di Chiara Meoli - Cantiere Terzo Settore – 22 dicembre 2025

Strumenti per risorse stabili e diversificate

 Il Codice individua vari strumenti per sostenere gli Ets: l'analisi di Chiara Meoli (Cantiere Terzo Settore).

Con l’adozione del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117Codice del Terzo settore” è stata riconosciuta e promossa l’esistenza di strumenti finanziari non speculativi volti a sostenere i soggetti di Terzo settore impegnati nel perseguimento dell’interesse generale e nel consolidamento e ampliamento delle proprie attività sociali. Il legislatore del 2017 ha infatti colto le trasformazioni in fieri del mondo del non profit in un contesto, come quello attuale, caratterizzato da una significativa contrazione strutturale delle risorse pubbliche e da forti cambiamenti sociali: le organizzazioni di Terzo settore hanno bisogno di una dotazione economica adeguata agli ambiziosi obiettivi che si prefiggono di raggiungere e di strumenti innovativi per rispondere alle sfide che hanno di fronte.

Una delle sfide principali per gli enti del Terzo settore (Ets) è dunque oggi il reperimento di risorse finanziarie stabili e diversificate. A questo proposito, il Codice del Terzo settore individua vari strumenti per sostenere gli Ets nei loro progetti e nella raccolta di risorse.

Una prima fonte di risorse è rappresentata dalle quote sociali versate dai soci. Anche se non si tratta di uno strumento finanziario “innovativo”, le quote sociali sostanziano un pilastro fondamentale di autofinanziamento: rappresentano contributi regolari che rafforzano la stabilità economica dell’ente e creano un rapporto diretto di partecipazione con i soci.

Gli Ets – oltre a poter utilizzare fondi nazionali, pensiamo al Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale previsto dagli artt. 72 e 73 del Codice – possono poi accedere a bandi pubblici nazionali e regionali e a programmi europei (come i fondi strutturali e i programmi di coesione) e godere dei contributi delle fondazioni bancarie e di altri enti pubblici/privati per finanziamenti o co-finanziamenti per la realizzazione di progetti sociali, culturali o ambientali.

Gli stessi enti possono inoltre reperire risorse anche attraverso le modalità di fundraising, quindi attraverso strategie e attività che spaziano dalle campagne di crowdfunding e social media, a eventi, donazioni dirette, sponsorizzazioni e lasciti testamentari.

Tra gli strumenti più importanti introdotti dal Codice per incentivare il finanziamento privato delle attività sociali, l’art. 81 disciplina poi il c.d. social bonus: si tratta di un credito d’imposta riconosciuto ai donatori (persone fisiche e giuridiche) per le erogazioni liberali in denaro destinate a progetti specifici degli Ets, in particolare per il recupero di immobili pubblici inutilizzati o beni confiscati alla criminalità organizzata destinati ad attività di interesse generale.  Il social bonus rappresenta di fatto una leva fiscale significativa per attrarre donatori e investitori sociali, aumentando le risorse disponibili per progetti di rigenerazione urbana e sociale. 

Il riferimento è, ancora, alle erogazioni liberali ex art 83 del Codice del Terzo settore, ossia alle donazioni volontarie in denaro o in natura fatte a favore di enti, associazioni o iniziative sociali. Peraltro, oltre a sostenere cause importanti, queste donazioni possono dare diritto a benefici fiscali, come detrazioni o deduzioni.

Il cinque per mille sostanzia, poi, un meccanismo che permette ai contribuenti (persone fisiche) di devolvere, contestualmente alla presentazione della dichiarazione dei redditi, una percentuale pari proprio al 5 per mille dell’imposta Irpef a enti che operano in settori di riconosciuto interesse pubblico per finalità di utilità sociale.

Il Codice del Terzo settore ha introdotto, all’art. 77, un altro strumento innovativo, i titoli di solidarietà, ossia obbligazioni, titoli di debito o certificati di deposito emessi da Istituti di credito autorizzati in Italia e destinati specificamente a finanziare le attività degli ETS. 

Oltre ai titoli di solidarietà, il Codice norma anche il social lending per facilitare l’accesso al credito da parte degli Ets: è, questo, uno strumento che permette i prestiti tra privati mettendo in relazione soggetti interessati a prestare denaro (privati o investitori istituzionali) con Ets che necessitano di risorse finanziarie. In questo caso, il finanziamento avviene tramite piattaforme di social o peer to peer lending gestite da intermediari bancari iscritti ad apposito Albo.

Il Codice del Terzo settore ha dunque introdotto e rafforzato una gamma articolata e importante di strumenti finanziari utili agli Ets per reperire risorse in modo sostenibile e strategico. La combinazione di queste leve consente agli stessi enti di diversificare le proprie fonti di finanziamento, migliorare la sostenibilità economica e potenziare l’impatto sociale delle loro attività nei territori.

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