di Paolo Di Vincenzo – 16 dicembre 2025

Mussida: “Noi musicisti, medici dell’anima”

 L’autore del brano “Love street – Gente che la vita… non si butta via” racconta i suoi 40 anni di attività nelle carceri al fianco dei volontari. Il progetto musicale e video del Cpm Music institute per il sociale realizzato con Progetto Arca, San Patrignano, Kayros, Amici della nave, Millecolori, Vero Volley

Franco Mussida è uno dei più importanti musicisti italiani. Fondatore della Premiata Forneria Marconi, autore di capolavori del rock progressive italiano come Impressioni di settembre, La carrozza di Hans e decine di altri titoli.

Oltre quarant’anni fa ha creato il Cpm music institute di Milano che ancora oggi è un punto di riferimento nazionale per la didattica. Si è occupato di innumerevoli progetti per il sociale e da pochi giorni ha rilasciato un brano, “Love street – Gente che la vita… non si butta via” che inaugura un nuovo progetto realizzato con Cpm Music Institute per il sociale, con la partecipazione di fondazione Progetto Arca, Fondazione San Patrignano, Comunità Kayros, associazione Amici della nave, coro Millecolori di Scampia e Vero volley.

Partiamo da qui per la nostra intervista su VDossier.

Maestro, da dove parte l’idea musicale di questo brano?

Da una voglia di raccontare invece che lo scontro e la guerra esteriore, quello che ci succede quando abbiamo dentro di noi un combattimento e questo è spesso tra due realtà contrapposte come l’odio e l’amore che vengono rappresentate in questo brano.

Il testo, si legge nel press kit, racconta dell’amore come una forza di trasformazione che unisce tutti, a prescindere dalle confessioni religiose. Per scriverlo, visto che lei si è occupato anche del testo e non solo della musica, si è ispirato all’equilibrio della Capoeira. Vuol spiegare meglio questo concetto?

La capoeira è una danza, un rituale, un combattimento tra contendenti che cercano di colpirsi, cercano proprio di fare dei movimenti per offendere l’avversario, ma nel momento finale o si tirano indietro l’avversario schiva, per cui non si toccano mai, c’è il massimo rispetto dell’avversario che non diventa più un nemico. E quindi è proprio attraverso questa dimensione della lotta, che ho provato a declinarla in una lotta interiore. In questo caso, appunto, è l’odio e l’amore, dove l’amore però diventa la sorgente prima che spinge la vita, e quindi l’amore non è più visto come un elemento religioso, ma è visto come la sorgente stessa della vita che ci accomuna tutti. Quindi battersi gli uni contro gli altri, quando di fronte abbiamo un elemento così meraviglioso e straordinario, che possiamo apprezzare tutti i giorni guardando la natura, guardando l’universo, guardandoci in faccia, l’amore come proprio sostanza della vita e la musica è vita vibrante organizzata. Qual è la sostanza della musica se non un elemento di vibrazione che è connaturato con la nostra anima?

Colpiscono, e molto, le parole di don Claudio Burgio, fondatore e presidente della Comunità Kayros: «Da anni i nostri ragazzi sono coinvolti in laboratori e progetti musicali. Abbiamo compreso come l’arte possa contribuire in modo formidabile al loro cambiamento e alla loro capacità di comunicare”. Lei pure ha realizzato tanti progetti di collaborazione per gli ambienti più degradati, più difficili. Immagino che lei sia completamente d’accordo con le dichiarazioni di don Claudio.

Guardi, io con il Cpm Music Institute ho iniziato a lavorare nelle carceri nel 1987. Sono 40 anni che lavoro nelle case circondariali e nelle comunità. Questo non è un tema che ho affrontato casualmente ma in continuità. Lavoro ancora nel carcere di San Vittore e opero nella comunità di San Patrignano. Oltre a lavorare con Arca e con le associazioni che sono qui rappresentate. Don Burgio dice una cosa assolutamente giusta, straordinariamente attuale. Sempre più attuale. Lui si occupa dei ragazzi di periferia, è il cappellano del Beccaria di Milano, per cui questo tipo di disagio sociale lo vive tutti i giorni. Noi abbiamo cominciato a viverlo nel 1987, e siamo ancora qua. Siamo stati i primi ad avviare corsi di musica sperimentali nelle case di reclusioene. Essere ancora qui a testimoniarlo non è solo per una consuetudine, è maturata, ormai, la coscienza di dover agire sempre più a fondo in questo ambito per portare un aiuto sostanziale alle persone che soffrono. Non a caso i proventi editoriali di “Love street” saranno interamente devoluti all’iniziativa musicale del Cpm nei settori del disagio sociale.

Progetto Arca

Fra le migliaia di attività realizzate, i progetti che lei ha portato avanti con le comunità e con 15 carceri italiane sono stati coinvolti più di 10mila detenuti. A un musicista come lei, che ha girato il mondo, ha suonato sui palchi più importanti, ha avuto a che fare con musicisti di tutto le latitudini e di grande livello come lei, quale apporto dà all’artista questo contatto? Cosa le arriva dal rapporto con persone che sono richiuse in stanze, in celle che, soprattutto nel nostro Paese, ospitano magari dieci persone invece che due o tre?

Intanto devo dire che non c’è niente che profuma di santità in questa storia.

Il lavoro di un musicista dentro questi luoghi è il lavoro di chi porta un’arte meravigliosa e straordinaria, soltanto la vede in un modo diverso: non è più un’arte espressiva e performativa, diventa una scienza umanistica, diventa la possibilità di sperimentare un palcoscenico che è diverso, dove le luci non ci sono più ma ci sono gli occhi che ti guardano, cercano aiuto e tu porti loro un modo per illuminare l’anima. Porti la possibilità di sentire dentro di loro la sacralità del loro mondo emotivo, che a volte ha delle fragilità che poi li ha condotti a essere in questi luoghi disgraziati.

Il lavoro del musicista è come quello di un medico: il musicista dovrebbe curare l’anima. La musica è uno spettacolo ma non è nata per fare spettacolo è nata per fare ben altro per cui noi, nel momento stesso in cui suoniamo, riusciamo a soddisfare il piacere degli ascoltatori; però c’è anche un altro modo con un altro sistema con un’altra visione del mondo del suono della musica che noi abbiamo messo a punto in quarant’anni anni di lavoro.

Voglio chiudere questa nostra chiacchierata con la definizione del presidente Mattarella che pochi giorni fa ha definito i volontari “veri e propri patrioti”. Il capo dello Stato ha ricordato, durante la cerimonia di chiusura di Palermo capitale italiana del volontariato 2025, che quasi 5 milioni di persone in Italia dedicano 84 milioni di ore all’anno al volontariato. Cosa sarebbe questo Paese senza i volontari?

Me lo sono chiesto io tante volte soprattutto una volta quando dal finestrino di un aereo guardavo Città del Messico, una città di 35 milioni di persone. Mi sono chiesto: “ma saranno solo le leggi a tenere insieme tutta questa gente?” No, non sono solo le leggi è la percezione che tante persone hanno della sacralità della vita degli altri, non soltanto della propria ma anche quella degli altri. Quindi difenderla e promuoverne la crescita è qualcosa che uno si sente nel cuore proprio perché le leggi e la freddezza dell’intelletto non riescono a farci stare insieme.

A farci stare insieme è una forza straordinaria che noi, anche in questo brano “Love street”, chiamiamo amore, anche se non ne siamo consapevoli.

Coro Millecolori di Scampia

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