di Federico Brancaleone e Clara Capponi – 9 febbraio 2026

Dal “doverci stare” al volerci restare

 Creatività, fiducia e volontariato come spazi educativi con Kantiere Misto, esperienza supportata dal Csv Belluno Treviso.

“All’inizio non ci è arrivato per scelta. Doveva fare delle ore, riparare a una sanzione disciplinare. Oggi, invece, frequenta ancora l’associazione, partecipa alle attività, ha trovato uno spazio in cui sentirsi accolto”. È una delle tante storie che passano da Kantiere Misto, associazione culturale di Oderzo (Treviso) che da quasi vent’anni lavora con i giovani attraverso l’arte urbana, la street art e la creatività come linguaggio educativo.

Quel passaggio dalla costrizione alla fiducia è fondamentale“, racconta Marzia Val, presidente dell’associazione. “Non parliamo di miracoli, ma di percorsi fatti di smarrimenti e riprese. Alcuni ragazzi oggi lavorano, altri si sono laureati. Ci dicono che qui hanno trovato un punto di riferimento”.

L’esperienza di Kantiere Misto non nasce come risposta al disagio, ma come spazio aperto, in cui molti giovani – spesso con fragilità, con pensiero divergente e in difficoltà nel contesto scolastico – hanno potuto sperimentarsi, sentirsi riconosciuti, costruire relazioni significative con adulti di riferimento. Un terreno che, negli anni, si è rivelato fertile anche per accogliere studenti coinvolti in percorsi di cittadinanza attiva e riparazione del danno, in collaborazione con il Csv Belluno Treviso.

Giovani e volontariato: un orientamento positivo, ma non scontato

A confermare il potenziale educativo del volontariato è anche una recente ricerca del dicembre scorso condotta dallo stesso Csv e che ha coinvolto oltre 4mila studenti. Il quadro che emerge è complessivamente positivo: il 75% degli intervistati riconosce al volontariato un ruolo importante nella crescita personale e nello sviluppo di competenze utili anche per il lavoro.

Accanto a questo dato, però, affiorano segnali da non sottovalutare. Una quota minoritaria ma significativa di studenti associa il volontariato allo sfruttamento (13%) o lo considera una perdita di tempo (10%). Il 15,2% lo ritiene addirittura inutile per il Paese. Per il Csv, sono indicatori che parlano di fragilità latenti, di una distanza che rischia di ampliarsi se non intercettata per tempo.

“Il volontariato può essere una risposta concreta al disagio giovanile solo se smette di essere vissuto come esperienza occasionale o riparativa“, spiega Giancarlo Cavallin, presidente del Csv Belluno Treviso. “Serve creare rete tra le associazioni, lavorare come comunità e proporre esperienze accessibili, anche brevi, senza chiedere subito un impegno prolungato”.

Quando la sanzione diventa occasione educativa

In questa prospettiva si inserisce il progetto “Ci Sto”, progetto attivo in 14 regioni e 200 comuni italiani, promosso dal Csv nel territorio trevigiano. Un percorso educativo rivolto alle scuole secondarie, pensato per studenti che attraversano momenti di particolare fragilità – anche sospesi da scuola – e che trasforma una sanzione disciplinare in un’esperienza di servizio alla comunità.

Il volontariato non è e non deve essere una punizione», sottolinea Erica De Pieri, referente dell’area promozione del Csv Belluno Treviso. “È un’alternativa educativa che coinvolge studenti, famiglie, scuola e associazioni, attraverso un patto condiviso”.
I ragazzi svolgono attività in orario extrascolastico all’interno di enti del territorio, accompagnati da tutor e volontari. Un’esperienza che, nella maggior parte dei casi, produce cambiamenti significativi. «Nel servizio alla comunità i giovani possono ridefinire il proprio ruolo – osserva De Pieri –. La logica della valutazione lascia spazio alla dimensione relazionale e all’apprendimento esperienziale”.

Il ruolo dei Csv: accompagnare, connettere, sostenere

Le esperienze funzionano, ma non senza difficoltà. Secondo il Csv Belluno Treviso, il rischio è che restino episodi isolati se non inseriti in una rete educativa territoriale più ampia. Per i percorsi più complessi servono risorse dedicate, educatori formati, una maggiore integrazione tra scuola, famiglia, servizi e associazioni.
È qui che il ruolo dei Csv diventa cruciale: accompagnare le organizzazioni, aiutarle a orientarsi tra adempimenti, linguaggi diversi e responsabilità educative, sostenere la costruzione di alleanze stabili. Non per sostituirsi alla scuola o ai servizi, ma per rendere possibile ciò che altrimenti rischierebbe di non partire.
Come dimostra l’esperienza di Kantiere Misto, offrire ai giovani uno spazio in cui sentirsi accolti, ascoltati e valorizzati può fare la differenza. Anche – e forse soprattutto – quando tutto comincia dall’obbligo di “doverci stare”.

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