della scuola, ma diventa parte di una comunità educante più ampia, capace di farsi carico anche delle fratture del percorso scolastico. Una funzione che, per essere efficace, ha bisogno di riconoscimento istituzionale, continuità e sostegno, non solo di buona volontà”.

Cuneo: un lavoro che dura nel tempo

Esperienze come quella di Bari non sono isolate.
A Cuneo, ad esempio, il Csv accompagna percorsi alternativi alle sanzioni disciplinari da quasi vent’anni, in un lavoro progressivamente strutturato che ha trasformato una pratica inizialmente sperimentale in un modello riconosciuto sul territorio. Come mostra anche un’esperienza seguita dal Csv a Fossano e raccontata per Vdossier , per alcuni studenti la sospensione svolta in associazione diventa un’occasione inattesa di incontro e riconoscimento, capace di sciogliere rabbia e distanza più di qualsiasi punizione formale

Nel tempo, il passaparola tra gli istituti e il coordinamento con l’Ufficio scolastico provinciale hanno portato a un aumento delle richieste: oggi i percorsi coinvolgono stabilmente tra gli 80 e i 100 studenti all’anno, grazie a una rete di associazioni disponibili ad accoglierli in contesti vicini al loro luogo di vita. Un’evoluzione che ha spinto il Csv a dotarsi di strumenti condivisi, dalla modulistica dedicata ai sistemi di valutazione dell’esperienza, per facilitare l’accesso delle scuole e accompagnare le associazioni.

“Funziona solo se il ragazzo non si sente giudicato o punito, ma riconosciuto come una risorsa – spiega Valentina Fida, referente dei progetti Scuola Volontariato e Giovani del Csv – e se l’associazione non vive l’accoglienza come una delega sanzionatoria, ma come un’occasione educativa». In questa prospettiva, il valore dei percorsi non riguarda solo gli studenti, ma anche le realtà coinvolte, chiamate a confrontarsi con lo sguardo degli adolescenti e a rafforzare legami intergenerazionali e di comunità.

Bari: quando la sanzione diventa tempo restituito

A Bari questa impostazione ha trovato una traduzione operativa chiara.
All’Istituto tecnico Panetti Pitagora, una sospensione disciplinare è stata trasformata in 14 ore di volontariato svolte con l’associazione Incontra, impegnata nella distribuzione di pasti serali alle persone senza dimora. Il percorso è nato grazie alla collaborazione con il Csv San Nicola e al coinvolgimento diretto della scuola e della famiglia.

Una sperimentazione diventata sistema: come racconta il Csv in questo articolo per Vdossier oggi sono più di 20 i ragazzi che, grazie all’orientamento del Csv San Nicola.

Belluno–Treviso: orientare, accogliere, costruire fiducia

Nelle province di Belluno e Treviso il lavoro dei Csv sull’orientamento al volontariato si intreccia sempre più con il tema del disagio giovanile. Lo evidenzia una ricerca condotta dal Csv su oltre 4mila studenti, presentata nel dicembre scorso: per la grande maggioranza dei giovani il volontariato ha un forte valore educativo, tanto che il 75% lo considera un’esperienza utile per la crescita personale e lo sviluppo di competenze. Accanto a questo dato positivo, emerge però anche un’area più fragile: una quota minoritaria ma significativa associa il volontariato allo sfruttamento o lo percepisce come una perdita di tempo, segnalando un bisogno di proposte più mirate e riconoscibili. È in questo spazio che si collocano esperienze come quella di Kantiere Misto, raccontata su Vdossier, dove il volontariato diventa un luogo capace di trasformare anche un obbligo iniziale in un percorso di fiducia, relazione e appartenenza.

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