Con la prima Assemblea di Comunità è partito ufficialmente a metà novembre Corato Sociale, progetto di welfare partecipativo promosso dal Comune di Corato in collaborazione con il Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS. “Un progetto nato per provare ad affrontare diverse criticità rilevate in questi anni di lavoro col territorio: una scarsa conoscenza e coordinamento fra gli attori pubblici e del privato sociale; una marginalizzazione, all’interno del discorso pubblico locale, degli attori e dei processi che promuovono inclusione; una scarsa propensione dell’ente comunale e del Terzo Settore nel realizzare percorsi di co-programmazione e co-progettazione; una propensione al “fare” senza un particolare ‘pensiero’ alla base” – racconta Felice Addario, Assessore alle Politiche Sociali e alla Città Solidale.
Il progetto prevede infatti quattro finalità principali:
- connettere: dare forma e sostanza alla comunità cittadina di chi opera nel sociale, con l’istituzione di una rete integrata e stabile;
- comunicare: dare visibilità ad attori e servizi del welfare cittadino e favorire un migliore accesso alle opportunità per la cittadinanza;
- apprendere: rafforzare capacità, competenze e visioni degli attori del welfare, attraverso la ricerca partecipata, il confronto e la formazione;
- innovare: progettare insieme il futuro del welfare cittadino, e dei suoi servizi, per rispondere meglio alle sfide economiche, sociali e culturali del territorio.
“Con Corato Sociale il CSV San Nicola rinnova il proprio impegno nel promuovere la collaborazione tra enti pubblici e Terzo Settore, valorizzando la rete come principio fondante del welfare di comunità. L’esperienza condivisa con il Comune di Corato mira a costruire un modello partecipato e sostenibile, capace di generare buone pratiche da estendere anche ad altri territori.” – spiega Alessandro Cobianchi, Direttore del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS.

I risultati del questionario
In fase iniziale Corato Sociale ha sondato i bisogni del territorio conducendo un’indagine attraverso un questionario e 4 focus group, che hanno messo a confronto circa 60 operatori appartenenti ad altrettante organizzazioni.
Dal questionario, inviato a oltre un centinaio di enti, tra ETS, fondazioni, cooperative sociali, scuole, istituti religiosi e servizi pubblici, emergono alcune tendenze generali, come la crescita del numero di richieste di assistenza. In particolare, crescono i bisogni materiali di base, con un aumento della richieste di beni di prima necessità e di assistenza alimentare, oltre che di lavoro e abitazioni accessibili. Aumentano anche le richieste di supporto psicologico, emotivo e di orientamento, legate ad una maggiore attenzione al benessere mentale, ai dubbi e le difficoltà legate alla genitorialità, alla necessità di sostegni personalizzati.
Cambia inoltre il profilo demografico dei beneficiari, con un aumento dell’età media e, contemporaneamente, l’emergere di nuove fragilità in ambito giovanile. In generale, si nota anche un cambiamento nel tipo di assistenza richiesta, con un passaggio dalla semplice ricerca di servizi che siano esaustivi alla domanda di una relazione e di un accompagnamento più complesso e duraturo.
I temi dei focus group: dalle povertà ai bisogni formativi
I 4 focus group, che hanno coinvolto figure provenienti dal mondo degli ETS, delle cooperative, dei servizi socio-sanitari, della scuola e delle parrocchie, sono stati dedicati ad approfondire questi aspetti:
- le relazioni tra servizi pubblici, cooperazione sociale e associazionismo, per far emergere criticità e proposte per migliorare le collaborazioni;
- le povertà, per riflettere insieme sulle diverse forme di povertà – educativa, economica, sanitaria, abitativa, relazionale – e su come queste interagiscono fra loro generando situazioni multi-problematiche;
- le rappresentazioni della comunità cittadina, per capire quale immagine si abbia del contesto sociale, se accogliente e solidale oppure chiuso ed individualista;
- le competenze, gli strumenti e i bisogni formativi oggi necessari per rafforzare il lavoro in rete nel territorio.
Attraverso il racconto delle esperienze concrete dei partecipanti, è emerso il desiderio di rafforzare le collaborazioni e il valore fondamentale del fare rete in ambito sociale, come conferma Antonio Piccolomo di Torre Palomba, raccontando come sia cambiato il modo in cui la città vive il sociale: “C’è una maggiore partecipazione da parte della cittadinanza e secondo me si sente più un senso di comunità. Il punto su cui si dovrebbe far leva è quello di creare soprattutto una rete tra le varie realtà associative all’interno del territorio comunale”.
“Per me collaborare nel sociale vuol dire cercare di rafforzare quanto più possibile i legami tra gli enti attivi del territorio, tanto pubblici quanto privati, e cercare di rispondere ai bisogni dei cittadini, in modo che possano sentirsi parte della nostra città e vivere al meglio i servizi e le esperienze che il nostro territorio può offrire” – Pasquale Procacci del Centro per l’impiego di Corato.
Tuttavia, la rete funziona meglio quando nasce dal contatto diretto tra le persone e le idee, più che da protocolli o atti amministrativi. Inoltre, gli ostacoli non mancano: tempi lunghi, burocrazia, mancanza di spazi adeguati e strumenti per lavorare insieme. Ma la difficoltà più grande è spesso nella diversità dei linguaggi e dei tempi tra servizi, scuole, cooperative sociali e associazioni.
In aggiunta, la comunità tende ad attivarsi sull’emergenza, ma fa più fatica nella quotidianità. Serve quindi una regia che faccia sintesi e alimenti una rete stabile, oltre a spazi e linguaggi comuni per promuovere processi partecipativi reali. Un elemento che sembra poter aggregare in modo più deciso è rappresentato da quei progetti legati all’infanzia e all’adolescenza. La scuola emerge come uno degli snodi nevralgici della rete perché può lavorare in modo precoce sul disagio, come conferma la docente Rosaria Sciscioli, che propone di tenere aperte le biblioteche scolastiche nel pomeriggio per trasformare le scuole in presidi di quartiere aperti a ragazzi e genitori.
Le soluzioni proposte: luoghi, mappe, linguaggi condivisi
Dal confronto sono emersi infatti non solo problemi e bisogni ma anche possibili azioni generative, a partire da un’infrastruttura sociale comune: luoghi, mappe, linguaggi condivisi, coordinamento riconosciuto. Tra queste proposte, la creazione di un tavolo stabile di coordinamento territoriale, come luogo di confronto tra servizi sociali, scuola, terzo settore, volontariato, sanità, mondo del lavoro, parrocchie, e la nascita di uno “sportello di comunità” che faccia da ponte tra cittadini e servizi e indichi dove andare, a chi rivolgersi, con chi parlare.
Una delle parole più forti emerse dai focus è pluripovertà: situazioni in cui le povertà si accumulano e si alimentano a vicenda, come nel caso di donne, spesso straniere, sole con figli, che vivono violenza, precarietà economica e isolamento sociale. Diverse criticità sono in particolare emerse rispetto ai minori, come l’abbandono scolastico e la presenza crescente di barriere linguistiche e culturali che la sola scuola non è attrezzata a gestire.
“Sul territorio emergono due problemi molto importanti: il disagio abitativo e l’abbandono scolastico. La rete di Corato Sociale può permettere di affrontare questi due problemi in modo innovativo, per esempio, includendo all’interno di percorsi formativi alternativi i ragazzi e le famiglie. Perché ogni volta che si impara in qualsiasi forma, si costruisce il futuro.” – Niccolò Serafino di O.A. Andromeda.
Per quanto riguarda le competenze richieste a chi opera nel sociale, oggi non sono più solo tecniche, ma un insieme di saperi professionali e capacità relazionali, emotive e collaborative. Contano l’empatia, l’adattabilità, la capacità di lavorare in squadra e costruire relazioni efficaci, per mantenere un equilibrio tra contesti fragili, sistemi rigidi e bisogni diversi.
Infine, il Terzo Settore chiede di essere non solo destinatario di convocazioni formali ma interlocutore riconosciuto, oggetto di un ascolto reale, per allineare obiettivi, linguaggi e ruoli. In tale contesto, “Corato Sociale rappresenta un esempio concreto di come la comunità possa diventare protagonista. – spiega Rosa Franco, Presidente del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS – “Come CSV, crediamo che il valore del volontariato e del Terzo Settore stia proprio nella capacità di generare relazioni per rispondere ai bisogni reali delle persone in una cultura della solidarietà diffusa.”.





