di Serena Russo – 9 febbraio 2026

Dalla sospensione alle ore di volontariato. Come è cambiata la vita di Giulio

 Una storia che racconta come il volontariato trasforma i più giovani. E come il CSV San Nicola di Bari orienta i percorsi.

“Ero stupito da un lato e impaurito dall’altro: non sapevo a cosa stessi andando incontro”. Comincia così il racconto di Giulio (il nome è di fantasia, ndr), mentre cerca di fare ordine tra i pensieri. Con la mente torna a mesi e mesi fa quando, subito dopo essere stato sospeso da scuola per qualche giorno, gli hanno comunicato che quelle ore lontane dai banchi e dai compagni non le avrebbe passate a casa, ma insieme ad un’associazione di volontariato.

“Mi hanno detto che avrei dovuto servire pasti in una mensa dedicata a persone senza fissa dimora – continua -, non nascondo che la prima emozione che ho provato è stata pura e semplice ansia”.  Lo spiega con semplicità, ma la sua voce ancora oggi tradisce quella stessa emozione. Giulio è stato, nel capoluogo pugliese, uno dei primi a sperimentare la trasformazione dei provvedimenti disciplinari a carico di studenti in “tempo” da dedicare agli altri: all’associazione In.Con.Tra – che lo ha accolto – l’onere e l’onore di fare da apripista. E’ da qui che si apre questo racconto a due voci: quello di Giulio certo, ma anche quello di Michele Tataranni che, della cura del prossimo insieme alla sua associazione, ne ha fatto una missione.

“Mi sono trovato a contatto con persone molto diverse da me – continua Giulio, riferendosi alle persone ospitate nella struttura di accoglienza – e avevo paura: non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo se qualcuno avrebbe potuto farmi del male. Poi, è arrivato Michele”.

“Giulio inizialmente era molto restio: così come altri prima di lui, affrontava la serata con un senso di costrizione. Stava scontando la sua punizione”. Adesso è Michele Tataranni a parlare: anche lui ricorda molto bene quella sera. Ricorda il senso di smarrimento del ragazzo, la sua frustrazione. Il suo sentirsi un pesce fuor d’acqua. “Ma non mi sono preoccupato – prosegue -. Da noi sono passati anche giovani che hanno scontato pene detentive e oramai siamo allenati: capiamo al volo se le persone che arrivano da noi hanno qualcosa in più. E Giulio l’aveva”

Sono passati mesi da quella serata. Il “tempo imposto” a Giulio, quello da dedicare al volontariato, è finito. Eppure il giovane studente è ancora lì: “La prima è stata una delle sere più belle – prosegue ragazzo che adesso, mentre racconta, è un fiume in piena -. Preparare i vassoi, servire le persone. Mentre giravo tra i tavoli mi sentivo strano, però ero già consapevole del fatto che stavo regalando una presenza, un gesto di bene, anche piccolo, ad altre persone. Quella stessa esperienza poi, l’ho ripetuta per dieci giorni di fila. Senza mai stancarmi”.

Giulio oggi è a tutti gli effetti un volontario. Appena può, solitamente una volta alla settimana, torna in quella stessa mensa. Continua a servire pasti caldi, continua a fare qualcosa per gli altri. “Io sono felice quando sono con loro – ammette, quasi sottovoce – spero lo siano anche loro. Da quella prima volta c’è stato un cambiamento totale nella mia vita e vorrei che anche i miei amici provassero questa emozione”. E, detto fatto, Giulio sta pian piano portando tutte le sue conoscenze all’interno dell’associazione.

“La prima difficoltà è quella di separarsi dal branco in cui vivono”. Lo spiega bene Michele Tataranni che, mentre parla di Giulio ridacchia, orgoglioso: “Lui oggi è il nostro pupillo, è una persona dal grandissimo spessore”. E continua: “Quando arrivano da noi parliamo, spesso si confidano. Io gli faccio ascoltare la canzone di Bennato, “In fila per tre” e poi spiego loro che questa è la vita e che se noi non ne sfruttiamo le potenzialità, istruzione in primis, finiremo solo con l’obbedire. E’ un percorso educativo meraviglioso, oggi Giulio è una continua esplosione di entusiasmo: ha sempre gli occhi spalancati di chi guarda la vita con meraviglia, ora è sempre sorridente”.

Dopo Giulio ce ne sono stati tanti altri. Fino ad oggi sono più di 20 i ragazzi che, grazie all’orientamento del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS, hanno potuto trasformare un istante negativo delle loro esistenze in un momento di unione e comunità. Il procedimento è sempre lo stesso: di comune accordo con i genitori, sono i dirigenti scolastici – al momento di un provvedimento disciplinare – a contattare il CSV San Nicola che, attraverso i suoi referenti, indirizza i ragazzi nei percorsi ritenuti più idonei. Non solo: durante le prime ore di queste esperienze – quelle più cruciali – i ragazzi non sono mai lasciati da soli. L’accompagnamento è sempre portato avanti con un esperto del Centro e un referente della scuola. E quello che mesi fa è nato come un esperimento è oggi una prassi consolidata: non a caso sono diverse le convenzioni nate da questa prima esperienza. Ad oggi sono ben cinque gli istituti che hanno aderito: Gorjux-Tridente-Vivante, I.I.S.S. Majorana, I.I.S.S. Marconi- M. Hack, I.T.T. Panetti-Pitagora, tutti di Bari, e liceo scientifico Amaldi di Bitetto.

“Azioni come questa sono estremamente importanti – spiega la presidente del CSV San Nicola ETS Rosa Franco -, per due motivi: il primo ha a che fare con i ragazzi. Dare loro una seconda possibilità, aiutandoli a trasformare un istante di difficoltà in un momento di vero apprendimento è fondamentale per la loro crescita, e in questo le scuole stanno avendo un ruolo essenziale. Il secondo motivo ha certamente a che vedere con il volontariato che si conferma, ancora una volta, attività imprescindibile per una maggiore apertura al mondo, soprattutto se parliamo di ragazzi. Questo è un ottimo modo per avvicinare sempre di più i giovani al mondo del Terzo Settore, un mondo che raramente si abbandona dopo averlo conosciuto dall’interno, in tutte le sue sfumature”.

“Sono esperienze che tutti i ragazzi dovrebbero prima o poi fare – continua il direttore del CSV San Nicola Alessandro Cobianchi -, perché li aiuta a crescere. Io devo però ringraziare tutte le associazioni di volontariato che, insieme a noi, si sono messe a disposizione. Senza di loro, senza la loro esperienza, senza la loro apertura, tutto questo non sarebbe certo possibile. Storie come quella di Giulio ci dicono molto dei ragazzi di oggi: dobbiamo sempre dare loro una possibilità”.

E a proposito di Giulio: “Da quando faccio volontariato mi sono reso conto che ci lamentiamo per cose davvero piccole – conclude -. Non voglio mollare, non lo farò”.

Foto di Nadia Bologna da Tanti per Tutti.

TI POTREBBERO INTERESSARE