di Clara Capponi – 22 dicembre 2025

Un laboratorio di innovazione sociale

 Annalisa Areni, Head of Client Strategies di UniCredit, racconta obiettivi, e frutti, dell'accordo con CSVnet.

Rafforzare il legame fra finanza, solidarietà e sviluppo territoriale tramite il sostegno dei progetti più innovativi del volontariato sui territori grazie al bando “Semi di bene” è l’obiettivo della collaborazione nata dall’accordo nazionale dello scorso aprile tra CSVnet e Unicredit. L’obiettivo è generare impatto, sostenibilità e reti di comunità durature. In questa intervista, Annalisa Areni, Head of Client Strategies di UniCredit, ci racconta il significato di questa collaborazione e le prospettive future del progetto Semi di Bene.

Semi di bene nasce da un accordo nazionale tra UniCredit e CSVnet ma prende forma concreta sui territori. Qual è il valore aggiunto di questo modello di collaborazione nato per il rafforzamento del Terzo settore locale?

Il valore aggiunto di questa partnership nazionale risiede nella capacità di integrare una visione strategica con la conoscenza capillare dei territori. UniCredit mette a disposizione risorse, competenze e strumenti, mentre CSVnet garantisce il radicamento locale e la relazione diretta con le realtà del Terzo Settore. Questa sinergia consente di sviluppare interventi mirati, rispondendo a bisogni reali e generando un impatto duraturo. Inoltre, la collaborazione favorisce la co-progettazione, promuovendo un approccio partecipativo che rafforza la fiducia e la sostenibilità delle iniziative. Per UniCredit l’attenzione al sociale nasce dalla consapevolezza che il benessere delle comunità è strettamente legato alla coesione sociale e alla riduzione delle disuguaglianze, ambiti nei quali il volontariato svolge un ruolo fondamentale. È ciò che sta alla base della collaborazione con CSVnet, con scopo di favorire la crescita e la sostenibilità delle organizzazioni non profit e contribuire così al progresso delle comunità in cui operiamo.

Guardando ai primi territori coinvolti, che tipo di bisogni e di energie sta intercettando Semi di Bene? Ci sono elementi ricorrenti nei progetti che vi hanno colpito in termini di innovazione, radicamento o impatto sulle comunità?

Semi di Bene intercetta bisogni legati all’inclusione sociale, alla lotta contro la povertà educativa, alla valorizzazione delle competenze delle persone fragili e alla rigenerazione degli spazi. Nei progetti emergono energie straordinarie: reti di volontariato attive, capacità di innovare attraverso strumenti digitali e modelli di economia circolare. Gli elementi ricorrenti che colpiscono sono il forte radicamento territoriale e la capacità di generare connessioni, creando comunità più coese e resilienti. Molti progetti si concentrano sulla formazione e sull’empowerment, dimostrando che l’innovazione sociale nasce dall’ascolto e dalla collaborazione.

Semi di Bene è pensato come un percorso, non solo come un bando. Quali prospettive immaginate per il futuro del progetto e come renderlo sempre più incisivo sui territori?

L’obiettivo è trasformare Semi di Bene in un vero e proprio laboratorio di innovazione sociale partendo dalla valorizzazione del volontariato, poiché contribuisce in modo significativo al PIL sociale, genera servizi e opportunità anche per i giovani e diffonde valori di cittadinanza attiva e responsabilità. In primo luogo, intendiamo dare visibilità alle storie dei vincitori dei bandi 2025 per dare voce alle cause sociali, sensibilizzare l’opinione pubblica, attrarre volontari e donatori (anche attraverso la piattaforma del ilmiodono) e costruire una comunità nazionale di buone pratiche. In questo modo, Semi di Bene diventerà il percorso che non si esaurisce con il bando, ma che permette di mettere a fattor comune esperienze e competenze. In prospettiva, puntiamo a coinvolgere nuovi territori e attrarre nuovi soggetti, creando un ecosistema più ampio e favorendo nuove connessioni locali.

TI POTREBBERO INTERESSARE