Il protagonista del romanzo “La parte migliore del Paese” scritto da Andrea Cardoni e edito da Fandango è un volontario. Volontario suo malgrado. Mattia Taidelli incontra il volontariato, un’associazione attiva nel soccorso sanitario, in modo involontario per rimediare alla pena di aver avuto la patente ritirata. Da lì la vita, e il lavoro, di Taidelli vengono rivoluzionati.
“La parte migliore del paese” è un libro da leggere e da gustarsi. Ti dispone a leggerlo, anche se le persone di questa storia sono, alcune, indisponenti. Nelle giornate piene di ognuno di noi fa bene ricavare degli spazi di vuoto da riempire con la sua lettura. Quella di Andrea Cardoni, scrittore e comunicatore del terzo settore, è una scrittura pungente, ironica, a volte volutamente disordinata come sono disordinati i pensieri dei protagonisti del romanzo. Come sono disordinati spesso il pensiero e l’azione dei volontari afflitti dalla fatica quotidiana.
L’ho letto non solo perché mi lega ad Andrea Cardoni un sentimento antico di stima e amicizia. Volevo parlarne, aspiravo a raccontare al mondo del volontariato un romanzo che parla del volontariato in modo insolito. Che racconta il pertugio che si apre nell’associazione che ospita Taidelli, “Esserci sempre”, nel riuscire a raccontarsi al paese e diventare mainstream.
Anche perché Taidelli lavora in un’azienda che produce trasmissioni televisive ed è dipendente dalla sua reputazione sui social, fondata da Vittorio Belbusti e popolata da personaggi che poi vogliono cavalcare la popolarità del volontariato regalata da Taidelli stesso all’associazione tramite la produzione del popolare podcast Mamaiut. Anche perché Mattia Taidelli non riesce a salire sull’ambulanza e vedere il sangue. E quindi inizia a dedicarsi alla comunicazione di ciò che vede e sente dire dagli altri volontari.
Cardoni racconta in modo ironico e profondo quell’assurdo meccanismo che si genera quando un’azione volontariato diventa merce da raccontare sui social e non solo. Quando ognuno è in cerca di riconoscimento e attenzione, secondo regole imperanti nella comunicazione di oggi. Non spoilero qua il racconto: è bello, e giusto, che ognuno entri a modo suo ne “La parte migliore del paese”, un viaggio fra le macerie della sanità e le diverse crisi che vive il volontariato al pari di tanti altri mondi.
Ma, da comunicatore del sociale quale sono, mi ha conquistato non solo l’ironia, bensì la manifestazione di tutte le dinamiche comunicative, giuste, sbagliate o giudicabili che siano, che danno voce a chi voce non ha: i volontari che, quando possono, si rimboccano le maniche dei vestiti o delle divise, e si mettono a fare. Leggiamolo questo libro. Perché leggendolo ci possiamo guardare allo specchio e renderci conto dove sia meglio camminare e su cosa sia raccomandabile non inciampare.
Sospendendo il giudizio su noi stessi e imparando ad essere semplici e diretti. Come tutti i volontari in fondo sanno essere.
di Giulio Sensi – 31 dicembre 2026
“La parte migliore del paese” è da leggere
Andrea Cardoni, cooperante e volontario , racconta nel suo romanzo la storia di un volontario "involontario".

La parte migliore del paese
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