Che il turismo sia una branca economica prettamente a trazione profit, è abbastanza pacifico e quasi inutile ribadirlo. Però c’è un però: in questi mesi VDossier vi ha più volte raccontato anche tante storie dove il volontariato e più generalmente il Terzo settore cerca di lasciare la sua impronta, con i suoi modi e il suo stile, in un settore che nazionalmente, nel solo 2023, è stato capace di generare oltre 206 miliardi di valore, con un impatto del 9,6% sul PIL.
Una notizia positiva in tal senso per il “nostro” non profit ci arriva dalla Lombardia e più precisamente dal Lago di Como dove qualche settimana fa sono stati presentati i dati del progetto di ricerca Tourism Open Up. Un’iniziativa di “approfondimento prospettico e strategico” sviluppata nell’ambito del Bando CHANGES/CREST – Spoke 9 con il sostegno del PNRR, finanziata dall’Università Ca’ Foscari Venezia e promossa dal Consorzio Consolida, in partnership con EURICSE – European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises e la cooperativa sociale Tikvà – Economie Territoriali Inclusive.
Il progetto ha affrontato la crescente sfida dell’overtourism sul Lago di Como, sperimentando modelli innovativi di turismo culturale outdoor, sostenibili e partecipati. Particolare attenzione è stata dedicata ai giovani tra i 18 e i 30 anni, coinvolti nella co-progettazione di itinerari alternativi, nella raccolta di dati sul turismo locale in collaborazione con l’Università dell’Insubria e nella produzione di contenuti digitali in grado di raccontare il territorio in modo autentico, accessibile e radicato nel senso di luogo.
Una parte della ricerca ha approfondito altresì il turismo “da dentro”, dando spazio alle voci di chi lo vive ogni giorno: amministrazioni locali, operatori culturali e turistici, organizzazioni del Terzo settore, cittadinanza attiva, strutture ricettive e servizi per la mobilità. Questa indagine, curata in particolare dal Consorzio Consolida insieme a EURICSE, evidenzia come il turismo sul Lago di Como non sia percepito solo come motore economico, ma come un fenomeno che incide profondamente sulle relazioni sociali e sulla vita quotidiana delle comunità. La crescita dei flussi turistici è vissuta in modo ambivalente: rappresenta sì un’opportunità di sviluppo e visibilità internazionale, ma genera anche pressioni e squilibri nei contesti locali. Molti interlocutori hanno segnalato un senso di distanza crescente tra residenti e sistema turistico, evidenziando l’urgenza di ripensare i modelli di governance e di rafforzare il coinvolgimento dei cittadini.
In questo contesto, il Terzo settore, e in particolare le imprese sociali, ma anche il volontariato e la cittadinanza attiva, si configurano come un potenziale motore di trasformazione dell’ecosistema turistico. Come? Attraverso la progettazione di servizi turistici inclusivi, la creazione di nuova occupazione, la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, e il rafforzamento della coesione sociale, a generare un turismo sostenibile, partecipativo e radicato nei territori.
La sperimentazione della coprogettazione di LeccoTourism in alcuni comuni del ramo lecchese ha già dimostrato come sia possibile mettere in dialogo enti locali, operatori economici e organizzazioni non profit su obiettivi comuni di valorizzazione territoriale. Questo approccio ha consentito di progettare itinerari turistici alternativi, raccogliere dati sul turismo locale e produrre contenuti digitali autentici, promuovendo modelli di turismo che coniugano dimensione economica, culturale e relazionale.
Il progetto, questo sì in pieno “stile non profit”, ha favorito la nascita di nuove collaborazioni territoriali in diversi comuni delle province di Lecco e Como, mettendo in rete e ibridando realtà locali con l’obiettivo di valorizzarne le peculiarità in termini di accessibilità, sostenibilità e – cosa molto sentita nei piccoli centri – tutela delle tradizioni.
Tutti i dati della ricerca e tutti gli affondi tecnici sono liberamente consultabili sul sito di Consorzio Consolida.





